televisione

Piero, sopprimi la Paradiso

Telebestiario di Francesco Specchia

24 Apr 2009 - 09:29

Già c’è qualcosa d’innaturale, di patibolare, di profondamente triste in una (ex) pornostar gonfia di silicone e d’antidepressivi che, durante una trasmissione, alla notizia della presunta eutanasia della collega Moana Pozzi (roba di parecchi anni fa), si produce in un tuffo carpiato fingendo uno svenimento in differita. Figuriamoci poi, se, il conduttore di codesta trasmissione, Chiambretti Night , accortosi che quel tuffo,  e quella mesta pornostar, gli hanno prodotto uno share adrenalinico, decide di riproporre una, due , tre volte la stessa situazione come in un incubo dylandoghiano o come nel film Il giorno della marmotta.

Uno arriva alla sera stanco distrutto, accende la tv, Italiauno, e –patapum- ti vede Maurizia Paradiso in carne e tette che ai piedi di Pierino Chiambretti cade come corpo morto cade. Tutto questo si ripete a loop: lunedì, martedì, mercoledì: ben tre puntate di quello che è ritenuto uno dei programmi più intelligenti della tv si contorce sull’insaccata di una signora che di mestiere vendeva – e faceva- videocassette porno, mica stiamo citando la Merkel che scivola sulla scalinata di Odessa. Parliamoci chiaro: trattasi di televisione produttrice di orchite acutissima. Ora, si è detto molto e più di molto su quello svenimento; Striscia se ne è occupata per una puntata, rivelando quanto la Paradiso sia da sempre assai avvezza al calo di zuccheri in tv; , che si trovi davanti a un fratello ritrovato dopo vent’anni (dice lei) , o dinnanzi a Umberto Bossi (che avrebbe dichiarato: “Qui, nella Lega froci comunisti non ne vogliamo”, dice sempre lei).

Chiambretti, visti gli alti ascolti, ha continuato a richiamare dalle caldane della memoria e della menopausa la vecchia imbonitrice del sesso. Sicchè Maurizia Paradiso –istigata- ha fatto semplicemente Maurizia Paradiso: è arrivata a estremizzare sé stessa. Si è presentata stavolta non a tette ma a culo scoperto, si è avvitata in particolari della sua storia familiare che nessuno le aveva onestamente chiesto, ha prodotto –piccole loffe del pensiero- refrain verbali d’imbarazzante monotonia: “Mia madre non voleva un figlio frocio”, “Mio marito miliardario non paga gli alimenti alla moglie frocia”, “Lei con la dentiera: ha mai avuto un figlio frocio?” (quest’ultima domanda rivolta al collega Aldo De Luca del Messaggero, che, basito, le ha consigliato di tuffarsi in una piscina senz’acqua…). Si aggiungano risatine isteriche, scatti d’ira, pianterelli intervallati da un infiocchettamento di “cazzi” e “vaffanculo” e clip dalla nota trasmissione-cult “Stranaminchia” in cui una Maurizia faceva incontrare le pornostar con i telespettatori in calore. Prossenetismo e simpatia. Roba di una volgarità talmente siderale da sorprendere, perfino la Mara Maionchi degli esordi.

Eppoi un fluttuare di parole –anzi parolacce- che affondavano nell’aria, prive di senso e, soprattutto di una monotonia inumana. Noi non abbiamo capito un tubo, in soldoni. Chiambretti –come credo qualunque mammifero in collegamento- è rimasto interdetto. Ancor di più, forse, quando ha preso la parola Gianluca Nicoletti che difendendo –controvoglia- la Paradiso, la paragonava a una carnalità istintiva ed artistica, a un “guizzo surreale e warholiano di body Art”. Non abbiamo capito un tubo lo stesso. E gli è andata bene: l’anno scorso in un paio di programmi sulle tv locali – Canale Italia e Telelombardia con David Parenzo- la Paradiso si era vestita da frate, e, nuda sotto la tonaca, gridando come nell’Esorcista, aveva cosparso le sue tette di cioccolato… Ci è rimasta l’impressione di una delle performance più terrificanti degli ultimi anni. Abbiamo sudato freddo. Specie per il fatto che gli autori di Chiambretti, a fare l’ospite in questa parodia di programma, avevano chiamato noi. Meno male che c’è andato De Luca…Ora, la colpa non è di Maurizia. E’ di Chiambretti –che noi riteniamo ancora il migliore sulla piazza-.

Caro Piero, due domande. C’era davvero bisogno per un pugno di decimali in più di share, di correre il rischio di sputtanarsi gli ultimi dieci anni di grandi performance televisive? C’era davvero bisogno, in nome dell’ascolto pruriginoso di prestare il tuo genio a una –scusa il francesismo- sonora minchiata?