Edoardo Sylos Labini: "E ora aiutiamo l'Emilia"
L'attore de "Le tre rose di Eva" lancia la campagna benefica "Non dePILiamoci"
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Uno degli attori più amati del piccolo schermo (è stato tra i protagonisti del successo di "Le tre rose di Eva" e presto sarà in "Come un delfino 2") ha deciso di lanciare la campagna "Non dePILiamoci" a favore dei terremotati in Emilia. Edoardo Sylos Labini spiega a Tgcom24: "E' una raccolta fondi in favore delle aziende emiliane colpite dal sisma".
Come nasce la campagna “Non dePILiamoci”?
La campagna è stata lanciata in giugno direttamente dal mio sito internet ufficiale. Ho scelto un claim provocatorio per quest’iniziativa di raccolta fondi in favore delle aziende emiliane colpite dal sisma, perché nel pieno del clima vacanziero estivo, aziende e privati non dimentichino che alcune eccellenze produttive del nostro paese, che rappresentano circa il 2% del nostro Pil, sono state duramente danneggiate dal terremoto. La risposta da parte di molti artisti del mondo dello spettacolo è stata forte e incoraggiante: da Raoul Bova a Luca Ward, da Red Ronnie a Barbara D’Urso, da Ringo a Roberto Farnesi, Giorgio Pasotti e molti altri, si sono mobilitati per sostenere questo appello. Non solo aziende, ma anche famiglie e associazioni possono donare a Confartigianato utilizzando il conto corrente pubblicato sul mio sito www.edoardosyloslabini.com
Hai partecipato alla fiction “Le tre rose di Eva”. Qual è stato il motivo del suo successo?
Credo che una buona sceneggiatura unita alla giusta combinazione tra thriller e melò sentimentale, sia in grado di spiegare il motivo di questo successo, capace di soddisfare le aspettative di due pubblici differenti, oltre, naturalmente, alle scelte opportune dei ruoli interpretati dagli attori.
Cosa puoi anticiparci del tuo personaggio e di quel che accadrà in “Come un delfino 2”?
Vestirò un altro ruolo da antagonista e il mio personaggio avrà a che fare con i diversi personaggi interpretati da Raul Bova e dalla new entry Giulia Bevilacqua.
Nella prossima stagione sbarchi a teatro nelle vesti di Gabriele D’Annunzio. Come ti preparerai a interpretare il Vate?
“Bisogna fare della propria vita come si fa in un’opera d’arte”. Nel mio lavoro a teatro e nella vita cerco di ispirarmi a questa massima dannunziana che riassume un po’ la sua visione dell’arte e della vita. Studio da oltre un anno vita e opere di Gabriele D’Annunzio e sono costantemente coadiuvato da Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale degli Italiani, per portare in scena genio,vizi e virtù di questo grande protagonista della cultura italiana. So bene che l’impresa è ardua, ma come diceva lo stesso Vate, “ardisco, non ordisco”.
Sei papà di Luce, come mai la scelta di questo nome e se un giorno volesse fare l'attrice appoggeresti la sua scelta?
Questo nome testimonia del legame affettivo che ho instaurato in questi anni con la famiglia di Filippo Tommaso Marinetti. In particolare con l’ultimogenita del fondatore del movimento futurista, Luce Marinetti, scomparsa nel 2009, anno del centesimo anniversario del manifesto del movimento futurista. Poi è stata, soprattutto, una decisione di Rebecca, la figlia di mia moglie Luna. Sono affezionato a questo nome perché per me rappresenta un messaggio di speranza per il futuro. Rispettando l’impostazione liberale con cui sono stato educato, Luce sarà sempre libera di seguire le sue inclinazioni e mi piacerebbe che il suo percorso naturale e sereno.
