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Cunego, inizia la vita in rosa

"Sarà come uscire dalla casa del GF"

29 Mag 2004 - 21:03

Il mezzo che chiude da sempre la carovana del Giro, volgarmente definito il “servizio scopa”, incrocia Damiano Cunego proprio sulla linea del traguardo, appena dopo che il nuovo re del ciclismo nazionale ha lasciato la zona delle premiazioni. Sul furgone una scritta che è tutto un programma e che sembra messa lì apposta: “Fine della corsa ciclistica”, perfetta per fotografare la giornata della Presolana. Il Giro è terminato sui verdi prati delle valli orobiche e l’ha vinto questo 22enne veronese che dopo avere inondato di freschezza uno sport semidistrutto dalla piaga doping e dalla tragica fine di Pantani. L’aspetto già angelico di suo, a giochi fatti, è ancora più illuminato dalla gioia di avere portato a termine l’impresa: “La maglia rosa (e se la accarezza) è un sogno che si sta concretizzando - dice soddisfatto- un’emozione bellissima che in certi momenti diventa indescrivibile”. Il detto vuole che non c’è rosa senza spine e in questo caso il lato oscuro di un trionfo simile è quello della responsabilità: per il grande popolo della bici Damiano è già ora il Cobra, l’Airone, la reincarnazione di Pantani. L’enfant-prodige della Saeco  dovrà giocoforza caricarsi sulle spalle e gestire anche l’inevitabile cavallone di popolarità e aspettative. Ma lui sembra pronto: “Sì, una volta finita la corsa sarà come uscire dalla casa del Grande Fratello –risponde sorridendo- lo so che dopo il Giro la vita cambierà, le cose saranno differenti e comporteranno anche delle responsabilità importanti. Ma io credo che se uno ha un minimo di testa basterà non montarsela e vivere tutto con tranquillità. E non ci saranno problemi”.

La maturità, mixata a una buona dose di diplomazia e furbizia, sembra essere uno degli assi nella manica di Damiano, che nemmeno a risultato ottenuto cede alla tentazione polemica dopo i fattacci di Bormio e gli insulti di Simoni: “Mi ha chiamato bastardo? Finiamola di parlarne, cerco di gustare questo momento bellissimo. E’ stato un momento di nervosismo da parte sua che può sempre capitare a tutti e in ogni caso abbiamo già chiarito. Se ho fatto bene già al mio secondo Giro d’Italia è merito anche di Gilberto, ho imparato tanto da lui e mi ha dato tanti consigli sia in corsa che fuori. Siamo ancora amici? Sì, lo siamo ancora e spero di mantenere un bel rapporto anche in futuro, con lui come con tutti”. Mentre tutti, a questo punto, scrutano il suo naso per controllare se stia cominciando ad allungarsi, Cunego parla di amici veri: Eddy Mazzoleni, il luogotenente, l’uomo di fiducia che ha “tirato” anche a livello di testa, non solo di gambe. Damiano, a un certo punto, ha avuto attimi di paura durante l’attacco a testa bassa dell’ex capitano ed è stato il fido bergamasco a calmarlo e a iniettargli convinzione: “A Eddy confido tante cose –ammette arrossendo leggermente- vorrei anche vedere se alla mia età, in una situazione del genere, non avessi timori o preoccupazioni. Mi ha tranquillizzato in questo caso e anche in altri momenti, è stato davvero un grande compagno. Gran parte del merito della mia vittoria va a lui e a tutta la squadra”.

La “vie en rose “ di Cunego, ora, proseguirà con un nuovo sogno che, applauso alla sincerità, non nasconde già ora: il mondiale. Si corre nella sua Verona, gli stimoli sono troppo forti: “La prima parte della mia stagione è stata tutta incentrata sul Giro e tutto è stato perfetto - conferma - ora, dopo un po’ di riposo, pianificheremo la seconda. Il Tour? Veramente c’è il campionato iridato nella mia città, corro in casa in mezzo alla mia gente. E’ un’occasione unica e quando l’ho avuta 5 anni fa, al mondiale juniores, non me la sono fatta scappare. Quindi penso che farò le corse in linea in Italia per tentare di arrivare a questo appuntamento.

Ma prima del secondo capitolo di questo nuovo grande romanzo del ciclismo italiaco, via a un party che presumibilmente farà invidia a qualche “rave”: dal trionfo di domenica a Milano in poi, il programma è ricco e coinvolgerà tutti. “Domenica sera faremo un po’ di casino con i miei compagni della Saeco - si illumina Cunego - poi lunedì andrò al mio paese, so che mi stanno già aspettando con striscioni, sicuramente ci sarà tanto da festeggiare. E’ un mese che sono lontano dalla mia casa e dai miei amici, non vedo l’ora di raggiungerli e di ricevere il loro affetto. Me lo sono meritato, no?”. Altro che

Andrea Saronni