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Ypsigrock Festival, 23esima edizione con National e Spitirualized

A Castelbuono dallʼ8 allʼ11 agosto torna il boutique festival siciliano diventato negli anni un appuntamento del turismo musicale internazionale

Ypsigrock Festival, 23esima edizione con National e Spitirualized

A metà strada tra il mare di Cefalù e i boschi del Parco delle Madonie tornerà anche quest'anno Ypsigrock Festival. La 23esima edizione del boutique festival si svolgerà dall’8 all’11 agosto a Castelbuono. Il programma non rinuncia a quella originale formula che ha costruito in questi anni la sua autenticità e riconoscibilità nel panorama internazionale degli eventi musicali estivi: affiancare nomi di livello mondiale dell’universo indie e alternative, a nuovi gruppi emergenti. National, Spiritualized, Ólöf Arnalds, Whitney, Fontaines D.C. saranno alcuni dei nomi protagonisti del festival organizzato dall’Associazione Culturale Glenn Gould. Tgcom24 si è fatta raccontare dal direttore artistico Gianfranco Raimondo il percorso e i traguardi della manifestazione.

Ci racconti come è nata l'idea visionaria di fare un festival di musica indie 23 anni fa in Sicilia?
La situazione era abbastanza diversa rispetto a quella attuale. Io e Vincenzo, che siamo i fondatori del festival, avevamo un trascorso radiofonico ed eravamo nel circuito di Arezzo Wave. Era un momento molto fiorente per la scena italiana con band come Marlene Kuntz, Afterhours, CSI. In quel momento eravamo due ragazzi che muovevano parecchio dalla Sicilia per poter vedere concerti di qualità. Percependo questa freschezza e la nuova ondata musicale in giro per l’Italia, ci siamo detti ‘proponiamola anche qui da noi’. Così, con uno schema abbastanza simile ad Arezzo Wave, abbiamo importato questo modello che pian piano ha funzionato. Poi ci siamo spostati sui nomi internazionali perché effettivamente la nostra vocazione era più portata verso l’establishment internazionale e felicemente questa idea ha dato i suoi frutti.

Come eravate visti allora e oggi dagli abitanti di Castelbuono (8mila abitanti)?
Allora la situazione era una totale rottura, tollerato, per questo tipo di musica. Soprattutto perché comunque c'era il solito pregiudizio di esprimere un parere senza conoscere. La gente si mostrava molto diffidente. Via via hanno capito che era tutt'altra cosa: un modello estetico, culturale ed economico che piacciono alla gente del luogo. Poi tutto quello che produce reddito ed economia è visto di buon occhio. Perchè genera convenienza. Adesso è un motivo di orgoglio perché riesce a sdoganare Castelbuono e la Sicilia e c'è questa rivendicazione territoriale molto positiva.

In tutti questi anni cosa è rimasto inalterato e cosa è cambiato, dall'organizzazione, il rapporto con l'esterno?
Il festival ha alcune regole che sono rimaste immutate. Regole che insistono sulla proposta artistica e culturale. Tutto ciò che riguarda l’idea iniziale è rimasta immutata, come non ripetere lo stesso artista, proporre una manifestazione concentrato in giorni senza soluzioni di continuità, offrire la possibilità di un campeggio, puntare sulla condivisione di regole basate sul rispetto per le cose, le persone e la natura. Invece sono cambiate inevitabilmente le proporzioni del tutto. Prima parlavamo di situazioni che si bruciano nel tempo di 15 giorni prima e dopo l'evento. Invece adesso stiamo parlando di un impegno incessante durante tutto l'anno: è diventato una macchina vera e propria e non è più quella birichinata tra amici di tanti anni fa.

Quando organizzi un festival vuoi anche delle soddisfazioni personali. Ci sono nomi di cui andate fieri di aver avuto?
Non ci sono artisti che ti lasciano un segno più marcato rispetto ad altri. Se dovessi ragionare con la testa del diciottenne di allora e avessi potuto immaginare il futuro con nome come Mudhoney, Jesus and Mary Chain, Beach House, Belle & Sebastian sarei rimasto spiazzato dalla maga che mi avesse fatto vedere questo nella sfera di cristallo. Fondamentalmente è la complessità di tutti questi artisti che ci stupisce. Come il nome di quest'anno, i National, che è gigantesco anche rispetto ad altre passate porduzioni che abbiamo fatto. Ci piace e ci elettrizza il fatto che il festival piacca, che la gente ci cerchi e che anche nomi grossi del panorama internazionale si interessi a noi.

Parliamo di questa edizione i cui fiori all'occhiello sono National e Spiritualized. Dacci qualche chicca o nome particolare in cartellone
E’ un’edizione che come ricercatezza è molto interessante e continua una linea artistica intrapresa negli ultimi 3-4 anni. Segnalo giusto perché appunto meritano, i Fountaines D.C., una band che sta spopolando in tutti gli eventi live e il loro disco è tra i più apprezzati nel 2019 e siamo molto contenti di ospitarli al Festival. Lo stesso vale per l’artista sudafricana Dope Saint Jude. C’è anche il canadese Pick A Piper che proviene dall’enturage di Caribou. Ci sono chicche come la presenza di Alberto Fortis, in continuità con quello che abbiamo fatto negli scorsi anni portando nomi come Edda e Flavio Giurato, che acchiappano un pubblico un po' più in là con gli anni.

Ecco il programma nel dettaglio:
giovedì 8 agosto
WELCOME PARTY: I'm Not A Blonde / Canarie / SHIRT VS T-SHIRT resident djset + guests

venerdì 9 agosto
The National / Let's Eat Grandma / Dope Saint Jude / Boy Azooga / Lafawndah / Huntly / Giungla

sabato 10 agosto
David August / Baloji / Giant Rooks / Alberto Fortis / La Rappresentante di Lista / WWWater / Rodrigo D'Erasmo e Roberto Angelini performing "Way To Blue" - Tribute To Nick Drake / Pick A Piper / Mokado

domenica 11 agosto
Spiritualized / Whitney / Fontaines D.C. / Whispering Sons / Pip Blom / Ólöf Arnalds / Free Love / ⁄handlogic

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