Primavera Sound: l’identità di un festival che definisce il presente della musica
Da evento locale a punto di riferimento globale, Primavera Sound continua a evolversi senza perdere la sua essenza: mettere la musica al centro di tutto. Tra lineup curate con approccio artigianale, contaminazioni di generi e un legame sempre più forte con la città di Barcellona, il festival si conferma uno specchio fedele della scena contemporanea e un laboratorio in cui si immagina il futuro della musica dal vivo.
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1. Primavera Sound è diventato uno dei festival più influenti al mondo: qual è oggi la sua identità e come è cambiata rispetto alle prime edizioni?
A Primavera Sound, tutto ruota attorno alla musica. È così che è iniziato ed è così ancora oggi. È un festival in cui puoi assistere a concerti in un auditorium con posti a sedere, in un magazzino o in un club, tutti all’interno dell’area del festival. Ci saranno circa 200 concerti al Parc del Fòrum tra il 3 e il 7 giugno, e altri 90 durante la settimana nell’ambito del programma Primavera a la Ciutat.
Si tratta di un’operazione su larga scala che solo chi ha come priorità quella di cogliere i suoni contemporanei più entusiasmanti in tutte le loro forme potrebbe immaginare. Forse qualcuno potrebbe pensare che sia un modo per complicarci la vita, ma a noi piace farlo. Crediamo che tutto questo sia una parte indispensabile di ciò che è Primavera Sound e, anno dopo anno, la nostra comunità ci dimostra di pensarla allo stesso modo.
2. Come viene costruita la lineup ogni anno?
Nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, sosteniamo un modo di lavorare molto umano, quasi artigianale. È un processo in continua evoluzione che si sviluppa nell’arco di un anno, o talvolta anche di più.
Il team di booking costruisce la lineup del festival con cura e passione, perché qui ogni artista conta, indipendentemente dalla dimensione del suo nome nel cartellone. Può sembrare un cliché, ma è davvero così che la pensiamo.
Siamo convinti che la nostra identità sia definita sia dalla lineup degli headliner — tra cui The Cure, Gorillaz, My Bloody Valentine, The xx, Doja Cat, Massive Attack e Addison Rae — (tre band amiche del festival che si sono già esibite, una band che abbiamo visto crescere e tre debutti al Primavera Sound), sia dal fatto che anche artisti come la veterana della sperimentazione vocale Joan La Barbara, il chitarrista flamenco Yerai Cortés e la suonatrice di cornamusa scozzese Brìghde Chaimbeul trovino spazio al Primavera Sound Barcelona 2026.
3. Che ruolo ha il festival nella scena musicale internazionale e nella cultura di Barcellona?
Dal punto di vista temporale, Primavera Sound segna l’inizio della stagione dei festival in Europa, quindi è un evento particolarmente simbolico nel calendario musicale internazionale. Il mondo della musica guarda a Barcellona durante il festival, e lo dimostra: gli artisti presentano nuove canzoni, preparano sorprese, invitano altri artisti a esibirsi con loro…
Anno dopo anno, vediamo che ciò che accade al festival ha una rilevanza globale, ma non dimentichiamo mai il contesto locale. Lavoriamo per garantire che ospitare un evento così globale abbia un impatto positivo sul tessuto culturale della città. Ad esempio, il programma Primavera a la Ciutat collega direttamente il festival ai locali di musica dal vivo di Barcellona.
Crediamo fermamente nel potere ispirazionale della città che accoglie così tante band e artisti che altrimenti sarebbe impossibile vedere. È qualcosa di speciale che può spingerti a formare una band, a frequentare locali di musica dal vivo tutto l’anno o persino a formarti per lavorare nel settore della musica live.
4. Qual è stata la sfida più grande nell’organizzazione delle edizioni più recenti, considerando anche l’evoluzione del pubblico e del mercato dei festival?
Oltre alla musica, una delle principali sfide è non perdere il contatto con il mondo reale. Un festival deve essere consapevole del contesto in cui si inserisce, soprattutto se vuole garantirsi un futuro. Riunire così tante migliaia di persone richiede un livello ancora maggiore di responsabilità e consapevolezza.
Il futuro dei festival passa dal rafforzamento della sostenibilità nel senso più ampio, sia ambientale sia sociale. Per riuscirci, è necessario collaborare con istituzioni e organizzazioni con una visione a lungo termine.
Dal punto di vista strettamente musicale, la sfida è mantenere la rilevanza artistica della lineup anno dopo anno, tenendo conto che la nostra comunità è composta da persone di diverse generazioni. Il nostro pubblico è esigente, quindi lavoriamo per garantire un’esperienza così positiva da far venire voglia di tornare sempre.
5. Come immaginate il futuro di Primavera Sound nei prossimi 5–10 anni?
Parlare del futuro è sempre complicato, ma abbiamo trovato la dimensione perfetta per il festival nello spazio in cui si svolge. Anche se cerchiamo sempre modi per migliorare e sorprendere, ci piacerebbe mantenere questo equilibrio.
Sappiamo che molti partecipanti hanno vissuto il loro primo Primavera Sound dieci anni fa o anche prima, quindi ci piace immaginare che chi parteciperà per la prima volta nel 2026 continuerà a farlo anche tra dieci anni.
Per riuscirci, dobbiamo mantenere quell’identità riconoscibile che ci ha reso unici a livello mondiale, soprattutto in un’epoca in cui spesso è difficile distinguere ciò che è reale da ciò che è artificiale. Oggi come tra dieci anni, l’obiettivo è che chiunque guardi la nostra lineup sappia con certezza che si tratta di una lineup di Primavera Sound.
