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Planet Funk, orgogliosamente controcorrente: "Non ci interessano le mode, nessuno ha il nostro sound"

La band ha ritrovato il cantante storico Dan Black e ha pubblicato il singolo "All On Me", in attesa del nuovo album. Tgcom24 ha parlato con il fondatore e tastierista Alex Neri

Planet Funk, orgogliosamente controcorrente: "Non ci interessano le mode, nessuno ha il nostro sound"

Hanno segnato i primi anni 2000 con canzoni che guardavano a un orizzonte internazionale, grazie anche alla voce di Dan Black. Ore le strade dei Planet Funk e del cantante sono tornate a incrociarsi e, in attesa di un nuovo album, è uscito il singolo "All On Me". "Siamo consapevoli di non essere in linea con la moda del momento - dice a Tgcom24 il tastierista Alex Neri -. Ma siamo stati pionieri di un certo suono e lo portiamo orgogliosamente".

Le strade di Black e della band in realtà si sono riunite da qualche tempo, concretizzandosi in una serie di concerti. E proprio lì è nata la scintilla per una produzione nuova. Anche se questa dovrà fare i conti con la scomparsa di un altro pilastro del gruppo, Sergio Della Monica. "Questo ritorno è avvenuto in modo organico. E' nato tutto dalla nostra riconciliazione - spiega Neri -. Io e Dan non ci parlavamo da molti anni a causa di alcuni dissapori avuti. Durante un mio soggiorno a Parigi, dove lui vive, ho pensato fosse il momento per mettere una pietra sopra su quanto era accaduto. Poi lui ha proposto di fare qualcosa insieme perché il frutto della nostra collaborazione in passato erano state cose davvero belle. Da lì siamo partiti per un tour insieme, che ha instillato la voglia di fare qualcosa di nuovo".

Per un ritorno importante c'è stato però una perdita altrettanto pesante... 
Una brutta perdita, ma il bello della musica è che rimane in qualche modo eterna, grazie ai video e alle cose fatte insieme. Nel prossimo disco ci saranno molte cose scritte da Sergio, perché avevamo già iniziato a lavorarci quando lui era ancora in vita. Diciamo che sarà un disco al 50% con lui e 50% senza.

Nel vostro periodo di boom il panorama musicale italiano era molto diverso. Come vi trovate ora tra cantautori indie e trap?
Per il panorama odierno facciamo fatica a vederci, perché noi siamo un gruppo italiano con un suono decisamente internazionale. Tanto che all'epoca ci impiegarono anni prima di capire che eravamo italiani. Oggi va molto di moda l'indie, che mi piace anche ma è indubitabile che noi con quel contesto autorale non c'entriamo nulla. Ma siamo comunque una realtà, siamo stati pionieri di un certo suono, a prescindere dalle mode del momento, che piaccia o no portiamo avanti questo.

E invece come vi rapportato con i nuovi mezzi di fruizione della musica come lo streaming? 
L'album dovrebbe arrivare in primavera ma ci rendiamo conto che oggi è più corretto parlare di musica in senso lato, perché il concetto di album è diventato obsoleto. Realizzare un album ormai ha senso più che altro per mettere in piedi poi una tournée, ma altrimenti sono più raccolte che altro. E' un peccato, noi siamo sempre stati attenti alla confezione generale dell'album, curando anche i pezzi che poi non avrebbero necessitato per forza di un passaggio radiofonico. Oggi spesso non è così.

Quindi il vostro giudizio su Internet è del tutto negativo?
Per nulla! Il bello di internet è che offre uno spazio anche chi esce dal perimetro del circuito delle radio. Paradossalmente offre uno spazio maggiore all'underground di quanto accadesse anni fa. Certo, farsi notare in un panorama così vasto non è semplice e alla fine emerge chi ha più soldi da investire. Anche sui social devi fare delle campagne per arrivare a più persone possibili, ognuno è imprenditore di se stesso. 

Oggi costa di più emergere?
No, perché di contro c'è il fatto che, rispetto ad anni fa, oggi costa molto meno fare un disco. Alla fine i budget non sono cambiati molto: prima spendevi per gli strumenti, oggi lo fai per la comunicazione. Certo, c'è più competizione, ma chi fa bella musica emerge.

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