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Paolo Rossi: "Attraverso Arlecchino vi offro le mie... Opinioni di un Clown"

Il comico racconta a Tgcom24 come è cambiata la satira politica a teatro: "Non ha senso fare la parodia della parodia, trasgredire per trasgredire, trasforma il trasgressore in traditore"

di ANTONELLA FAGA'

- Heinrich Böll con il suo "Opinioni di un clown" lo ha ispirato profondamente, "è un libro che si deve leggere prima di uno spettacolo", Giorgio Strehler lo ha "illuminato", invitandolo, anni fa, a confrontarsi, a modo suo, con la maschera più vecchia del mondo. E così è nato "Arlecchino", che Paolo Rossi dirige ed interpreta e che il Crt di Milano ripropone in questo inizio di stagione al teatro dell'Arte in due tranche, dal 20 al 31 gennaio e dal 17 al 22 febbraio.

    Monologhi, canzoni, ricordi, fatti di cronaca, passato, presente e un filo diretto con il pubblico per uno spettacolo che ogni sera cambia, si adatta, si modifica. Alla maniera della vecchia commedia dell'arte, seguendo il guizzo creativo del suo Zanni, un Paolo Rossi un po' clown boelliano, un po' Arlecchino, un po' semplicemente se stesso.

    Quanto Böll e quanto Goldoni /Strehler c'è nel tuo Arlecchino?
    Ho amato il libro di Heinrich Böll e mi sono lasciato ispirare, ma non ripercorro la storia del suo personaggio, piuttosto riprendo la figura del comico/clown e le sue riflessioni sulla società. Ecco perché si potrebbe parlare di “Opinioni di Arlecchino”... Di Goldoni non c'è quasi niente. Di Strehler tanto. Fu lui che anni fa mi spinse a confrontarmi con questa maschera. Mi diede alcuni consigli illuminanti: “Cerca di adattare al saltimbanco i tuoi monologhi da stand-up. Che cosa resterà? Da lì improvvisa e assembla… non essere filologico, fallo tuo, se proprio vuoi pensa al primo Arlecchino, quello che andava e veniva dall’aldilà all’aldiqua, più infernale e sulfureo”.

    E così ne è uscito questo Arlecchino "alla Paolo Rossi" da cui ci si aspetterebbe della gran satira politica “alla Paolo Rossi” appunto invece...
    Invece di politica ce n'è... e tanta, perchè si parla dei fatti reali, ma non alla vecchia maniera, quella degli anni ottanta e novanta. Non avrebbe più senso adesso. Penso che... trasgredire per trasgredire, trasforma il trasgressore in traditore, che vuol dire che non si può fare la parodia della parodia...In Italia la realtà politica, al momento, è già paradossale, è già comica.  Provocare per il solo gusto di provocare porta inevitabilmente a fare un buco nell'acqua. Non ha più senso.

    Quindi che tipo di satira si respira nello spettacolo?
    E' più simile alla satira di costume tipica degli anni sessanta. Parla di noi, delle nostre vite. Delle cose che succedono. Ci sono anche fatti di cronaca naturalmente. Ma non si prende in giro nessuno. O quasi. Non è detto che in futuro non ritorni al tipo di satira politica vecchio stampo, funziona come su una montagna russa, la vita cambia, anche la comicità. La satira muta con gli eventi storici e la storia si riflette nel modo di fare satira...

    Fil rouge dello spettacolo?
    Proposte commerciali attinte dal mio repertorio e adattabili ad ogni tipo di occasione, dai matrimoni ai divorzi, gli addii al celibato e nubilato, battesimi o funerali, e poi villaggi vacanze, sagre di paese... Perché in tempi di crisi come questo in cui fare il mestiere del comico è sempre più difficile, i commedianti si adattano...

    Qual è la missione di questo Arlecchino del terzo millennio?
    Portare conforto, non certo in maniera ecclesiastica, si badi bene e nemmeno consolatoria. Confortare nel senso di alleggerire il peso, depurare... Con un valore quasi terapeutico...

    Dostoevskij diceva la bellezza salverà il mondo, Paolo Rossi/Arlecchino come lo salverebbe?
    Non trovo niente di meglio da proporre se non quello che propone Dostoevskij...

    Che sogno nel cassetto ti è rimasto Paolo, di quelli non ancora realizzati?
    Ho sempre voluto fare cinema... indipendente però. Non ci sono ancora riuscito. Chissà.

    PER INFORMAZIONI
    Arlecchino di e con Paolo Rossi
    con  Emanuele Dell’Aquila (chitarra), Alex Orciari (contrabbasso) e Stefano Bembi (fisarmonica)
    Teatro dell’Arte viale Alemagna, 6 - 20121
    Milano dal 20 al 31 gennaio 2015 e dal 17 al 22 febbraio 2015
    orari spettacoli dal martedì al venerdì ore 20.30 sabato ore 19.30 domenica e festivi ore 16.00
    tel. 02 72434258

    TAG:
    Paolo rossi
    Arlecchino