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Mauro Ermanno Giovanardi: “Le parole non sono innocenti, sceglierle con cura è una responsabilità”

È uscito il 20 marzo il nuovo album di Mauro Ermanno Giovanardi “E poi scegliere con cura le parole”

02 Apr 2026 - 22:36

Il nuovo album di Mauro Ermanno Giovanardi si intitola E poi scegliere con cura le parole, già anticipato con la pubblicazione di un mini EP di 4 brani, e dei singoli Veloce e Anni Zero. Un lavoro che si presenta fin da subito come uno dei più personali e ambiziosi dell’artista, capace di unire riflessione esistenziale e ricerca sonora in una forma nuova di canzone d’autore contemporanea.

© Ufficio stampa

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“È nato come tutti i dischi, dal bisogno di raccontare storie e punti di vista”, spiega Giovanardi. Ma rispetto ai lavori precedenti, questo progetto segna una svolta: “Ci sono meno tematiche amorose e uno sguardo più rivolto verso l’esterno, più sociale”. L’artista racconta infatti la condizione dell’uomo contemporaneo, con uno sguardo critico verso le contraddizioni del modello occidentale e capitalista, mantenendo però quella che definisce una “leggerezza pensosa”: “Volevo evitare la pesantezza, trovare un equilibrio tra profondità e ascolto”.

Dal punto di vista musicale, il disco rompe radicalmente con il passato: “Non c’è una chitarra, né una batteria suonata o un basso tradizionale”. Al loro posto troviamo pianoforti, synth, elettronica raffinata, archi e fiati reali. Un lavoro costruito insieme a Leziero Rescigno, con l’obiettivo di creare “una canzone d’autore del terzo millennio”, dove tutto ruota intorno alla voce. “Abbiamo ribaltato anche i canoni dell’elettronica: niente elementi invasivi, ma arrangiamenti cuciti addosso alle canzoni”.

Una delle novità più significative è il metodo di scrittura: un vero e proprio “collettivo della parola”. Giovanardi ha collaborato con diversi autori e amici, tra cui Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà e altri. “È stato come giocare a ping pong con i versi”, racconta. “Io però resto il regista: metto la faccia, la voce, il mio immaginario. L’ultima parola deve essere sempre la mia”. Il risultato? “Più colori, più punti di vista, ma sempre cuciti addosso a me come un vestito sartoriale”.

Tra i pezzi più complessi da scrivere, Giovanardi cita Distruggente amore: “È quello più semplice, ma anche il più difficile. L’ho scritto per la mia compagna e volevo essere sincero senza cadere nella retorica”. Diverso il caso de Il buio nella pelle, che affronta uno sconforto esistenziale e artistico: “Anche lì il rischio era scivolare nella pesantezza. Invece è uno dei brani che sta arrivando di più alle persone”.

Il titolo del disco nasce da una frase di Alda Merini: “Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire”. “Mi aveva colpito subito”, racconta. “Poi ho capito che è sempre stato il cuore del mio lavoro: scegliere le parole in modo quasi maniacale”. Un gesto che oggi assume anche un valore etico: “Le parole non sono innocenti. In un tempo veloce e superficiale, scegliere le parole diventa una responsabilità”.

Dopo quasi trent’anni di carriera e oltre venti dischi, Giovanardi dimostra di avere ancora voglia di sperimentare e mettersi in gioco. “È un disco un po’ alieno rispetto a quello che esce oggi”, ammette, consapevole della sua natura controcorrente. Proprio per questo chiede agli ascoltatori un gesto semplice ma sempre più raro: concedergli tempo e attenzione.

Le prime reazioni dai fan sembrano dargli ragione. “Forse non ho mai ricevuto un’accoglienza così”, confessa. E poi scegliere con cura le parole si impone così non solo come un nuovo capitolo discografico, ma come un invito a rallentare, ad ascoltare davvero e a restituire alle parole il loro peso e il loro valore.