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Ligabue: "Il tempo passa ma non lo sento, in ʼStartʼ cʼè lʼenergia dei miei primi album"

Il rocker emiliano torna con un lavoro dallʼimpatto molto immediato. Tgcom24 lo ha incontrato

Luciano Ligabue riparte. Nel vero senso della parola. "Start" è il titolo del nuovo album che segna il ritorno del rocker emiliano dopo il maxi-impegno di "Made In Italy", concept più film da regista. "'Start' è più immediato, energico, quasi in reazione al lavoro precedente - spiega Ligabue a Tgcom24 -. C'è un'urgenza in questo disco che mi ricorda quella dei miei primi lavori. Il tempo passa, ma io non lo sento".

Dopo l'antipasto de "Le luci d'America", arriva quindi l'album numero 12 della carriera di Luciano di Ligabue, la cui uscita si accompagna a quella del nuovo singolo "Certe donne brillano". Dopo la lunga parentesi del progetto "Made In Italy", Liga torna a un lavoro di impatto più immediato, più ruvido nei suoni, anche per il lavoro del produttore Federico Nardelli, ideale per essere suonato dal vivo, cosa che avverrà dal 14 giugno, con un tour negli stadi italiani. "Start" è un album in cui il tempo ha un ruolo fondamentale, tra passato, presente e futuro. Ricordi privati si mescolano a momenti di condivisione di affetti, mentre concretamente il futuro è rappresentato da Lenny, il figlio 21enne di Ligabue, batterista nella vita, che qui interviene nella coda della canzone "La cattiva compagnia". Ma forse conviene iniziare dallo "Start"... "Questa è una partenza da quello che sono oggi, che alla mia veneranda età è molto diverso da quello che ero agli inizi" spiega.

E' una partenza alla volta di quale meta?
Lo vedremo con il tempo. Intanto mi piace molto l'energia che questa parola contiene. Fa ben pensare alla voglia di affrontare il futuro. Un'energia che si sposa con questo album, che di energia ne ha tanta.

La si avverte nella produzione, più ruvida e immediata.
E' stato tutto molto naturale. Ho incontrato Federico Nardelli, un produttore molto più giovane di me, e lui ha portato tutta la sua irruenza. C'è un senso di urgenza nel suono in questo album che associo ai miei primi lavori.

"Start" arriva dopo un progetto molto corposo come quello di "Made In Italy" e hai fatto riferimento a un senso di "urgenza": in quanto tempo sono nate queste canzoni?
Alcune arrivano dal passato, altre sono state scritte molto velocemente. Probabilmente sono anche un po' una risposta all'articolazione e alla complessità di "Made In Italty".

Avevi bisogno di semplicità?
Più che altro è nella mia indole quella di rispondere ad un mio album con un altro tipo di album. L'esempio più clamoroso è quando, dopo "Buon compleanno Elvis", così chiaro da un punto di vista musicale, ho avuto bisogno di fare un lavoro molto più vario come "Miss Mondo". Cerco di non farmi trovare dove penso mi si aspetti. Ma di base seguo un flusso artistico che a volte mi porta in un posto piuttosto che un altro.

In alcuni brani torna il tema del tempo. Che rapporto hai con il suo scorrere?
Da un punto di vista strettamente anagrafico c'è una sorta di incapacità di riconoscersi in quello che dice la carta di identità. Non mi sembra di aver vissuto così tanti anni e non me li sento addosso. E il corpo da questo punto di vista non mi aiuta, perché funziona ancora piuttosto bene.

Tendi a guardare più al passato, al presente o al futuro?
In realtà siamo tutti persone che vengono un po' educate ad avere progetti, obiettivi, e quindi costantemente rivolti a un futuro che in realtà non conosciamo e non è mai sicuro. E così tante volte ci perdiamo l'attimo che stiamo vivendo. Ed è una fregatura. Se ci pensi il momento in cui sei stato felice nella tua vita era un momento in cui eri presente a ciò che stavi vivendo. Credo sia necessario staccarci un po' dal senso del tempo e vivere l'unica realtà, che è quella del presente.

Una piccola spia degli anni passati nel disco è rappresentata dalla presenza di tuo figlio. E' stata una tua idea?
Tra le demo realizzate per questo album c'era quello de "La cattiva compagnia", un pezzo tostarello, che nel finale vede la batteria raddoppiare il tempo quasi come fosse una cosa metal. E lui è un fan del genere. Allora è venuto spontaneo dire: "Il batterista metal ce l'ho in casa!".

Che effetto ti fa vederlo suonare con te?
E' stato molto bello vedere come si trovasse a suo agio in quella situazione, credo abbiano preso la prima take. Spero possa essere di buon auspicio per la sua carriera. Lui vuol fare il musicista o il produttore musicale, sta studiando per quello. Nessuno può garantirgli di esaudire i suoi sogni ma faccio il tifo per lui.  

In "Ancora noi" i protagonisti sono gli amici. In tempi come i nostri quanto è importante per te tornare al microcosmo degli affetti di sempre?
E' talmente importante che non l'ho mai abbandonato. L'amico più vecchio che ho lo frequento dalla prima elementare. Io ho bisogno di vedermi con i miei amici. Molto semplicemente mi diverto un sacco, rido ancora oggi tantissimo ed è indispensabile per me poter contare sugli affetti di sempre. E' lo stesso motivo per cui mi ostino a vivere in una cittadina di 25mila abitanti, con le persone che conosco da una vita.

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