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"La tragedia del vendicatore": un gioco a incastri di una rivalsa cieca e grottesca

Al Piccolo Teatro Strehler, fino al 28 febbraio, lo spettacolo di Thomas Middleton

La vendetta va servita sempre. Al Piccolo Teatro Strehler torna "La tragedia del vendicatore" di Thomas Middleton, dopo il grande successo della scorsa stagione. Fino al 28 febbraio Declan Donnellan riporta su un palcoscenico italiano la commedia pulp del 1607 (già messa in scena al Piccolo nel 1970 da Luca Ronconi). Sulla scia delle grandi tragedie shakespeariane, Middleton costruisce il gioco a incastri di una vendetta cieca e grottesca in una città italiana non meglio specificata. La rilettura di Donnellan sposta le lancette della Tragedia ai nostri tempi, senza perdere in efficacia e in credibilità. “Perché la vendetta - spiega il regista inglese - è qualcosa di comune, che c’era e ci sarà, è quotidiana, è dappertutto: al lavoro, in famiglia, tra gli amici. Accade quando l’onore è ferito e ci fa fare cose stupide”.

La forza della Tragedia sta nella sua spaventosa, e inquietante, attualità. Il Duca che ammicca, minaccia e corrompe - circondato da un codazzo di figli e figliastri assetati di potere per il potere - è un piccolo Macbeth del nostro quotidiano. Una voce che ci arriva dalle cronache di un tg o di un giorno in pretura, ma anche dalle profondità più remote e inconfessabili di noi stessi. Ossessionata dal potere e da una sessualità perversa e morbosa, la famiglia del Duca farà i conti - in un macabro gioco di azioni e reazioni sempre più splatter - con quella di Vindice, umile e astuto ragazzo di campagna animato dalla Necessità di vendicare un vecchio torto subìto, ma reso cieco dal potere stesso della vendetta. E così anche i “giusti” saliranno sulla giostra dell’orrore, fino al farsesco finale in cui tutti uccidono tutti in mondovisione, mentre un frenetico, irresistibile ballo tribale consegna allo spettatore il vero e ultimo senso della commedia. E cioè che la vendetta, in fondo, come direbbe Donnellan, “è solo nostalgia”.

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