Joe Manganiello e la rivelazione shock: "Da sette anni sono malato, ho rischiato di morire"
L'attore 49enne ha raccontato la difficile battaglia con un male difficile da diagnosticare. Battaglia che ha continuato a combattere in privato, senza rinunciare agli impegni televisivi e cinematografici
Regolare, uniforme, a incorniciare il volto: Joe Manganiello © Italy Photo Press
Per anni il pubblico lo ha visto nei panni dell'attore atletico e carismatico di serie come True Blood e della saga cinematografica Magic Mike. Dietro quell'immagine di forza e sicurezza, però, Joe Manganiello stava affrontando una battaglia durissima, rimasta nascosta lontano dai riflettori. Adesso l'attore ha deciso di raccontare per la prima volta quel periodo della sua vita nel memoir Bloodlines.
Una lunga battaglia contro una misteriosa malattia
Secondo le anticipazioni diffuse dall'editore, tutto sarebbe iniziato con una serie di patologie autoimmuni che hanno colpito contemporaneamente diverse parti del suo organismo. Nel corso degli anni la malattia avrebbe interessato la pelle, la tiroide, gli occhi, i polmoni e l'apparato digerente, dando origine a un percorso medico complesso e spesso privo di risposte certe.
Per circa sette anni Manganiello avrebbe convissuto con dolori cronici, visite specialistiche, ricoveri e continui tentativi di individuare l'origine dei suoi problemi di salute. Una situazione che, stando alla sinossi del libro, ha portato i medici a confrontarsi con un quadro clinico particolarmente difficile da interpretare.
Le crisi
Tra gli aspetti più drammatici raccontati nel volume emergono numerose emergenze sanitarie e diversi episodi definiti come "near-death experiences", esperienze in cui l'attore avrebbe sfiorato la morte.
La descrizione ufficiale del memoir parla anche di un'amputazione di un organo resa necessaria per salvargli la vita. Al momento non sono stati forniti ulteriori dettagli su questo intervento, ma il riferimento lascia intuire quanto fossero gravi le condizioni affrontate dall'attore durante quel lungo periodo.
Le continue complicazioni mediche avrebbero avuto conseguenze non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico, spingendo Manganiello a interrogarsi sul significato della sofferenza e sul proprio futuro.
Quando la medicina non basta
Con il passare del tempo, la ricerca di una guarigione avrebbe assunto una dimensione sempre più ampia. Di fronte all'incapacità della medicina tradizionale di fornire tutte le risposte che cercava, l'attore avrebbe iniziato a esplorare percorsi alternativi.
Nel libro racconta infatti di essersi avvicinato a pratiche spirituali, rituali ancestrali, miti antichi e ricerche genealogiche. Quello che era nato come un tentativo di comprendere la propria malattia si sarebbe trasformato in un viaggio personale alla scoperta delle sue radici familiari e della storia dei suoi antenati.
Durante questo percorso avrebbe approfondito anche il tema del trauma ereditario, cercando di capire in che modo le esperienze vissute dalle generazioni precedenti possano influenzare la vita delle persone nel presente.
Un viaggio dentro sé stesso
Bloodlines non si concentra soltanto sulla malattia. L'opera affronta temi più ampi come identità, fede, mascolinità, ambizione e resilienza. L'attore racconta di aver scoperto antenati segnati da guerre, migrazioni forzate e difficoltà personali, elementi che lo hanno spinto a riflettere sulle storie che ogni famiglia porta con sé nel corso del tempo.
La ricerca delle proprie origini avrebbe finito per modificare profondamente il suo modo di interpretare ciò che stava vivendo, trasformando una crisi apparentemente senza sbocchi in un'occasione di crescita personale.
"Il periodo più difficile della mia vita"
Parlando del libro, Manganiello non ha nascosto la durezza dell'esperienza affrontata. L'attore ha definito quegli anni come "il periodo più brutalmente difficile" della sua esistenza, aggiungendo che non augurerebbe a nessuno ciò che ha vissuto. Allo stesso tempo, però, ha spiegato di considerare quel percorso anche come la più grande avventura della sua vita. La scrittura del memoir gli avrebbe infatti permesso di osservare il proprio passato da una prospettiva diversa e di comprendere come la sofferenza abbia contribuito a trasformarlo. Secondo l'attore, quel lungo periodo di crisi è stato una sorta di bozzolo dal quale è emerso profondamente cambiato.
Una storia di speranza oltre il dolore
Negli ultimi anni molte celebrità hanno scelto di raccontare pubblicamente problemi di salute fisica o mentale, ma il caso di Manganiello presenta una particolarità. Per tutto il tempo della malattia, infatti, l'attore ha continuato a lavorare tra cinema e televisione senza rivelare al pubblico ciò che stava accadendo nella sua vita privata.
Attraverso la sua testimonianza, Manganiello spera di offrire conforto a chi sta attraversando momenti difficili, trasmettendo l'idea che anche nelle situazioni più complesse possano esistere risposte, consapevolezza e nuove possibilità di guarigione.
Una carriera cinematografica costruita oltre Magic Mike
Dopo la popolarità raggiunta grazie a Magic Mike e al suo sequel, Joe Manganiello ha continuato a costruire una carriera cinematografica variegata, alternando film d'azione, thriller e produzioni indipendenti. Nel 2014 ha affiancato Arnold Schwarzenegger nel thriller Sabotage, mentre negli anni successivi ha preso parte a pellicole come Tumbledown e Pee-wee's Big Holiday.
Uno dei ruoli più importanti della sua carriera recente è quello di Deathstroke nell'universo cinematografico della DC. L'attore ha interpretato il celebre mercenario in Justice League e successivamente in Zack Snyder's Justice League, una parte che gli ha permesso di entrare stabilmente nell'immaginario dei fan dei cinecomic. Nel 2018 è apparso anche nel blockbuster Rampage accanto a Dwayne Johnson.
Negli ultimi anni Manganiello ha inoltre scelto progetti più personali e meno legati ai grandi franchise, dimostrando la volontà di ampliare il proprio repertorio oltre l'immagine del fisico imponente che lo ha reso celebre. Una traiettoria professionale che rende ancora più sorprendente scoprire come gran parte di questi lavori sia stata portata avanti mentre combatteva in privato una lunga e debilitante malattia.
