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AUTORE MITICO

Auguri a Mogol: il re dei parolieri compie 90 anni

Giulio Rapetti ha colpito nel segno i cuori di chi non smette mai di ascoltare i testi e la profondità dei suoi brani

17 Ago 2026 - 07:00
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Tra pensieri e parole ha sempre difeso un suo principio e un suo modo di dare peso all'emozione. "Poeta è non solo colui che sa comunicare profonde emozioni, ma anche chi è in grado di riceverle". E lui Giulio Rapetti, in arte Mogol, è riuscito in questo doppio intento nei suoi 90 anni di vita colpendo nel segno i cuori di chi non smette mai di ascoltare i testi e la profondità dei suoi brani.

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Pochi come questo giovane anziano ("Non si nasce giovani ma lo si diventa" ripete spesso), al suo novantesimo giro di boa di una vita spinta dal vento del successo, sono riusciti a lasciare un segno profondo e rivoluzionario nelle canzoni d'autore come il paroliere e produttore discografico italiano.

Conosciuto soprattutto per il lungo sodalizio artistico con Lucio Battisti, sebbene il suo contributo alla musica leggera italiana sia di respiro molto più ampio e sia iniziato nei primi anni Sessanta, Mogol è e resta molto altro. Figlio di Mariano Rapetti, importante dirigente della casa editrice musicale Ricordi, Mogol ha raccontato in 1.776 brani firmati (e 500 milioni di dischi venduti), quasi un secolo di esistenza personale inseguendo passioni e vivendo esperienze fuori dall'ordinario.

E molti di quei brani sono diventati parte della memoria collettiva della musica italiana. Hanno inciso canzoni da lui scritte o tradotte, fra gli altri, Renato Zero (Un uomo da bruciare), Caterina Caselli (Perdono, Cento giorni, Sono bugiarda, Il volto della vita), Adriano Celentano (Stai lontana da me, L'emozione non ha voce), i Dik Dik (Sognando la California, Senza luce, Il primo giorno di primavera), l'Equipe 84 (Io ho in mente te, Nel ristorante di Alice, Un angelo blu), Fausto Leali (A chi), The Rokes (Che colpa abbiamo noi, È la pioggia che va), Bobby Solo (Se piangi, se ridi, Una lacrima sul viso), Little Tony (La spada nel cuore, Riderà), Rino Gaetano (Resta vile maschio, dove vai?), Mango (Oro, Come Monna Lisa, Mediterraneo), Riccardo Cocciante (Celeste nostalgia, Un nuovo amico, Se stiamo insieme), PFM (Impressioni di settembre) e i New Trolls (America O.K.). Ma ce ne sono anche molti altri che mancano all'appello.

Si ritiene una delle persone più fortunate e avventurose "che abbia mai conosciuto", e questa suo peregrinare sul filo del rischio e dell'imprevisto, ha contribuito a tratteggiare il suo modo di raccontare la vita, le emozioni, 'le cadute e le risalite' facendo tesoro del fatto che "è necessrio vivere in modo da essere lieti e contenti di come si agisce". La svolta della sua carriera già affermata come paroliere (avviata nel 1955 seguendo le orme del padre la Siae gli attribuì nel 1959 lo pseudonimo artistico di Mogol, scelto dalla rosa di centoventi nomi da lui inventati a caso e proposti alla Società) avvenne nel 1965, anno del primo incontro con un allora poco conosciuto Lucio Battisti, chitarrista de I Campioni. Mogol contribuì ai suoi primi testi come, ad esempio, Dolce di giorno, Luisa Rossi e Balla Linda, nello stesso periodo cui affidò il testo di 29 settembre all'Equipe 84. Il sodalizio si consolidò sul finire degli anni Sessanta.

Già nel 1966 Mogol convinse Battisti a cantare da sé le sue canzoni: l'intuizione del paroliere che dovette superare resistenze della Ricordi, si rivelò felice, poiché Battisti, dopo inizi incerti, esordì al grande pubblico al Festival di Sanremo 1969 con la canzone 'Un'avventura', cui seguì l'album Lucio Battisti. Nello stesso anno, Mogol lasciò la casa discografica per entrare nella neonata Numero Uno per le cui edizioni musicali Acqua azzurra Mogol e Battisti acquisirono delle quote.

La vera svolta della coppia si ebbe nel giugno 1970, quando intrapresero un viaggio a cavallo nella natura del paesaggio italiano, partendo da Milano, passando per Sarzana e La Spezia e finendo a Roma. L'ottobre dello stesso anno uscì la canzone Emozioni, seguita, nel corso degli anni settanta, da autentici capolavori quali Il mio canto libero, Una donna per amico, Ancora tu, Sì, viaggiare, Con il nastro rosa e molti altri, diventati i più conosciuti tra i brani interpretati da Battisti e considerati pietre miliari della musica leggera italiana. A causa di mancati accordi sui proventi dei loro successi, l'unione artistica tra Battisti e Mogol terminò nel 1980, dopo circa quindici anni. Un ferita che per Rapetti resta ancora aperta. "Ci separammo ma senza rancore", disse in quella circostanza, ma il cuore sanguinava. E confessò anni dopo la morte di Lucio che forse, indipendentemente dall'equità dei proventi, "avrei potuto accettare che le cose rimanessero così".

Mogol novantenne, nel ricevere i tributi da parte della musica italiana, guarda al passato senza ripensamenti raccogliendo i consensi della critica, compatta nel riconoscere quanto con i suoi brani abbia influito nel trasformare la canzone d'autore adattando le parole alla melodia per poi far nascere i versi in modo naturale, come se fossero già nascosti dentro le note.

"Ci sono poeti che sanno plasmare le emozioni, dare loro ritmo, suono e consistenza. Verseggiatori che raccontano stati d'animo senza tempo e li offrono all'interpretazione dei grandi maestri del bel canto italiano. Così è Giulio Rapetti, il nostro raro, unico Mogol, al quale siamo grati per la sua superba lezione sui differenti modi di vivere e respirare da uomini e donne liberi. I miei più affettuosi auguri al Maestro Mogol, dunque, nel giorno del suo novantesimo compleanno". Lo ha dichiarato in una nota il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

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