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Enrico Ruggeri, il futuro è unʼipotesi: "Con i Decibel la festa non è finita"

Il 24 ottobre a Torino e il 6 novembre a Milano il gruppo chiude il tour con due serate speciali. Ma la storia potrebbe continuare...

Enrico Ruggeri, il futuro è un'ipotesi: "Con i Decibel la festa non è finita"

Un anno incredibile, partito quasi come un gioco tra amici e trasformatosi in un successo da ricordare. E celebrare. E' quello che faranno i Decibel di Enrico Ruggeri, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio in due serate speciali, il 24 ottobre al Le Roi di Torino e il 6 novembre al Fabrique di Milano. "Cambieremo scaletta e chiederemo al pubblico di vestirsi in un certo modo - dice Ruggeri a Tgcom24 -. I nostri cuori dovranno battere all'unisono".

Il "Decibel Party" chiuderà una corsa iniziata quasi per caso, presentata un anno fa esatto, e andata avanti per tappe che via via si sono fatte sempre più intense e importanti. Sul palco con i Decibel ci saranno Paolo Zanetti alle chitarre, Fortu Sacka al basso e Alex Polifrone alla batteria, questi ultimi due subentrati nella seconda parte del tour ("Abbiamo preso due che potrebbero suonare negli Stooges, e questo ha contribuito a rendere più selvaggio il suono"). Di sicuro all'inizio nessuno avrebbe pensato a un successo di questo tipo. "Questa cosa ci è scappata di mano - conferma Ruggeri -. Dal fare un disco in amicizia siamo passati all'album vero e proprio e al cofanetto a tiratura limitata. Poi i concerti che dovevano essere quattro o cinque, giusto per rivivere quel clima, e sono diventati quaranta. La cosa è cresciuta a dismisura sotto i nostri occhi. E secondo me è un bel segnale".

In che senso?
Questa non era una cosa fatta per riempire San Siro però c'è un popolo di anime trasversali, dai 18 ai 60 anni, che non hanno voglia di ascoltare la musica omologata.

E' interessante che citi i 18enni. Quindi non avete fatto presa solo sui fan nostalgici...
Si, ci sono molti ragazzi. Poi magari sono semplicemente ascoltatori educati bene dai genitori. A un nostro concerto è difficile tracciare un profilo caratteriale di chi viene. C'è quello vestito punk e quello vestito bene, quello con il capello bianco e la moglie un po' appesantita e il ventenne mano nella mano con la ragazzina.

Cosa avete in mente per questi due appuntamenti speciali?
Intanto cambieremo scaletta per la quarantunesima volta. Magari metteremo qualche pezzo dei Decibel che ci avevano chiesto e non avevamo previsto durante questi concerti. Poi chiederemo al pubblico di vestirsi in un certo modo: vorremmo una maglietta Decibel o una camicia bianca con cravatta nera. Dalla vita in giù invece a piacere. Voglio essere retorico: sarà una festa in cui i cuori, sopra e sotto al palco, devono battere all'unisono.

Dobbiamo aspettarci degli ospiti?
Questa cosa che oggi va molto dove io faccio l'ospite al tuo concerto e tra un mese tu vieni al mio, dove sembra che siano sempre gli stessi dodici a girare per i palchi d'Italia, non è che mi faccia impazzire. Mi auguro piuttosto che vengano degli amici a vedere il concerto. Penso a Cristina Arcieri, Boosta... ma così, per stare insieme.

Alla luce di questa esperienza hai ammesso che negli ultimi anni eri andato un po' con il pilota automatico...
Purtroppo succede nella vita. Credo di aver fatto anche negli ultimi dischi delle canzoni belle, probabilmente avrei potuto curare diversamente gli arrangiamenti, suonarle in una maniera diversa. E invece, avendo lo stesso studio e lo stesso approccio lavorativo, alla fine le sonorità si sono assomigliate un po' tutte. Questa esperienza è servita a voltare pagina.

Il futuro?
Ho il mio studio e ogni tanto ci troviamo a suonare almeno tre volte alla settimana. In totale libertà, che significa magari dedicarsi due ore delle cover di Lou Reed per divertirci ma anche sviluppare un'idea che ha avuto uno di noi. Siamo in una fase quasi adolescenziale, che però è quella che ci ha portato a fare l'album "Noblesse Oblige". Quindi...

La reunion dei Decibel era nata come modo di celebrare i tuoi 60 anni. In realtà ti sei regalato anche un'autobiografia.
In passato avevo già pubblicato un libro-intervista dove raccontavo la mia vita, ma in "Sono stato più cattivo" ci sono i miei procedimenti mentali, ho scavato più a lungo che in passato. E mi sono lasciato andare anche perché le persone di cui parlo non ci sono più. Scrivere di mia madre e di mio padre, se fossero stati vivi e quindi sapendo che poi avrebbero letto il libro, mi avrebbe messo in imbarazzo e mi sarei autocensurato.

E ti sei tolto qualche sassolino...
Ma molto meno di quanto, chi mi conosce lo sa, avrei potuto fare. Io sono uno che fa fatica a cambiare le cose ma poi quando cambio vedo il miglioramento.

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