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Decibel: "Orgogliosi di non essere alla moda: il rock è musica classica"

Eʼ uscito "Noblesse oblige", lʼalbum che sancisce la reunion di Enrico Ruggeri con Fulvio Muzio e Silvio Capeccia. Tgcom24 li ha incontrati

Decibel: "Orgogliosi di non essere alla moda: il rock è musica classica"

E' uscito "Noblesse oblige", l'album che segna il ritorno dei Decibel a 37 anni di distanza dal loro ultimo album. Enrico Ruggeri, Fulvio Muzio e Silvio Capeccia si sono riuniti in occasione. "Il nostro album non ha basi pre-campionate, sequenze o suoni elettropop - dicono a Tgcom24 -. Non ci interessa piacere a tutti. Se fai un disco per essere alla moda questo non avrà vita lunga".

Tornare dopo quasi 40 anni per affermare uno dei principi cardine del punk: l’importante è distinguersi. La parola chiave è nel titolo di un brano, “Fashion”. Ai Decibel essere di moda non interessa, anzi, per loro diventa un punto d’onore il non esserlo. “Tutti i grandi che ancora oggi vengono ascoltati oggi non sono diventati quello che sono con un successo al primo singolo - spiega Ruggeri -. Una volta le case discografiche mettevano i giovani sotto contratto per cinque dischi. Così uno aveva modo di crescere e trovare la propria strada. Oggi devi fare successo subito quindi è inevitabile buttarsi sul già conosciuto, su quello che sai per certo che alla gente piace. Ma fare qualcosa di moda significa che quando questa cambia, quello che hai fatto diventa subito vecchio”. A differenza del punk e del rock, che la categoria del vecchio l'hanno scavalcata entrando in quella del classico. "E' un genere che ormai può essere definito la nuova musica classica" sostiene il cantautore milanese.

I Decibel del 2017 non possono essere quelli del 1980: è diverso il contesto, sono diversi i mezzi tecnici delle musica odierna, sono diverse le persone, con alle spalle quattro decenni di esperienze di vita. Ma non è mutato l’animo e non sono mutate le dinamiche tra i tre che a guardarli insieme, faccia a faccia, ancora oggi sembrano i tre compagni di liceo di un tempo (“Prego... - specifica Ruggeri -. Io e Fulvio eravamo compagni al Berchet. Silvio andava all’Einstein...” sottolineando la cosa con il risolino sardonico tipico della rivalità goliardica tra studenti di diversi istituti). L’unità di intenti dei tre la si avverte concretamente nei brani del disco: nonostante Ruggeri si sia dedicato prettamente alle liriche lasciando a Muzio e Capeccia l’incombenza delle strutture musicali, molte cose rientrano in modo perfettamente coerente nel suo percorso musicale solista. A dimostrazione che nonostante le strade dei tre si siano divise per tre decenni la musica è sempre stata un collante. “Il nostro modus operandi è rimasto lo stesso di sempre - spiega Capeccia -. Spesso nostre idee sono state integrate da suggerimenti di Enrico e così alla fine gli spunti del singolo sono diventati brani della band a pieno titolo, al punto che alla fine è stato un problema stabilire chi fosse l'autore di cosa”.

Noblesse Oblige” suona oggi un po’ come i Decibel cresciuti e un po’ come il Ruggeri maturo (in paio di ballate come “Crudele poesia” e “L’ultima donna”), ogni tanto spiazzanti, nel complesso rinvigoriti. C’è ovviamente del punk (“Il primo livello”), ma sarebbe riduttivo definire così un album dove trovano cittadinanza a pieno diritto anche la canzone d’autore e ardite strutture kurtweiliane come quelle della title track (“E’ il primo pezzo che mi hanno mandato e al quale ho messo il testo”) e di “Triste storia di un cantante”. A fare la differenza spesso sono i testi di Ruggeri, stilisticamente affrancati da un certo suo modo di scrivere degli ultimi anni. “Questo lo devo alla musica. Tutte le volte che ho scritto grandi testi è perché ero ispirato da una grande musica - spiega -. La gente si ricorda le parole di ‘Quello che le donne non dicono’ ma senza la musica di Schiavone non avrei scritto quel testo. E così vale per i brani che hanno scritto Fulvio e Silvio”.

Se il ritorno dei Decibel resterà una parentesi felice dovuta a una serie di ricorrenze, dai 60 anni di Ruggeri ai 40 anni del punk, o un riannodare i fili con la storia per proseguire senza orizzonti prestabiliti lo dirà solo il futuro. “Non abbiamo piani precisi - dice Ruggeri -. Tutte le volte che li ho fatti poi sono stato smentito. Già in questo caso doveva essere una cosa fatta tra amici e abbiamo un album e un tour. E dopo prima tranche di date abbiamo pensato di andare davanti anche quest’estate, con concerti dove magari si mischieranno anche parti del mio repertorio solista. Già così arriviamo all’autunno. Poi vedremo. Perché in fondo - conclude ironico -, siamo in un’età dove la cautela è d’obbligo”. 

LE DATE DEL TOUR
17 marzo, Castelleone - Cr (Teatro del Viale)
18 marzo, Pomezia – Rm (Club Duepuntozero)
25 marzo, Perugia (Teatro Morlacchi)
28 marzo, Torino (Club Le Roi)
29 marzo, Asti (Teatro Palco 19)
8 aprile, Genova (Teatro della Tosse)
10 aprile, Milano (Teatro della Luna)
26 aprile, Bologna (Teatro Il Celebrazioni)
18 maggio, Bergamo (Teatro Creberg)
19 maggio,Nova Gorica (Casinò Perla).

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