La Stagione 2011 della Scala si è aperta benissimo con Die Walküre di Richard Wagner. Lo spettacolo messo in scena da Daniel Baremboim e dal regista Guy Cassiers è stato affascinante dalla prima nota all'ultima. Il direttore d'orchestra ha scavato dentro la tessitura wagneriana scegliendo una profondità di accenti che quasi scompone la partitura, per esaltarne più i singoli istanti che l'insieme. E bisogna dire che il risultato è convincente, modernissimo, soprattutto nell'uso del leitmotiv, grazie a tempi per nulla lenti, ma anzi mantenendo una vivace dinamicità per tutta l'opera.
Alcuni momenti poi sono stati davvero magici: come l'entrata in scena del marito tradito Hunding (John Tomlinson), nel primo atto. Altrettanto splendido musicalmente è il dialogo tra Wotan e Brünnhilde: anzi si può dire che la tragedia del dio che ordina la morte del figlio venga percepita molto meglio con le orecchie che con lo sguardo, vista la limitata espressività di Vitalij Kowaljow la cui voce invece profonda e possente meriterebbe altre capacità attoriali. Centratissima (anche perché migliore attrice) Sieglinde, la cui parte è condotta con maestria da Waltraud Meier, soprano con alle spalle una lunga frequentazione wagneriana essendo arrivata alla sedicesima prova in carriera. Eccellente anche Nina Stemme, una Brünnhilde temeraria quando è il caso e spaventata quando deve. Prova di classe per lei e per la Meier all'inizio del terzo atto, perfettamente accompagnate da Baremboim e dall'orchestra della Scala nell'assecondare la crescente disperazione di quest'ultima e la presa di coscienza della prima del destino che l'attende per aver disubbidito al padre Wotan. Tutto sommato positiva la serata del tenore Simon ONeill nei panni di Siegmund, alle prese con una parte davvero massacrante che ha reso con tenacia. Bene anche Ekaterina Gubanova nelle vesti di Fricka, moglie stronza che chiede la testa di Siegmund al marito Wotan. Le scene di Cassiers ed Enrico Bagnoli sono davvero intriganti, pur nella loro apparente semplicità.
Bella l'idea del parallelepipedo ortogonale alla scena, che rappresenta la casa in cui per caso capita l'incestuoso Siegmund. Splendida la montagna di resti di cavalli che domina l'inizio del secondo atto; spettacolare soprattutto il momento in cui questa enorme massa di materiale viene velocemente portato fuori di scena. Di effetto il modo con cui hanno risolto il fuoco che alla fine del terzo atto deve circondare una Brünnhilde dormiente: un gruppo di luci rosse cala dal niente e avvolge l'eroina.
Un solo piccolo appunto ci sentiamo di fare alla regia di Guy Cassiers: avrebbe dovuto curare un po' meglio la gestualità dei cantanti in scena: in certi momenti erano così poco naturali da sembrare davvero di essere precipitati in uno di quei filmati d'epoca che si possono apprezzare su YouTube. Forse l'effetto era voluto ma il contrasto con la scenografia moderna e tecnologica è parso davvero stridente. Un altro appuntino ai costumi di Tim van Steenbergen, un mix tra il vestito della borghesia dell'ottocento e 1997 fuga da New York: bellissimi quelli femminili, ma Wotan nel secondo atto sembrava James Brown con la faccia mezza bianca. Nel complesso una gran bella edizione dove l'aspetto musicale e quello visivo sono stati tenuti insieme più da Baremboim che da Cassiers. A questo riguardo qualche strana contestazione all'inizio del terzo atto a direzione e orchestra è apparsa davvero fuori luogo e incomprensibile. Alla fine comunque applausi meritatissimi per tutti. Meglio così.
Sergio Bolzoni
