al cinema

"Somewhere", staticità in movimento

A sette anni di distanza da "Lost in translation", Sofia Coppola torna a raccontare vite sospese, con medesima delicatezza e uguale, sottile ironia

di Domenico Catagnano
07 Set 2010 - 12:51

Johnny Marco è una star hollywoodiana di film d'azione come te la immagini: ricco, bello, famoso, giornate al ritmo di set & sex e notti tra feste e festini, idolatrato dai fans, circondato da figure grottesche e corteggiato dalla stampa. Sembra anestetizzato, Johnny (che ha il volto un po' canagliesco di Stephen Dorff), rassegnato a una meccanicità fotografata in apertura del film da quel suo girare vorticosamente in Ferrari su un percorso circolare.

La svolta alle sue giornate-fotocopia avviene nella maniera più inattesa. Deve trascorrere alcuni giorni con la figlia undicenne Cleo (la deliziosa Elle Fanning) prima che questa parta per il campeggio estivo, e sarà grazie alla ragazzina che si scuoterà dalla claustrofobia esistenziale che lo affligge.

A sette anni di distanza da "Lost in translation", Sofia Coppola torna a raccontare vite sospese, con medesima delicatezza e uguale, sottile ironia. Johnny e Cleo, come Bobby e Charlotte di "Lost in Translation", si ritrovano in un albergo (lui vive nello scicchissmo Chateau Marmont di Los Angeles, patinato hotel delle star hollywoodiane), metafora di sradicamento e precarietà.

Ritrovano quell'affetto di cui entrambi avevano bisogno, scoprendo un rapporto che probabilmente non pensavano potesse esistere. E lo scoprono con semplicità e complicità, davanti a uno schermo giocando una partita con la Wii a Guitar Hero o con quel viaggio in un'Italia un po' caciarona dove lui viene a ritirare un Telegatto (a proposito, da antologia da trash-tv il numero di Valeria Marini che canta e balla sul palco) o ancora prendendo il sole insieme a bordo piscina, in un'immagine che ricorda un quadro di Hopper.

E' cinema minimal, quello della Coppola, una sorta di lo-fi per immagini che scorre lentamente. E proprio la lentezza (che fa storcere il naso a quei detrattori che giudicano la sua mano e il suo occhio presuntuosi e pretenziosi) a un certo punto diventa serenità, tranquillità, dimensione ideale da far aderire al reale.

C'è poca originalità, se vogliamo, nella scelta dei temi esistenziali trattati, ma è la modalità con cui vengono raccontati che fa la differenza. Probabilmente ognuno di noi, anche senza essere una star del cinema, si ritrova a girare a vuoto almeno per una volta nella vita come Johnny Marco, e ognuno cerca una Cloe per uscire dalla spirale vorticosa. E frenare, fermarsi, scendere dalla Ferrari anche solo per respirare può essere una buona soluzione. E guardarsi intorno per cercare un altro luogo. Un altro qualsiasi luogo. Somewhere.