spettacolo al manzoni

E' jazz d'attacco con Chick Corea

24 Mag 2011 - 17:42
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Innovatore, trasgressivo, trasversale... Chick Corea è uno di quei musicisti che fa la gioia dei critici, che si possono sbizzarrire con aggettivi sempre nuovi per definire il suo essere artista. Ha la fortuna di avere un talento poliedrico e, di conseguenza, "diversifica" la sua produzione, radicata nel jazz ma ramificata in molteplici generi, rock in primis.

Se poi si accompagna con altri quattro funamboli delle sette note come il chitarrista John McLaughlin, il sassofonista Kenny Garret, il contrabassista Christian McBride e il batterista Vinnie Colaiuta, allora il risultato è ancora più deliziosamente innovatore, trasgressivo, trasversale e via dicendo.

E' sì jazz, ma è jazz d'attacco. Permetteteci (e perdonateci) un paragone un po' avventato ma efficace che forse farà rabbrividire i puristi. E' come immaginare il Milan di oggi in campo con Ronaldinho, Kakà, Pato, Inzaghi e Shevchenko. O rivivere il "calcio totale" dell'Olanda anni '70. O il "Grande Torino" del tempo che fu.

Insomma, passando dal football alla musica, è come ammirare una "squadra offensiva" con fantasia, potenza e creatività. Sensazione che hanno potuto sperimentare con le loro orecchie gli spettatori del Teatro Manzoni di Milano, dove il quintetto si è esibito lunedì 10 novembre per il sesto appuntamento dell'eccezionale cartellone serale dell'Aperitivo in Concerto (per la cronaca in questa stagione sono già passati, tra gli altri, Goran Bregovic, Marc Ribot e Lou Reed, Ornette Coleman).

Jazz d'attacco, dicevamo, già dalle prime battute, scandite dalla batteria di Vinnie Colaiuta, che ha un dna rock che riesce a far aderire perfettamente alle atmosfere jazz. Ed è proprio il ritmo di Vincenzino a scandire gli "attacchi" musicali del quintetto, che riesce a dare il meglio proprio quando amalgama le virtù soliste al "gioco di squadra".

Se proprio dobbiamo fare quelli che devono trovare il pelo nell'uovo, allora dobbiamo dire che quando Chick & Co. giocano "in difesa" per forza di cose rallentano e perdono il vigore corale. Ma attenzione: la qualità rimane sempre stellare. Stiamo parlando di momenti del concerto solo di poco meno eccellenti rispetto ad altri, perché anche sentire dialogare più dolcemente il piano di Corea e il contrabbasso di McBride è pur sempre un gran bel sentire.

"Difendersi" per poi ripartire all'attacco, tra colpi di chitarra che arrivano a rasentare la psichedelia e potenti sottolineature di sax. Il "gioco" è tanto semplice quanto imprevedibile. Ed è questo il segreto che lo rende grande.

Domenico Catagnano