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Flavio Insinna e le favole a teatro

Sbarca a Milano con "Senza swing"

06 Nov 2008 - 11:54

Arriva Milano Flavio Insinna con "Senza swing", spettacolo tra racconti e musica che mette in scena la quotidianità di una banda dell’esercito. "La nostra è una favoletta in cui mettiamo in scena i buoni contro i cattivi - spiega Insinna a Tgcom - permettendoci il lusso di far vincere i buoni". Lo spettacolo è in scena al Ciak dal 6 al 9 di novembre.

Dopo i successi televisivi di fiction e “pacchi”, Flavio Insinna torna quindi al suo primo amore, il teatro. All’interno dello spettacolo Insinna racconta e commenta con ironia, le microstorie dei vari componenti della banda. Viaggi, sfortune, situazioni paradossali e comiche.

Come mai hai deciso di mettere in scena una situazione anomala come quella della vita di una banda dell’esercito?
Non è altro che uno dei mille contenitori che si sarebbe potuto scegliere per raccontare un ambiente di lavoro in cui le persone si mettono insieme per inseguire le loro ambizioni. Tanta gente viene dopo lo spettacolo a dire “sembra da me al lavoro”. Dovunque gli uomini si uniscano per lavorare o fare una cosa c’è chi tirerà fuori il meglio di sé e chi il peggio, chi si defila e chi ci mette tutta la passione del mondo.

Quindi è questo quello che vuole indagare veramente “Senza swing”?
“Senza swing” è una piccola metafora di chi ha l’anima e chi no. Tanto che, tutti sono benvenuti, ma mi piacerebbe venissero soprattutto i giovani. In un’epoca un po’ faticosa dove c’è sempre qualcuno che ti dice che il successo è dietro l’angolo ma soprattutto passa il messaggio che bisogna farcela a ogni costo, noi cerchiamo di far passare un’idea diversa: al di là delle scorciatoie, si può arrivare. Magari un po’ dopo ma moralmente integri e ringraziando solo le persone che hanno condiviso con te le fatiche.

Lo spettacolo ha debuttato nel 1997 con un altro titolo, “La banda”. E’ cambiato molto in questi anni?
Sì. Intanto ha perso connotazioni più specifiche legate al mondo del militare, anche se ovviamente alcune ne sono rimaste. L’arrivo di Giampiero Solari come autore e regista ha portato tutta una serie di sfumature nuove. A partire dal titolo, con il quale sappiamo di esserci tirati la zappa sui piedi... Se le cose non vanno bene il giorno dopo sul giornale il titolo facile è “Insinna è senza swing...”.

A proposito dell’inseguire il successo a tutti i costi, tu sei uno che nel momento di massima popolarità ha deciso di lasciare la tv per tornare al teatro. Chi te l’ha fatto fare?
Ci vuole sicuramente un po’ di incoscienza ma soprattutto serve ricordarsi sempre chi sei e da dove arrivi. Io ho fatto la televisione grazie a tutto quello che ho imparato in teatro. Quindi il mio è stato semplicemente un ritorno alle origini. Io amo il mio mestiere prima ancora di amare me stesso e quindi non lo uso per mettermi sotto i riflettori a tutti i costi. Quando mi sono accorto che in televisione mi ero speso completamente e non avevo cose nuove da dire ho deciso di tornare a studiare, ovvero passare dal teatro.

Questo a costo di lasciarsi alle spalle i grossi ingaggi?
Sicuramente se avessi moglie, cinque figli, tre amanti, l’elicottero e la nave da mantenere... saremmo qui a parlare di una mia nuova trasmissione televisiva. Questo è un lusso che mi posso consentire essendo da solo. Tra l’altro rinunciare a un certo ambiente e mettersi a girare l’Italia in lungo e in largo con lo spettacolo, macinare chilometri tentando di far quadrare i conti, per me è un modo di ringraziare la gente per lo sforzo che fa di comprare il biglietto e venirci a vedere.

Come molti altri attori di valore tu sei uscito dalla scuola di Gigi Proietti. Proprio di recente lui ricordava con molto rimpianto la sua chiusura. Cosa pensi della situazione del teatro in Italia?
Brecht, tra le tante cose illuminanti, diceva: “Se vuoi capire lo stato di salute di un Paese, guarda il suo teatro”. Credo che i fattori si possano invertire, un Paese che ha miliardi di difficoltà non può avere un teatro che sia un’isola felice. Ancora oggi non riesco a capacitarmi della chisura della scuola di Gigi. Oltre a essere un insegnante straordinario, lui non ha mai venduto sogni, ci ha sempre detto che il suo compito era insegnarci il mestiere ma poi fuori ce lo saremmo dovuti guadagnare noi. Un po’ il concetto che portiamo in giro con “Senza swing”. Il mio ricordo di quella scuola è straordinario da tutti i punti di vista.

Massimo Longoni