spettacolo

Tutti i colori di Angelique Kidjo

In "Djin Djin" un duetto con Consoli

04 Mag 2007 - 16:11
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su

Angelique Kidjo ha voluto con il suo ultimo disco "Djin, Djin" portare alcuni degli artisti internazionali che più stima nel mondo musicale della sua Africa. Tra le partecipazioni Alicia Keys in "Djin Djin" ("Ha sentito i tamburi beninesi e ha detto: 'Wow, ma è hip-hop!'"), Joss Stone in "Gimme Shelter",  Josh Groban in "Pearls", Ziggy Marley in "Sedjedo" e Carmen Consoli in "Emma". Tra le chicche: una versione a cappella di "Bolero".

E ancora Peter Gabriel in “Salala” (“Lui ha fatto così tanto per la musica africana; infatti c’è qualcosa di africano nel suo modo di cantare, di muoversi e di scrivere canzoni”); Carlos Santana  in “Pearls” (“Lui non è solo un chitarrista, con la sua chitarra lui canta, balla, piange e lui ha un grande rispetto per l’Africa”); Branford Marsalis in “Djin Djin” (“Lui è mio fratello! Quando suona non sai mai cosa ascolterai o dove ti porteranno le sue meravigliose idee musicali”) e Amadou and Mariam in “Senamou” (“Siamo vecchissimi amici ed è stato un dono benedetto averli nell’album.”)

Kidjo canta parte del nuovo materiale su "Djin Djin" nelle lingue del Benin, della Nigeria e del Togo. Ha anche scritto e cantato ampiamente in francese e inglese, ma per questa missione i testi le sono arrivati dalla sua storia più profonda. La canzone che dà il titolo all’album, “Djin Djin”, è un invito a vivere ogni singolo momento il più pienamente possibile. Le sue canzoni raccolgono le gioie e i dolori della vita: la magia della nascita (“Salala”), l’unicità di ogni persona perfino in questo pianeta affollato (“Arouna”), le tentazioni della violenza (“Mama Golo Papa”), il calore e il potenziale didattico della musica (“Awan N’La”), le lezioni offerte come grida di gioventù (“Sedjedo”) e la profonda solitudine nella società moderna (“Emma”).

Ma Kidjo non trattiene la sua rabbia, qui espressa verso le classi benestanti schiave dell’amore per il denaro (“Senamou (C’Est L’amour)”). Guarda anche avanti, al giorno in cui lasciare l’Africa per cercare fortuna lontano da casa non sarà più l’unica soluzione per una gioventù disperata (“AE AE”). Nella sua versione di “Pearls” di Sade, incita le donne che sono forti, ma oppresse e incapaci di fuggire il dolore dell’esistenza. In un’altra cover, una versione a cappella del Bolero di Ravel, intitolata “Lonlon”, illumina i ponti che si tendono dalla musica classica europea alle arie dell’Africa del Nord. E in “Gimme Shelter” Kidjo trasforma il classico degli Stones in un esuberante numero pan-nazionale che nondimeno si traduce in un monito.

UNA VOCE DALLA PROFONDA AFRICA
Angelique Kidjo nominata quattro volte ai Grammy, molto celebrata, autrice e performer, comincia la sua carriera nel porto del villaggio beninese di Cotonou, all’età di sei anni.  I disordini politici del suo paese la portano a Parigi, la capitale della world music, e infine a New York City, dove ora risiede. Ha anche conquistato il mondo dei movimenti umanitari, che colgono la passione nelle parole delle sue canzoni, e si dedica da lungo tempo a lavori di beneficienza. Kidjo ha viaggiato lontano e ha affascinato il pubblico di innumerevoli palchi, parlando per conto dei bambini come volenterosa ambasciatrice dell’Unicef.