Al Manzoni "Colazione da Tiffany" in una versione aderente al romanzo di Truman Capote
Foto di Riccardo Ghilardi © Ufficio stampa
Va in scena al teatro Manzoni di Milano, dal 26 febbraio al 17 marzo, "Colazione da Tiffany". Protagonisti della piece tratta dal romanzo di Truman Capote sono Lorenzo Lavia e Francesca Inaudi. "Chi viene a vederci dimentichi il film - avverte la Inaudi a Tgcom24 -. Lo spettacolo è tratto dal romanzo e la mia Holly è molto diversa. E' una donna veramente moderna, un personaggio bello da vedere e interpretare".
Film culto per molti, grazie anche alla interpretazione di Audrey Hepburn e ad alcune battute da antologia, la versione cinematografica firmata Blake Edwards del libro di Truman Capote si discosta molto dall'originale. Per la durezza della storia e anche per i tratti caratteristici dei personaggi. "Il film era stata un'operazione di edulcorazione necessaria per quei tempi - spiega la Inaudi -. Il romanzo parla di una prostituta e di un omosessuale che non ha ancora capito di esserlo. Negli anni 60, dove dovevano tamponare una rivoluzione in arrivo, proporre un modello di questo tipo sarebbe stato suicida dal punto di vista degli ideali americani. Il film era estremamente più rassicurante da un punto di vista sociale. Il romanzo è molto più tagliente e sincero".
Vi siete presi un bel rischio sapendo quanto è amato il film...
Bisogna venire a teatro senza aspettarsi di vedere la storia del film. Ci sono dei punti di contatto ovviamente ma le differenze sono moltissime e sostanziali, meglio ma sedersi pensando di vedere una cosa completamente nuova. D'altro canto il pubblico ha apprezzato se è vero che abbiamo fatto quasi tutto esaurito ovunque. Nella prosa abbiamo avuto i maggiori incassi della stagione. Credo ci voglia molto poco a lasciarsi andare alla differenza.
Nessuna paura di un confronto con la figura di Audrey Hepburn quindi?
Non ho mai visto il film quindi questo mi ha preservato a priori dalla paura del confronto. Ma anche se lo avessi visto credo che non avrei avuto problemi, anche perché l'ambientazione del romanzo e quella del film sono completamente diverse. Non c'è nessuna possibilità di confondere le due cose. La mia Holly è proprio un altro personaggio, un altro tipo di donna. Rispecchia più la femminilità della Marilyn degli anni 40 che non quella degli anni 60, tipo Audrey Hepburn o Twiggy, molto più androgina.
In cosa pensi siano moderne la storia e la figura di Holly Golightly?
La crisi dell'identità sessuale e dell'accettazione di sé e della diversità restano alcuni degli argomenti più attuali che esistano. Ma al di là di questo, la figura della donna disegnata da Capote è estremamente moderna. Una persona che ha la capacità di reinventarsi camaleonticamente dentro la vita senza mai tradire se stessa. E' un bel personaggio femminile da vedere.
Come è stato per te tornare al teatro dopo tanto tempo?
Intanto è stato un piacevole ritorno al mio primo amore. Per il resto devo dire che oggi è più difficile e questo perché il pubblico è cambiato e si fa più fatica a comunicare. La gente è educata a mezzi di comunicazione differenti e si stupisce molto meno. Un po' mi è spiaciuto trovare un pubblico abituato a tutto che si sorprende meno per la straordinarietà di certe cose. Dieci anni il teatro fa era ancora un luogo un po' più magico.
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Teatro Manzoni
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