La premiazione nel gala del 15 febbraio
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C’è anche un filmato in nomination per l’Oscar tra quelli in gara per il festival “Il mese del documentario”. Proiezioni gratis, una panoramica internazionale, i migliori reportage, una selezione da altri festival prestigiosi come il Sundance, Idfa di Amsterdam o l’Hotdocs di Toronto. La competizione, organizzata a Roma dall’associazione italiana documentaristi, dura fino a metà febbraio alla Casa del Cinema di Largo Mastroianni. Gli appuntamenti sono fissati ogni lunedì e venerdì. A seguire, un incontro con gli autori convocati direttamente in sala o in collegamento tramite skype. I dibattiti sono moderati dalla curatrice Emma Rossi Landi insieme con Vincenzo de Cecco e Gustav Hofer. Il concorso mette in palio quasi 50 mila euro in denaro e servizi utili alla realizzazione di altre opere.
“Proiettiamo vere rarità, spesso impossibili da vedere in Italia”, sottolinea la curatrice Emma Rossi Landi. “Reportage che emozionano gli spettatori non soltanto per i temi trattati, ma anche per l’originalità del linguaggio”. Ad esempio, racconta le rivolte in Egitto da un’angolazione insolita e coinvolgente il documentario di Stefano Savona intitolato “Tahrir”. Ha già vinto il David di Donatello e il Nastro d’argento. Le vicende di attualità al Cairo sono viste attraverso le vicende di tre ragazzi. L’occupazione giorno e notte della piazza al centro delle manifestazioni è vissuta in presa diretta, raccontata da testimoni o protagonisti. Ma soprattutto è lo spettatore a trovarsi immerso nella realtà della cronaca e della storia. Una raltà percorsa non soltanto nei momenti più drammatici, ma anche negli aspetti più quotidiani, senza alcuna concessione alla retorica o alle convenzioni cinematografiche.
Parla di Medio Oriente il documentario “Five Broken Cameras” di Emad Brunat. Ha già vinto il Jerusalem Film Festival, il Busan International Film Festival e il premio migliore regia all’ultimo Sundance Festival. Come dice il titolo, all’autore sono servite cinque videocamere amatoriali per documentare la vita difficile di un bracciante palestinese. Un reportage intenso sulla lotta di un villaggio.
Nel “mese del documentario” non trovano spazio soltanto le tematiche dell’attualità e della politica internazionale, ma anche storie apparentemente semplici, vicende a loro modo epiche eppure antiretoriche nella vita di ogni giorno. E’ il caso, ad esempio, dell’”Estate di Giacomo”, il documentario realizzato da Alessandro Comodin. Racconta una vicenda di disabilità. Il protagonista, dopo un lungo percorso nella sordità, riacquista l’udito. La riscoperta del mondo dei suoni e dei rumori si trasforma così quasi in un viaggio iniziatico. Le conquiste, le esplorazioni e le scoperte del giovane protagonista vengono condivise con Stefania, un’amica d’infanzia. Un viaggio nella natura tra un bosco e un fiume dalla forte carica simbolica.
Altri filmati vengono dagli Stati Uniti, dalla Cina, dall’Inghilterra, dalla Finlandia. Ma la creatività italiana è presente con diversi titoli. “Lasciando la baia del re” di Claudia Cipriani narra i destini incrociati di una ragazzina e della sua educatrice sullo sfondo di una difficile realtà sociale. “Bad weather” di Giovanni Giommi affronta il tema difficile del turismo sessuale come pretesto per un’analisi esistenziale e sociale.
La giuria della sezione professionale è composta da 130 specialisti. In palio, vari premi dai 1.500 euro ai tremila, ma anche un contratto di distribuzione nelle sale per un valore equivalente a 30 mila euro. La cerimonia conclusiva di premiazione è fissata per il 15 febbraio con una serata di gala sempre alla Casa del cinema di Roma.