questione di festival

Cannes batte Venezia: "merito" degli italiani

Qualcuno, prima o poi, dovrà assumersene la responsabilità

11 Mag 2011 - 22:10
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 © LaPresse

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Meglio Cannes o Venezia? E qual è, tra i due, il Festival cinematografico più importante del mondo?
A maggio e settembre, questi i mesi in cui si svolgono rispettivamente le due manifestazioni, il tormentone ricomincia puntuale ormai da decenni. Come Rockerduck e Paperone, i Beatles o i Rolling Stones, la Loren e la Lollo, la rivalità tra i due festival è storica e radicata. Diciamo anche che la concorrenza fa sempre bene, nella ricerca di nuovi film e di giovani talenti. E però...e però c’è qualcosa che non torna. A parlarne oggi, sullo snobbissimo Nouvel Observateur, è Pascal Mérigeau, il quale annota spietatamente che Cannes è ancora davanti a tutti gli altri festival perché gli italiani fanno di tutto per screditare l’immagine della loro Mostra.

Una frase che rappresenta alla perfezione la situazione attuale del festival italiano. Ferito, tra l’altro, dall’immenso cantiere per il nuovo Palazzo del Cinema aperto da anni, come una voragine che sembra spaccare in due l’isoletta del Lido veneziano dove la Mostra si svolge da sempre. Ma le parole del critico francese dipingono benissimo l’atteggiamento del cinema italiano verso la Mostra anche nei decenni passati, ad esempio nel 1968. Cioè quando l’Anac, l’associazione degli autori, occupò la Mostra di Venezia, all’epoca ancora numero uno dei festival cinematografici e di sicuro il più antico, essendo nato nel 1932 (contro il 1946 di Cannes) .

L’occupazione durò due giorni. Motivo: il cambiamento dello statuto della Biennale, che poi fu effettivamente riscritto, ma a durissimo prezzo. La Mostra, infatti, fu praticamente chiusa nei dieci anni successivi, non svolgendosi affatto per due anni. I Leoni d’oro ripresero a ruggire soltanto nel 1980, con l’eroica direzione di Carlo Lizzani, che dovette riportare in auge un festival sostanzialmente defunto. Tra i protagonisti di quel lungo boicottaggio, si schierarono con orgoglio tantissimi autori, da Pasolini a Maselli, da Gregoretti a Ferreri che - ricordava Alberto Sordi, ancora furibondo sull’argomento pochi mesi prima di morire - contestavano alla Mostra l’obbligo di presentarsi in smoking. "Salvo poi - continuava Albertone - metterselo per andare a Cannes perché se no non li fanno entrare! Ma che c’entra - chiudeva Sordi, sempre arrabbiatissimo - uno quando va ad una festa si mette il vestito migliore che ha, no? E invece 'questi qua' hanno fatto di tutto per affossare Venezia, dove i divi facevano a gar per venire, e far salire su Cannes, che prima manco esisteva!”.

Chissà se le parole di Mèrigeau hanno fatto rivoltare Sordi nel suo sepolcro del Verano, a Roma. Magari, prendendo la Palma d’oro alla carriera proprio a Cannes, Bernardo Bertolucci potrebbe rispondere al critico dell’Observateur. A Venezia Bertolucci deve l’inizio della sua carriera, poi passata attraverso una lunga ed appassionata militanza comunista. Dalla stessa parte, cioè, di quelli che Venezia hanno voluto chiuderla favorendo consapevolmente il sorpasso di Cannes. Un’ammissione di colpa che prima o poi qualcuno dovrà avere il coraggio di fare. In pubblico.