Un artista eclettico

Il mondo multicolore di Dan Black

L'ex cantante di Planet Funk e The Servant pubblica "Un"

04 Mag 2011 - 12:02
 © Ufficio stampa

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Torna alla ribalta uno dei fenomeni più stilosi ed eclettici in assoluto nel panorama discografico italiano degli ultimi dieci anni. Dopo l'esperienza con i Planet Funk e i The Servant, Dan Black si presenta con il debuto da solista "Un". "Per questo disco - spiega Black a Tgcom - mi sono imposto la regola di non avere regole. A differenza del passato volevo essere libero di sperimentare, muovermi in qualunque direzione".

Venuto prepotentemente alla ribalta grazie alla collaborazione con i Planet Funk nell'album di platino "Non Zero Sumness" di cui è stato autore e interprete dei singoli "Who Said", "Inside All The People", "The Switch" e "Paraffin"; chi non ricorda il suo bizzarro modo di muoversi sul palco e nei video? Nel 2004 dimostra di essere maturo come artista portando al successo in Italia e in Francia con 300.000 album venduti i The Servant grazie all'omonimo album che includeva le hit "Orchestra" e "Liquefy".

Adesso, forte del successo del suo recente tour sold out in USA, dopo aver diviso il palco con Robyn e Kelis ed essere stato protagonista dei festival più importanti Glastonbury e Coachella, Black è pronto a conquistare ancora una volta il cuore dei suoi fanitaliani grazie al suo primo album solista pubblicato a fine Marzo su Ego e anticipato dal primo singolo "Symphonies" in coppia con Kid Cudi. 

"Un" arriva in Italia in realtà quasi un anno e mezzo dopo la sua pubblicazione negli Stati Uniti e in Inghilterra. Qual è la sua forza attuale?
Io sono ancora molto dentro quell'album perché ho passato l'ultimo anno a suonarlo dal vivo. Credo che fotografi molto bene come mi sentivo al momento della sua realizzazione. "Un" è stato il risultato di una fase della mia vita molto importante. Ho terminato la mia esperienza con i Servant, non avevo un management, tutti i miei contratti discografici si erano conclusi. Mi sono trasferito a vivere a Parigi e ho ricominciato una nuova vita completamente autonomo. Se guardo a quelle canzoni e a quei testi, fotografano quel momento della mia vita, tanto importante e segnato da molti timori.

Un periodo molto diverso da quello che stai vivendo attualmente?
Ora la situazione è per certi versi analoga. Perché sto realizzando il secondo album nel mio studio parigino e anche adesso avverto tensione e qualche timore. Perché sento le aspettative di chi ha amato "Un" e vorrei essere alla loro altezza anche se i nuovi pezzi sono diversi e quindi c'è sempre il timore che qualcuno non prenda bene il cambio di direzione. Il futuro è sempre un'incognita.

Non ti sembra strano lavorare su un nuovo album e vedere al contempo il suo predecessore prendere nuova vita?
Questo è una situazione lavorativa comune a molti artisti al giorno d'oggi. Sto componendo e registrando i brani nuovi e allo stesso tempo mi trovo a realizzare un video per una delle vecchie canzoni. Così è come se stessi lavorando in contemporanea su due diversi album. D'altro canto mi rendo conto che ci vuole del tempo per fare arrivare il disco in maniera capillare in più Paesi del mondo possibile. Ma in fondo mi piace. Mi piace l'inizio di un cammino, la sua fase centrale e la conclusione.

(NELLA PAGINA SEGUENTE IL VIDEO DI "ALONE" E LA CONCLUSIONE DELL'INTERVISTA)






Il prossimo album sarà molto diverso da "Un"?
Quando ho realizzato "Un", come reazione a quanto fatto con le mie band precedenti, mi sono imposto la regola di non avere regole. Volevo essere libero di sperimentare, muovermi in qualunque direzione mi sentissi di fare. Fossi stato un pittore avrei voluto a disposizione sulla mia paletta tutti i colori, mentre prima c'era sempre stato qualcosa che non era possibile fare per motivi di opportunità. Adesso confesso di aver limitato il mio raggio d'azione e sul prossimo disco i colori che userò saranno giusto due o tre...

Cosa ricordi dell'esperienza italiana con i Planet Funk?
Quando è iniziato è stato davvero casuale e non immaginavo che avrebbe rivestito una tale importanza. Per me è stata anche la prima occasione di venire a lavorare in Italia e ricordo che è stato uno shock totale. Era tutto così diverso, persino il modo di lavorare in studio di registrazione. In Inghilterra in studio è sempre tutto calmo, soffuso, a volte sembra di essere in un ufficio. Da voi invece mi sono trovato di fronte ad animate discussioni, caos, vivacità. Era tutto così alieno da me ma mi è piaciuto molto anche perché è davvero raro avere la possibilità di poter fare musica con gente che viene da un mondo diverso dal tuo. 

Ora che hai intrapreso la carriera solista saresti ancora disposto a collaborare con una band come fatto in passato?
Mi piace molto lavorare da solo, ma allo stesso tempo, mentre ero in tour negli Stati Uniti, ho avuto modo di collaborare con altri artisti, partecipare a svariate produzioni. Adesso che la mia vita e il mio mondo musicale si sono stabilizzati e hanno basi più solide sono molto più pronto e felice a incrociare il mio cammino con altra gente. Quindi, paradossalmente, da quando mi sono dato alla carriera solista ho collaborato con altri artisti molto di più di quanto non avessi fatto in precedenza.