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Amedeo Minghi: "Per i 50 anni di carriera apro lʼarchivio della memoria ma penso già al futuro"

Il cantautore pubblica "La bussola e il cuore", un triplo cd tra inediti, classici rivisitati e rarità

Amedeo Minghi: "Per i 50 anni di carriera apro l'archivio della memoria ma penso già al futuro"

Una carriera lunga 50 anni, ricca di successi e soddisfazioni. E per celebrarla Amedeo Minghi ha scelto di fare le cose in grande: un nuovo contratto discografico che si apre con un triplo cd tra passato e presente. "La bussola e il cuore" contiene un disco di inediti, uno di classici rivisitati e uno di rarità recuperate dagli archivi. "E' un lavoro importante che ora porterò dal vivo - dice lui - ma sto già pensando al prossimo progetto".

Una vita per la musica. Vissuta incarnando vari ruoli: dall'autore all'interprete. Amedeo Minghi mette insieme una (piccola ma preziosa) parte del suo percorso per festeggiare un traguardo importante come quello dei 50 anni. "L'inizio di tutto possiamo fissarlo al 1976 - racconta -, quando cantai a 'Scala reale' un brano che si intitolava 'The End'. Ma la canzone che mi ha dato la patente di cantautore è 'L’immenso', dello stesso anno. Ebbe un successo internazionale enorme e mi permise di avere un contratto".

Un successo che gli ha aperto le porte della Rca e dalla quale Minghi iniziò a sfornare gioielli. All'inizio soprattutto per altri interpreti: i Vianella, Franco Califano, Rita Pavone, Gabriella Ferri, i Pandemonium. Molti di questi brani, nelle loro versioni primigenie, si trovano nel cd "Bussole", quello dedicato alle rarità. "Soprattutto queste ultime sono il corpo del lavoro - dice lui -, con quasi 20 pezzi ripescati dal cassetto. E' un disco che nasce un po' in tutte le forme. Alcuni brani erano in attesa, altri li abbiamo riscoperti dagli archivi. Molti erano i “prontoascolto” dell’epoca, overo delle lacche che si realizzavano prima ancora dei demo. Per questo si sente il fruscio della puntina: nonostante la tecnologia moderna non abbiamo potuto fare miracoli per ripulire il suono". 

Dopo una mezza delusione sanremese nel 1983, con "1950" eliminata (salvo poi diventare un classico tra i suoi più amati), la grande popolarità arriva nel 1990, quasi per caso. "Nel 1989 avevo scritto 'Canzoni', con cui Mietta aveva vinto tra i giovani a Sanremo - racconta -. Ma nel 1990 non potevano ammetterla tra i big per una questione di regolamento. Così per aggirare l'ostacolo mi chiesero di accompagnarla. E insieme facemmo 'Vattene amore'". "Vattene amore" che per Minghi è la sua canzone più travisata. " È una canzone molto complicata, con molte note e grande estensione - sottolinea -. E all'epoca nessuno capì che il famoso 'trottolino amoroso' era un riferimento al mozartiano 'farfallone amoroso', mentre il gattino arruffato citava una celebre pubblicità dell'epoca, particolarmente smielata. In quel brano c’erano tante cose che facevano riferimento alla retorica. Ma il pubblico ha comunque assimilato il pezzo. La canzone popolare quando deve arrivare non ha ostacoli".

Nel disco ovviamente non possono mancare alcuni brani testimonianza del percorso di fede di Minghi, riscoperto proprio con la scrittura di "Un uomo venuto da lontano", il brano realizzato per Giovanni Paolo II. E poi c'è anche "Domani", un pezzo scritto pensando ad Anna Frank, una persona che "se fosse appartenuta alla comunità cristiana sarebbe sicuramente stata fatta santa".

Il 5 dicembre l'album sarà presentato a Roma, al teatro Brancaccio, e poi da metà gennaio Minghi partirà con il tour del "concerto-spettacolo (perché sul palcoscenico accadono delle cose) in teatro". "Ma intanto sto già pensando al prossimo progetto. Questo è importante e lo devo supportare, ma io sono sempre proiettato al futuro". Futuro che non contempla il festival di Sanremo. "E' un capitolo chiuso - conclude -. Ho fatto l’autore, il co-autore, ho portato i giovani e portato me stesso. Cos'altro potrei andare a fare?".

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