Se ChatGPT ti risponde "Bella Fra’": a scuola gli studenti insegnano all’IA a parlare giovane (e lo spiegano agli adulti)
Il risultato è BubBleBee: un chatbot che ti chiama "Bro", capisce se sei "in sbatti" e, forse, aiuta persino gli adulti a decodificare il linguaggio dei propri figli
© Italy Photo Press
Immaginate di aprire una chat con un’intelligenza artificiale per chiedere un consiglio o un supporto e invece del solito, asettico, "Come posso esserti utile?", trovarvi davanti a un esuberante saluto: "Yooo brooo! Qua tutto sciolto, e da te? Come te gira oggi? Sei carico o stai stirato?"
Non si tratta di un’allucinazione digitale, né di un errore di sistema. Semplicemente in un istituto di Recanati in cui sta andando in scena una piccola rivoluzione digitale, con un quinto superiore che ha addestrato l'Intelligenza Artificiale per parlare lo slang generazionale.
Il risultato è BubBleBee - nome in codice BbBB -, il progetto realizzato da ventiquattro studenti dell'istituto IIS "E. Mattei" di Recanati, nelle Marche, recentemente premiato agli Stati Generali della Scuola Digitale di Bergamo.
L’IA come compagno di banco
Il portale Skuola.net ha intervistato le due anime del progetto, i due docenti universitari dell’Università di Macerata che ne sono l’anima: Emanuele Frontoni e Giorgio Cipolletta. L'idea alla base è tanto semplice quanto potente: se l'IA deve diventare un assistente quotidiano per l'uomo, perché deve necessariamente parlare come un'enciclopedia e non come un compagno di banco empatico? I ragazzi hanno così deciso di "sporcarsi le mani" con la tecnologia, trasformando ChatGPT da oracolo distaccato a “mediatore” generazionale.
Un percorso tra didattica e psicologia
Ciò che rende BubBleBee un caso-studio interessante non è solo il risultato finale, ma il percorso didattico e umano compiuto per arrivarci. A scuola, spesso, l'Intelligenza Artificiale viene raccontata come una "scatola nera" misteriosa o temuta; a Recanati, invece, è diventata materiale grezzo da plasmare. Il progetto, infatti, non è nato tramite una fredda riga di codice, ma prendendo spunto da domande profondamente umane legate alla gestione delle emozioni e, in particolare, al ruolo della musica nella vita quotidiana.
Utilizzando la metodologia del Design Thinking, gli studenti hanno così dato vita a una specie di startup innovativa, partendo dalla psicologia e basandosi sulla "ruota delle emozioni di Plutchik”, per insegnare al chatbot a classificare sentimenti complessi, ben oltre la semplice distinzione tra felice e triste.
Musica, luci e "modalità slang"
Hanno poi collegato l'IA a Spotify, permettendole di creare playlist - una per ogni stato d'animo - personalizzate con copertine generate artificialmente. E hanno persino programmato microcontrollori Arduino che cambiano colore tramite luci LED in base all'emozione rilevata nella chat.
Per comprendere la ricchezza di BubBleBee basta osservare una sessione di utilizzo reale. L'utente, aprendo la chat con l’IA, ha due strade: può chiedere di parlare in "modo formale", ottenendo le classiche risposte che può dare ChatGPT, oppure attivare la modalità "slang giovanile".
"Aooo Bro!": l'IA entra nel personaggio
Scegliendo la seconda via, si apre un mondo linguistico che per molti adulti appare quasi alieno, ma che qui trova una codifica precisa. Alla frase dell'utente "Oggi mi sento Maranza!!", l'IA non risponde con una definizione sociologica, ma entra perfettamente nel personaggio esclamando, ad esempio: "Aoooo ma così ti voglio brooo! Che scendi in piazza con le casse a palla e la techno nei timpani? Oppure stai solo in mood 'maranza dell'anima', con l'ego a mille?".
E ancora, quando l'interlocutore ammette di avere "vibes negative", il bot cambia registro istantaneamente, diventando empatico e "scendendo" al livello dell'utente, pur restando nel personaggio: "Ahhh bro, ecco che scatta il twist... Cioè sei partito maranza e poi le vibes ti hanno girato il mood come un vinile graffiato... che peso".
Il cuore tecnico del progetto: i metaprompt
Dietro questa apparente leggerezza si nasconde, però, un lavoro tecnico di alto livello. Per permettere a un modello linguistico addestrato su miliardi di testi formali di capire cosa significhi "shottare" o "fare il ghost", gli studenti hanno utilizzato la tecnica avanzata della RAG (Retrieval-Augmented Generation).
In pratica, hanno letteralmente "nutrito" l'IA con conversazioni reali estratte dalle loro chat di WhatsApp e glossari dello slang, fornendo alla macchina un manuale di istruzioni sulla vita vera dei diciottenni.
A questo, si è aggiunto l'uso dei "Metaprompt", ovvero di regole di ingaggio scritte dagli studenti, che istruiscono il software a non comportarsi da professore, ma al pari di un coetaneo, magari capace di consigliare una canzone invece di dare freddi consigli.
Una "Stele di Rosetta" per gli adulti: da flexare spaccare, ecco i termini da sapere
Proprio su questo aspetto, il progetto assume così anche un inaspettato risvolto sociale ed educativo per gli adulti, fungendo da "Stele di Rosetta" per genitori e insegnanti, per interpretare le nuove generazioni.
Per addestrare l'IA, infatti, la classe ha dovuto codificare il proprio linguaggio in una tabella-prontuario che svela il significato di termini ormai diffusi e consolidati tra i più giovani.
Cosicché, grazie a BubBleBee, un adulto può imparare che "flexare" non c'entra con la ginnastica ma significa ostentare o vantarsi; che "cringe" è il termine più temuto perché indica un imbarazzo empatico verso qualcuno; che lo "sbatti" è sinonimo di noia o impegno gravoso; che essere "stirati" vuol dire essere stanchi morti e che "ghostare" significa sparire nel nulla interrompendo le comunicazioni.
Chiedendo a BubBleBee, poi, si può anche ottenere un dizionario pronto all’uso. Come, ad esempio, il seguente:
Social & Gossip
- Flexare: Ostentare ricchezza o successi
- Fare il ghost: Scomparire nel nulla senza rispondere
- Drop: Quando esce un nuovo pezzo o una collezione
- Bro / Fra: Il termine universale per gli amici
Feelings & Energy
- Mood: La "vibe" del momento (es. mood chill)
- Fomo: L'ansia sociale di essere esclusi
- Gasato: Quando sei al top dell'entusiasmo
- Sciolto: Zero stress, tutto sotto controllo
- Rosicare: La classica invidia che rode dentro
Reazioni al Volo
- Cringe: L'imbarazzo che ti fa chiudere gli occhi
- Sbatti: La fatica mentale di dover fare qualcosa
- Peso: Una situazione o una persona davvero pesante
- Spaccare: Quando qualcosa è incredibilmente riuscito
- Bho: Il Jolly del "non ne ho idea"
- Stirato: Quando sei così stanco che l'unico rimedio è il letto
IA specchio dell'intelligenza umana
Il nome stesso, BubBleBee, è un gioco di parole che unisce il robot Bumblebee dei Transformers, la leggerezza delle bolle e un richiamo ecologista alla salvaguardia delle api. In un momento storico in cui si discute se l'IA renderà gli studenti più pigri o meno creativi, l'IIS Mattei dimostra, dunque, l'esatto opposto.
Questi ragazzi hanno preso la tecnologia più potente del secolo e, invece di subirla passivamente, l'hanno piegata alle proprie regole culturali ed emotive. Il risultato è un’App che ci ricorda come l'intelligenza artificiale sia una specie di specchio: se le parliamo in burocratese risponderà come un funzionario, ma se le insegniamo l'empatia e il colore del linguaggio umano – anche quello sgrammaticato e vitale dello slang – può diventare qualcosa di sorprendentemente vicino a noi.
