Maturità 2026: calendario, prove d'esame, commissione, voto. Quello che c’è da sapere sul (nuovo) esame
Le prove scritte spostate verso il fine settimana, un colloquio orale rivoluzionato e su sole 4 materie, commissioni più snelle e nuove regole per bonus e condotta: la Maturità 2026 cambia le carte in tavola. Ecco tutte le informazioni e le date da segnare in rosso sul calendario per arrivare preparati
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L'Esame di Stato, nel 2026, torna a chiamarsi ufficialmente "Maturità" e, complice la recente Riforma Valditara varata a inizio anno scolastico, abbandona la sua forma più rodata, per presentarsi in una veste profondamente rinnovata.
Se la cornice generale rimane ancorata alla valutazione in centesimi, le dinamiche interne subiscono scossoni importanti, a partire dal peso sempre più decisivo assegnato all'orale e al comportamento in ambito scolastico ed extrascolastico.
Per aiutare i maturandi a capire quello che è cambiato e quello che, invece, è rimasto immutato, il portale Skuola.net ha preparato una guida pratica sulla Maturità 2026.
Lo scoglio dell’ammissione: condotta, INVALSI e presenze
Come sempre, il primo ostacolo è ottenere il pass d'accesso. Per arrivare all'esame, oltre alla frequenza di almeno il 75% delle ore e alla sufficienza in tutte le materie (il Consiglio di classe può "tollerarne" al massimo una, se ben motivata), sarà obbligatorio aver sostenuto le prove INVALSI di marzo, che non fanno media ma finiscono comunque nel Curriculum dello Studente, considerato anche nel corso dell’interrogazione finale.
Altrettanto fondamentale sarà aver completato, nel corso dell’ultimo triennio delle superiori, il monte ore minimo previsto per i percorsi FSL (Formazione Scuola Lavoro, gli ex PCTO): 90 ore nei Licei, 150 negli Istituti Tecnici, 210 negli Istituti Professionali.
Attenzione massima, poi, al voto in condotta: un 5 comporta la non ammissione automatica, mentre per chi si ferma al "6" in comportamento scatterà una penalità, ovvero l'obbligo di redigere e discutere all'orale un elaborato aggiuntivo sulla Cittadinanza attiva. Per aspirare al massimo dei voti, invece, ci si dovrà presentare all’esame con almeno un 9.
Il nuovo calendario delle prove scritte: si parte di giovedì
Passando agli aspetti pratici, dimenticate la partenza delle prove di mercoledì. La celebre "Notte prima degli esami" quest’anno si festeggerà un giorno dopo rispetto a quello che direbbe la tradizione, ovvero non di martedì ma tra il 17 e il 18 giugno, di mercoledì.
Questo perché il calendario delle prove slitta in avanti di 24 ore. Giovedì 18 giugno 2026, alle ore 8:30, suonerà la campanella della prima prova scritta: il tema di Italiano, unico per tutti a livello nazionale. I maturandi, in questo caso, avranno a disposizione 6 ore per affrontare una delle sette tracce proposte, divise tra analisi del testo (2 alternative), testo argomentativo (3 opzioni) e tema di attualità (2 spunti).
Venerdì 19 giugno sarà invece il turno della seconda prova, quella incentrata sulla materia “di indirizzo”. Dal Latino per il Classico alla Matematica per lo Scientifico, la durata del secondo scritto varierà in base al percorso formativo: da un minimo di 4 ore fino ad arrivare a più giorni per i licei artistici e musicali o per gli istituti che prevedono prove pratiche.
Colloquio orale: il cuore della riforma (con lo stop alla "scena muta")
La vera rivoluzione dell'edizione 2026 si osserva però, come anticipato, nel colloquio orale, che diventa lo snodo centrale e sostanzialmente obbligatorio dell'esame.
Addio ai vecchi calcoli tattici: chi si approccia ai docenti rifiutandosi di parlare, facendo la cosiddetta "scena muta", forte magari di una sufficienza già in tasca dopo gli scritti, andrà incontro alla bocciatura automatica, annullando i punti faticosamente accumulati negli anni e nelle prime due prove.
Lo spostamento della prima prova scritta al giovedì porterà presumibilmente a far slittare l’inizio degli orali a martedì 23 giugno: bisogna far passare almeno due giorni dalla pubblicazione dei risultati degli scritti alla data fissata per l’inizio dello svolgimento dei colloqui, domeniche e festivi esclusi.
Anche l'impostazione concreta del confronto con le commissioni cambia radicalmente. Scompare lo "spunto iniziale" a sorpresa (niente più suggestioni casuali da collegare): il colloquio si aprirà con una riflessione personale del candidato sul suo percorso.
Questa fase sarà decisiva per valutare il Curriculum dello Studente: un documento, allegato al diploma di Maturità, che non avrà più un ruolo accessorio ma sarà parte integrante dell’orale e della valutazione (sui 20 punti potenzialmente assegnabili per questa prova, ben 5 sono destinati a valutare il grado di maturazione personale dello studente).
A seguire, si entrerà nel vivo dell'interrogazione: i professori non richiederanno più collegamenti - a volte forzati - su tutte le discipline in programma. L'esame, da quest’anno, si concentrerà esclusivamente su 4 materie, individuate dal MIM a fine gennaio: ci saranno sicuramente Italiano (oggetto della prima prova) e la materia d'indirizzo (affrontata anche nella seconda prova), più altre due discipline di base, variabili da indirizzo a indirizzo.
Per sapere quali sono per il proprio percorso, basterà consultare il motore di ricerca messo a disposizione dal Ministero.
La parte finale - ricordando che il colloquio durerà in tutto tra i 40 e i 60 minuti - sarà invece dedicata all'esposizione delle esperienze di FSL (Formazione Scuola Lavoro, gli ex PCTO), all'accertamento delle competenze di Educazione Civica e, infine, al confronto sugli esiti delle prove scritte.
Coloro che saranno ammessi all’esame con un 6 in condotta, come detto, saranno chiamati a uno sforzo supplementare: dovranno predisporre un elaborato su un tema assegnato dai docenti e presentarlo in sede d’orale.
Una commissione d’esame più "snella"
A valutare i candidati ci sarà una commissione sempre mista ma ridotta nei numeri: dai consueti sette membri si passa, infatti, a soli cinque componenti. A giudicare gli studenti troveremo due docenti interni, due commissari esterni e un presidente, anch’egli esterno.
Un assetto pensato per rendere la macchina d'esame meno "intimidatoria" e che, al contempo, consentirà al Ministero di reinvestire i fondi risparmiati per incrementare i compensi dei professori esaminatori, ma soprattutto la loro formazione.
Il punteggio, i nuovi bonus e il voto finale
Novità di un certo rilievo anche per chi punta al massimo del punteggio. Per loro, la strada è leggermente più in salita. Il voto si calcola sempre sommando i crediti scolastici (fino a 40 punti) all'esito delle prove d'esame (20 punti per la prima prova, 20 per la seconda e 20 per l'orale).
Tuttavia, per incassare il bottino pieno dei 40 punti di credito nel triennio, sarà indispensabile avere un voto in condotta pari o superiore al 9.
Inoltre, la riforma stringe le maglie sui punti extra: il bonus a disposizione della commissione scende da 5 a soli 3 punti massimi, e potrà essere assegnato esclusivamente agli studenti più meritevoli che partono da un punteggio pre-bonus di almeno 90 punti.
Infine, per tagliare il traguardo del "100 e lode" servirà l'en plein assoluto: 40 crediti di partenza, 60 punti pieni alle prove scritte e orali (senza usufruire dei bonus) e una deliberazione all'unanimità da parte dell'intera commissione.
