I DATI

Droghe leggere, Italia al vertice UE per giovani consumatori di cannabis: uno su cunque ne ha fatto uso nell’ultimo anno

I dati dell'European Union Drugs Agency collocano il nostro Paese al primo posto in Europa. E gran parte dei giovani sarebbe favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere, come rivela un instant poll di Skuola.net

29 Set 2026 - 16:06
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L'Italia si attesta al vertice della classifica europea per il consumo di cannabis tra i giovani adulti: secondo gli ultimi dati messi a disposizione dalla European Union Drugs Agency (EUDA), ben il 21,5% delle ragazze e dei ragazzi tra i 15 e i 34 anni ha fatto uso almeno una volta nell’ultimo anno di cannabinoidi. Staccando nettamente altri grandi Paesi come Spagna, Francia e Germania.

A riportare il dato è il portale Skuola.net, che contestualmente ha chiesto alla sua community un parere sull’annosa questione della legalizzazione di queste sostanze: su un campione di 1.000 giovani under 35, ben l'85% si è infatti dichiarato favorevole alla liberalizzazione della cannabis e, più in generale, delle droghe leggere.

Di sicuro laddove le droghe leggere sono quasi liberalizzate come in Olanda, non c’è stato un incremento drammatico dei consumi, almeno stando ai dati EUDA.

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La mappa del consumo nel “vecchio continente”

I numeri diffusi dalla EUDA, che hanno messo a confronto 29 nazioni del “vecchio continente”, delineano dunque questo controverso primato italiano. Con il già citato 21,5% di consumatori, l'Italia mette tra sé e il resto della truppa una distanza notevole: ad esempio, la Spagna è al 19,4%, la Francia al 18,9%, la Repubblica Ceca al 18,1%, la Germania al 17,7%. Già la seconda posizione, dunque, è indietro di oltre due punti percentuali.

Allargando lo sguardo all'intero contesto europeo, la cannabis si conferma come la sostanza psicoattiva più diffusa tra le nuove generazioni: nella fascia 15-24 anni il consumo riguarda il 18% dei ragazzi (pari a circa 8,6 milioni di persone), mentre considerando l'arco d'età fino ai 34 anni la percentuale si attesta al 15,3%, coinvolgendo complessivamente 15,4 milioni di individui.

Le statistiche dell'agenzia europea mettono, inoltre, in luce una marcata disparità di genere, con un tasso di utilizzo da parte dei maschi che risulta mediamente doppio rispetto a quello femminile.

Le tesi a supporto del “Sì”

Nel conseguente dibattito sviluppatosi sui social del portale, gli argomenti dei sostenitori del "Sì" si concentrano soprattutto sul contrasto alla criminalità e sulla sicurezza dei consumatori. Tra i commenti più significativi si legge, infatti, che “legalizzare la cannabis è l'unico modo concreto per togliere risorse alle mafie e restituire entrate fiscali allo Stato”, mentre qualcun altro osserva che “regolamentare il settore permette di avere prodotti controllati e certificati, evitando le sostanze nocive tagliate male che si trovano nel mercato nero”.

In tanti, poi, sottolineano il pragmatismo di un’eventuale scelta del genere, affermando che “i divieti non hanno mai fermato il consumo, quindi continuare a ignorare la realtà serve solo a lasciare il monopolio della vendita nelle mani degli spacciatori”.

Il fronte del “No” punta sulla tutela della salute

Sul versante opposto, seppur in forte minoranza (15%), chi si schiera contro tale apertura motiva la propria posizione richiamando l'esigenza di tutelare la salute pubblica e prevenire le dipendenze in età giovanile.

Tra i commenti lasciati dagli utenti contrari alla liberalizzazione emerge proprio la preoccupazione che la legalizzazione possa alterare la percezione del rischio: un utente dichiara, ad esempio, che “rendere legale la sostanza rischia di far passare il messaggio sbagliato che consumare cannabis sia del tutto privo di pericoli, banalizzando gli effetti sullo sviluppo psicofisico dei ragazzi”.

Altri, invece, evidenziano principalmente la necessità di concentrare gli sforzi sulle politiche educative, affermando che “lo Stato non dovrebbe lucrare o facilitare l'accesso alle sostanze, ma investire maggiormente nella prevenzione e nel sostegno psicologico ai giovani”. La discussione evidenzia così come, accanto alla spinta maggioritaria verso la riforma, rimanga vivo un confronto articolato sui modelli di tutela della popolazione giovanile.