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Marighela, dal web all'uncinetto

Lei è una 39enne di Treviglio che, dopo 15 anni di consulenze per grandi aziende, è rimasta senza lavoro e ha deciso di dare forma alla sua seconda vita: aprire un negozio di lana e filati nella sua città

- Saremo pure ingenui, ma una delle poche cose che non si possono negare sono i sogni. Così abbiamo pensato di andare alla ricerca di tutti quegli italiani che non si sono arresi alla crisi, ma hanno saputo rialzarsi e reinventarsi con successo. E ce ne sono. In molti hanno deciso di arrangiarsi trasformando i propri sogni in fonte di reddito. Di necessità virtù, appunto: è il titolo della rubrica di Tgcom24 che parla di chi, nonostante la difficile situazione economica, si è rimboccato le maniche. Se anche tu hai rischiato e ne sei uscito vincente: scrivi e racconta la tua esperienza.
 
Oggi vi raccontiamo di Marighela Conti, una quasi quarantenne di Treviglio che ha dato forma alla sua seconda vita da quasi un anno: aprire un negozio di lana e filati nella sua città. Un tuffo nel passato, quasi una riscoperta di quei mestieri antichi che sembrano essere stati dimenticati, come ad esempio lavorare all'uncinetto. E così, questa bergamasca tenace, complice la crisi e l'assenza di un colloquio di lavoro per diversi mesi, ha smesso di fare la consulente web (lavoto al quale si è dedicata per 15 anni)  per "rinchiudersi" nel suo mondo fatto di colori e tessuti. La Fileria... e le altre storie creative è il nome del suo negozio rigorosamente progettato da sola: "Io non sono più giovanissima - tiene a precisare - ma davvero tutto quello che sto costruendo è guadagnato e sudato a suon di sacrifici".

Marighela, dal web all'uncinetto

Dal web all’uncinetto, un passaggio insolito… come mai?
"Tutto è nato da una passione scoperta durante un lungo periodo di trasferta lavorativa sempre come consulente web. Ero da sola e dopo il lavoro per far fronte alla malinconia e alla solitudine ho dovuto trovarmi un passatempo...sui social ho trovato qualche gruppo di persone che lavoravano all'uncinetto e mi ci sono aggregata. Piano piano ho re-imparato da autodidatta e mi sono appassionata".
 
Hai provato a cercare altro prima di intraprendere il tuo nuovo percorso?
"Assolutamente sì, e per dirla tutta, per qualche mese ho avuto il piede in due scarpe. Nel senso che mentre cercavo di fare colloqui per il lavoro “storico” (in 5 mesi ne sono riuscita a fare solo 3) , cercavo le soluzioni per poter realizzare il mio piccolo sogno nel cassetto. Chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto la mia professionalità".
 
E ha vinto l'uncinetto...In che consiste precisamente il tuo lavoro?
"Amo stare con le persone e condividere con loro idee e soluzioni creative. L'idea originale era quella di aprire un semplice piccolo negozio (fisico, non un e-commerce e basta) offrendo alla gente anche la possibilità di imparare quest'Arte con dei corsi piu' o meno per principianti. Oltre alla lana e ai filati c'è l'intento anche di associare altre passioni creative, come la lavorazione della carta, timbri, colori, fustelle (che in gergo chiamano “scrapbooking” o “cardmaking” )...insomma un laboratorio creativo sia per adulti che per bambini".
 
La tua attività è partita da meno di un anno, come procede? Ti permette di essere autonoma?
"Ho avuto un pochino di “fortuna” perchè nel periodo prima della mia apertura avevano chiuso due botteghe come la mia piuttosto storiche della città. Per ora riesco a essere autonoma a livello di orari e di gestione del tempo, compatibilmente con il fatto che comunque è un negozio e devo rimanere aperta per lavorare. Economicamente è ancora presto per poterlo dire con sicurezza, visto che le spese sono comunque tante".
 
Lavori da sola o con soci?
"In negozio sono da sola e come “socio” morale ho mio marito, ed ovviamente la mia famiglia che ha creduto e crede in quello che ho voluto provare a realizzare".
 
Hai dovuto investire molti soldi?
"Non avevamo risparmi o una famiglia “ricca” dietro e la cosa piu' dura è stata proprio cercare risorse finanziarie e quindi “qualcuno” che “credesse” al mio progetto (che, tengo a precisare, non è ancora concluso nella sua realizzazione) ed ovviamente mi desse l'opportunità di realizzarlo. L'investimento in sè, se vogliamo metterlo a confronto con altre tipologie di attività, forse è anche stato meno oneroso di quello che si puo' pensare (intendo l'arredamento per il negozio, la merce acquistata come primo ordine, e il disbrigo delle pratiche per poter tirare su la saracinesca). Ma è e rimane un impegno e un sacrificio che stiamo facendo, perchè nessuno regala niente. Poi avendo lavorato per molti anni nel web ho sfruttato (e continuo a farlo ovviamente) questo canale sia con social network come la pagina Facebook , che con il blog che ho inserito all'interno del sito del negozio per farmi un po' di pubblicità".
 
Soddisfazioni e sacrifici: fammi un bilancio
"Beh, sacrifici sono davvero tanti, perchè come dicevo prima questo progetto nasce si dalla mia passione per questo materiale, ma anche dal fatto che  non riuscivo piu' a fare colloqui di lavoro nel mio “vecchio” settore e quindi è stata anche, in un certo senso, una scelta “forzata”. Sembra banale dirlo, ma la mia soddisfazione oltre al fatto che comunque faccio quello che mi piace (e non è assolutamente poco!!!!), me la danno le clienti che in questi pochi mesi di vita mi hanno scoperta e provano a lavorare con la mia lana e tornano soddisfatte. E poi i complimenti che mi fanno per come ho allestito il negozio – semplice, accogliente, chiaro e colorato (parole loro!) - e per come mi confronto con loro.
 
Se ti guardi indietro rifaresti questo percorso?
"Assolutamente sì. Forse con qualche accorgimento maggiore per partire con le spalle un po piu' coperte, ma per ora va bene".
 
Un consiglio a chi vuole/deve reinventarsi...
"Anche qui diro' una banalità, ma è crederci davvero e finchè non si vedono tutti i portoni chiusi, andare avanti a provare a realizzare quello che si vuole fare, soprattutto (ci tengo a precisarlo!!!) se non si hanno aiuti vicini come una famiglia imprenditrice o comunque con le proprie risorse. Insomma finchè c'è il barlume di una “candela”, sicuramente ci puo' esserci una speranza. Ripeto, nessuno regala niente e ma se ci riesci la soddisfazione è grande. E se poi invece va male, almeno non avrai mai il rimorso di dire “non ci ho provato!”.
 
 
 

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