Una protagonista volitiva, al centro di eventi più grandi di lei, tra omicidi, satanismo e turbe giovanili: nel suo romanzo d'esordio, Buio-My Land, Elena Peduzzi ( in arte Elena P. Melodia) non fa mancare nulla al pubblico che vuole concedersi un'avventura dark, giocata su un crescendo di tensione e di eventi che si connettono in una spirale di forte impatto drammatico. Partita dalla narrativa per ragazzi, il romanzo di Elena è salutato come la prima saga urban fantasy italiana.
Buio, infatti, è il primo capitolo di una trilogia che mischia suggestioni diverse miscelate in una scrittura pensata per il pubblico giovane ma che non nasconde il retroterra culturale dell'autrice. Nata a Verona, laureata in Lettere Classiche, Elena Peduzzi ha iniziato come correttrice di bozze; poi l'incontro professionale e sentimentale con l'autore Domenico Baccalario ha segnato la svolta.
Ecco cosa racconta a TgCom
Buio-My Land è il suo debutto nella narrativa ma anche una trilogia: come ha fatto a gestire al debutto una materia narrativa così vasta?
La mia è una storia unica, divisa in tre libri; una scelta, editoriale, adatta a dare un particolare ritmo alla storia e a garantire l'alternanza dei momenti. Sicuramente allo scrittore spetta gestire la distribuzione degli accaduti nei tre libri ed è un impegno importante ma da autrice ho concepito la storia in maniera unitaria e suddividerla è stata un'operazione spontanea che ben riflette la diversità dei tre testi.
Noir, urban fantasy, trhiller soprannaturale: molti si affannano a definire il genere. Lei?
Non ne sento il bisogno nè come autrice, nè come lettrice. Un libro è buono o meno a prescindere dal genere che, nel caso ad esempio del thriller, non è mai semplice definire in maniera univoca. L'esigenza di definire il genere appartiene forse agli editori che, nella vastezza del mercato, hanno bisogno di indirizzare il pubblico che magari non è molto pratico e ha bisogno di identificarsi, in libreria, in un prodotto riconoscibile.
Nel suo libro l'ambientazione non è definita. C'è una sorta di ibridazione che non aiuta a localizzare gli accaduti. Ha dichiarato di non aver voluto regionalizzare la storia ma non teme di avere perso l'occasione di contribuire a italianizzare il genere?
Ho preferito tale opzione ma non ha nulla a che vedere con la paura di un'italianizzazione del romanzo, essendo molto fiera anche del Paese in cui vivo. "Buio" è una narrazione che si addentra nell'individuo, mi dava fastidio legarla a uno scenario troppo riconoscibile. Non solo c'è l'assenza di precisi riferimenti geografici ma anche i nomi di oggetti, di marche sono banditi: tutto è neutro e asettico al fine di far emergere i profili dei personaggi rispetto al contesto che, se troppo connaturato, li prevaricherebbe. C'è uno sfondo ma è cupo, per permettere ai personaggi di essere liberi sulla scena; è come a teatro, la scenografia è minimale, per non legare le vicende a ricordi altri.
Il personaggio di Alma è complesso, è fragile ma compie anche scelte difficili. Si è ispirata a qualche eroina classica, ha scavato nel suo retroterrra accademico?
Quando studiavo ero affascinata dai sistemi monarchici, dittatoriali, dagli imperatori, dai re. Alma è sicuramente una ragazza al di sopra della media ma in quanto tale è sola come può essere solo un leader. E' controllata, regolatissima, gestisce un potere che non è politico ma deriva dalla bellezza, dalla carisma sugli altri. Sicuramente il paralello con i regnanti, le eroine, passa attraverso la gestione di un peculiare potere, ma anche dall'accettazione di una parabola dove il trionfo del grande passa attraverso la solitudine, la caduta.
L'amicizia nel suo libro gioca un ruolo importante ma passa anche attraverso dinamiche da branco, da affiliazione. Non le pare di proporre un lato deteriore di questo sentimento?
E' vero, e infatti la visione che ne do non è positiva. Il gruppo di Alma è un gruppo formale, stanno bene insieme ma non è una coesione di sentimento; come accade anche nella realtà spesso ci si aggrega riconoscendosi per delle somiglianze esteriori; si fa branco, o gregge, ma l'amicizia vera è un altra cosa, è "ti aiuto perchè ti sono amica" e non perchè siamo in un gruppo. Nel secondo libro la protagonista farà scelte anche in merito a questo e capirà che l'amicizia è un valore che va conquistato.
Il personaggio maschile, Morgan, appare nei momenti decisivi ma è defilato rispetto alla donna.
Bisogna considerare che Alma è un personaggio forte, ma individualista, freddo, poco espansivo. Le vicissitudini a cui va incontro le fanno capire che deve cambiare direzione e Morgan allora diventa rilevante nel demolire le sue certezze, la sua paura dell'amore, del contatto umano; da ombra, il personaggio maschile si fa corpo e anche l'amore, che nel primo libro è nascosto, esce fuori e diventa positivo.
Lavorava nell'editoria ma ha sempre desiderato fare la scrittrice: come è stato il passaggio alla narrativa di professione?
Bellissimo. Lavorando in una casa editrice, assistendo gli autori, ho spesso contribuito alla nascita dei libri ma pur conoscendo determinati aspetti non avevo mai lavorato alla creazione di un libro. Decisivo si è rivelato l'incontro con Pierdomenico, il mio fidanzato: stava a casa, rovistava nei cassetti e leggeva le cose che io scrivevo e che mai avrei pensato fossero pubblicabili. Poi abbiamo collaborato a due romanzi che sono usciti per Fanucci. Non ho più potuto smettere una volta cominciato. E' un lavoro bello, difficile, dove non mancano i momenti di crisi, di sconforto: la resa dei conti arriva alla fine, col giudizio degli editori e non mancano nemmeno i rifiuti. Con Fazi l'intesa è stata perfetta.
E' laureata in Lettere. Dimostra che si può fare altro che l'insegnante?
Sono stata molto criticata dai miei quando mi sono iscritta a lettera, mollando Giurispurdenza dopo un anno pur avendo fatto gli esami con buoni risultati. Ma ho capito che non era la mia vita così come insegnare non era la mia vocazione.Io credo che Lettere formi molto alla vita professionale; quello che si assorbe negli anni della formazione universitaria, dello studio, ha molto peso nell'ottica di quello che diventerai. Conta quello che diventi, non quello che sai.
Dove ha scritto il libro e quando ci regalerà il seguito?
Non ci sono certezze sulla data di uscita del secondo libro ma è auspicabile pensare che esca fra un anno, nel 2010.
Ho scritto in gran parte il libro nella città in cui vivo, Verona, ma ricordo l'inizio del lavoro, in campagna, a casa dei miei suoceri. Quando scrivo un libro, la storia arrivo anche a sognarla e una volta partito il processo di scrittura è indifferente dove io sia.
Ma quel pomeriggio in campagna, quella giornata bellissima dove ero lì, scrivevo accompagnata dal dormire cadenzato dei miei due cani, è indimenticabile.
Maria Rosaria Iovinella
