punto e a capo

Perché è riesplosa la protesta di piazza Tahrir?

Di Alfredo Macchi

25 Nov 2011 - 19:31
 © Ap/Lapresse

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Due provvedimenti presi dalla Giunta militare che governa il paese dalla caduta di Mubarak lo scorso febbraio hanno fatto infuriare molti egiziani: un progetto di legge costituzionale che rendeva immune da ogni controllo l’operato e il budget delle Forze Armate e la decisione di ammettere alle prossime elezioni anche i candidati legati al vecchio partito del Rais. Quando i primi manifestanti si sono radunati in piazza Tahrir, la scorsa settimana, erano pochi ma contro di loro le forze di sicurezza hanno usato le maniere dure. Questo ha scatenato l’indignazione e fatto scendere in piazza migliaia di altri dimostranti.

COME MAI CI SONO STATI COSI’ TANTI MORTI?
Le forze di sicurezza hanno cercato prima di sgomberare la piazza poi di proteggere il vicino Ministero dell’interno con ogni mezzo. Anche con l’utilizzo di pallottole di gomma e proiettili veri. Inoltre gli agenti sono stati affiancati da ex appartenenti al partito di Mubarak e dai Baltaja, gruppi di veri e propri delinquenti armati da sempre al servizio della polizia segreta per reprimere le opposizioni. Molte persone poi sono state colte da asfissia per l’impressionante uso di gas lacrimogeni.

E’ VERO CHE SONO STAI USATI GAS NERVINI?
Questo è quanto affermano molti medici che hanno curato gli intossicati e lo stesso Muhammed El Baradei, leader dell’opposizione e possibile primo ministro di un governo di salvezza nazionale. I militari smentiscono ma promettono un’inchiesta. Certamente si è trattato di gas molto potenti, capaci di bloccare la respirazione e far perdere i sensi. Anche di uccidere per soffocamento soprattutto i bambini.

CHE COSA SUCCEDERA ORA IN EGITTO?
Le elezioni previste per lunedì si svolgeranno regolarmente. E’ il primo turno per scegliere il nuovo parlamento ma a causa di un meccanismo elettorale molto complesso che prevede altre due giornate di voto a dicembre e gennaio mentre i risultati si sapranno solo a marzo. Poi si dovrebbe votare per l’elezione del Presidente entro giugno. I dimostranti però chiedono prima le dimissioni del maresciallo Tantawi, capo del Consiglio Supremo Militare e ritenuto responsabile della repressione delle manifestazioni e colluso con il vecchio regime.

NEI PROSSIMI GIORNI TORNERA’ LA CALMA?
E’ impossibile dirlo. I dimostranti non vogliono lasciare piazza Tahrir senza garanzie su un reale cambio di governo. Anche l’organizzazione dei Fratelli Musulmani, molto forte, potrebbe aderire alle manifestazioni dalle quali fin’ora si è tenuta in disparte. Si va al voto quindi in un clima difficile. L’Egitto resta una polveriera pronta ad esplodere in qualsiasi istante almeno fino a quando non ci sarà un governo forte, eletto dal popolo e riconosciuto da tutti.

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