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Perché Fiat è uscita da Confindustria?

07 Ott 2011 - 21:16
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 © LaPresse

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Perché come spiega lo stesso Marchionne nella lettera spedita a Emma Marcegaglia "Fiat è impegnata nella costruzione di un grande gruppo internazionale con 181 stabilimenti in 30 paesi" e "non può permettersi di operare in Italia in un quadro di incertezze che la allontanano dalle condizioni esistenti in tutto il mondo industrializzato". Marchionne si riferisce al fatto che Confindustria e sindacati hanno detto bellamente che se ne infischieranno delle possibilità introdotte dall’art.8 della manovra finanziaria approvata il 16 settembre con cui vengono introdotti nel sistema dei rapporti sindacali ampi margini di flessibilità e continueranno ad applicare solo l’accordo interconfederale siglato il 28 giugno.

DA UN PUNTO DI VISTA PRATICO COSA SIGNIFICA?
Significa che Fiat vuole avere mano libera nella gestione dei rapporti sindacali, senza tener conto degli accordi fatti da Confindustria. Marchionne vuole applicare in pieno le possibilità offerte dall’art.8, il che gli consentirebbe di derogare ampiamente alle norme previste dai contratti nazionali collettivi di lavoro e soprattutto otterrebbe quello che lui chiama “il controllo degli impianti”, cioè una gestione dei turni di lavoro più efficiente e adeguata al mutare delle condizioni del mercato e ampia flessibilità su assunzioni, part-time e cassa integrazione da concordare eventualmente solo coi rappresentanti della fabbrica.

PER GLI OPERAI DELLA FIAT COSA CAMBIA?
Sarà applicato il modello Pomigliano-Mirafiori-Grugliasco e non ci sarà più il contratto Federmeccanica-Confindustira ma quello dell’azienda. Questo per chi sta in fabbrica implica per esempio: 18 turni settimanali (24ore per 6 giorni) di otto ore; 120 ore di straordinario obbligatorio, contro le 40 attuali; vietato mettersi in malattia nei giorni in cui è proclamato uno sciopero, o meglio se il lavoratore si mette in malattia non viene retribuito per i primi tre giorni come non è retribuito chi sciopera (norma anti assenteisti); pausa mensa a fine turno con riduzione dell’orario a 30 minuti, contro i 40 attuali; introduzione delle 3 pause da dieci minuti invece delle attuali 2 da venti; divieto di sciopero nelle ore di straordinario.

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