A Raiuno non ci sono i bottoni. Forse non c’è nemmeno la stanza. C’è solo una narcotica coazione a ripetere. Prendete questo “Lasciatemi cantare” (mercoledì sera Raiuno al posto del disastroso Sgarbi). Spacciarlo come un “talent” d’alto bordo è una paraculata. In realtà, trattasi di una mutazione genetica tra “Ciak si canta” e “Ballando con le stelle”: i vip che si sfidano l’un l’altro in gare canore per pochi euro da mettersi in saccoccia e ancorchè affiancati da vocal coach professionisti sono un’idea vecchia come il cucco. Le canzoni stonate e la giuria (presentatori stracotti, starlette di terz’ordine, perfino Gloria Guida, sogno erotico adolescenziale) deflagrano in una tristezza infinita. Ghini, Conticini, Pannofino ( ha ragione Dipolina su Repubblica: più che a Buscaglione somiglia a Smaila), la Satta, Laura Barriales e Fanny Cadeo, popputa amazzone emersa dalle nebbie degli albori di Striscia: sono tutti spettri vagolanti tra l’insostenibilità della sagra paesana e la sfuggevolezza del buon gusto. Perfino la figura di Gianni Boncompagni messo lì come un fool del teatro elisabettiano, evidentemente per dare un sussulto all’insieme, diventa puro ornamento.