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Salva Roma, il decreto della discordia: ecco cosa prevede la norma (e come tutti ci guadagnerebbero)

Il passaggio dei debiti di Roma allo Stato sembra un aiuto alla Raggi ma in realtà è un modo per far risparmiare tutti i contribuenti

Salva Roma, il decreto della discordia: ecco cosa prevede la norma (e come tutti ci guadagnerebbero)

Molti in questi giorni parlano del famigerato decreto "salva Roma" perché sta facendo vacillare il governo. Ma di cosa tratta questo decreto? E' davvero una norma ad hoc per aiutare il sindaco Raggi o davvero porta benefici alla collettività? La risposta arriva dall'analisi del testo messo a punto dai tecnici del Ministero dell'Economia.

Pagare meno interessi - L'obiettivo del "salva Roma", detto in soldoni, è pagare meno interessi sui debiti con le banche. E per farlo si è pensato di trasferire il debito del Campidoglio direttamente nelle mani del Mef, un creditore molto più solido rispetto alla Capitale, e che è in grado di andare a trattare con le banche degli sconti sugli interessi. Un po' come farebbe un buon padre di famiglia andando a surrogare il proprio mutuo strappando condizioni migliori.

Ed è questo passaggio di competenza del debito che viene visto come una sorta di "aiuto" al sindaco Raggi. Peccato però che attualmente quello stesso debito di cui si parla, circa 12 miliardi di euro, sono già in parte sotto bilancio statale. Questo perché nel 2010 per evitare il crack di Roma, il governo decise di istituire una gestione commissariale di quella montagna di debiti. In pratica una società, al cui capo c'è un commissario nominato dal governo, che ogni anno riceve 500 milioni di euro (300 dal Mef e 200 dal Campidoglio) per pagare interessi e quota capitale di quel debito monstre.

Ma anche questa gestione sembra diretta verso un vicolo cieco: alle attuali condizioni del debito quei 500 milioni di euro annui presto non saranno più sufficienti a coprire tutte le spese. Già dal 2022 la società potrebbe non essere in grado di pagare i debiti.

La soluzione del "salva Roma" - Il decreto "salva Roma" prevede quindi di far cambiare "proprietà" ad una parte del debito della Capitale. Si tratta di un prestito obbligazionario emesso nel 2004 (sindaco dell'epoca Walter Veltroni) di 1,4 miliardi a cui si devono aggiungere 2,2 miliardi di interessi con scadenza 2048. Ebbene, se questo debito che il Mef già paga con la gestione commissariale passasse direttamente sotto l'ombrello dello Stato allora potrebbe rinegoziare e ottenere anche un risparmio per tutti, non solo i romani.

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