PARLA L'EX PREMIER

Pd, Renzi: "No ai giochini, la parola crisi non la voglio sentire"

"Non si può tornare al linguaggio della prima Repubblica, il lavoro del governo va difeso e incoraggiato", ha detto l'ex premier ai parlamentari della sua mozione congressuale. Il Quirinale: "Vicenda chiusa"

06 Apr 2017 - 19:15

"Non si può tornare al linguaggio della prima Repubblica. La parola crisi di governo non la vogliamo sentire pronunciare. Questi sono giochini da prima Repubblica". Lo ha detto Matteo Renzi, incontrando i parlamentari della sua mozione congressuale all'indomani della nomina di Salvatore Torrisi alla commissione Affari Costituzionali del Senato. "Il lavoro del governo va difeso e incoraggiato", ha aggiunto l'ex premier.

Ad aggravare le tensioni all'interno della maggioranza dopo l'elezione di Torrisi hanno contribuito anche dallo scontro verbale tra il leader di Ap, Angelino Alfano, e il reggente del Pd, Matteo Orfini. "Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo, lo dica chiaro", ha affermato il ministro degli Esteri.

Renzi: "E' improbabile chiedere che si rivoti" - "Dell'elezione del presidente della commissione Affari costituzionali interessa poco agli italiani. Non voglio sottovalutare quello che è un atto di scorrettezza istituzionale e politica", ha proseguito Renzi. "La vicenda della prima Commissione è grave e avrà conseguenze. E' improbabile chiedere che si rivoti".

Al Pd: "Tocca a elettori Torrisi fare una proposta" - "Noi abbiamo fatto proposte e ci hanno detto di no. Questo fronte del no che ora è maggioranza ci farà proposte" sulla legge elettorale, ha dichiarato ancora Renzi.

Ai suoi: "Facciamo squadra" - L'ex premier ha poi lanciato un appello ai parlamentari della sua mozione: "Non è vero che sono tutti uguali, che l'Italia non è riformabile, noi siamo quelli che vogliono portare più avanti l'asticella dei diritti. Abbiamo una bella squadra, facciamo squadra".

Il Quirinale: "Caso chiuso" - Dopo le parole di Renzi, per il Colle quella dell'elezione di Torrisi è comunque una "vicenda chiusa". Tanto che al Quirinale non è mai nemmeno arrivata l'annunciata richiesta di incontro con il Capo dello Stato da parte del Pd. In ogni caso, ribadisce il Quirinale, il presidente della Repubblica non interviene nelle dinamiche parlamentari e ha assoluto "rispetto del Parlamento".