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Marine Le Pen "benedice" lʼipotesi di un governo targato Lega e M5s: "Se lo vuole Salvini è la soluzione giusta"

"Tra i due partiti ci sono differenze anche profonde, ma credo che entrambi condividano il desiderio di restituire agli italiani la libertà di decidere"

Ha piena fiducia in Matteo Salvini ed è convinta che l'eventuale accordo con i Cinquestelle in vista del governo, se voluto dal leader leghista, è probabilmente una buona soluzione per il nostro Paese. Nella sua intervista in esclusiva a Matrix, Marine Le Pen parla della politica italiana a 360 gradi ma affronta anche il tema del terrorismo e le profonde trasformazioni della Francia.

Madame Le Pen, cosa significa per lei il successo in Italia della Lega, un partito che è vostro alleato in Europa e con il quale condividete tante battaglie e tanti valori politici?
Rappresenta una grande speranza. Tutte le ultime elezioni ci mostrano che i Paesi, uno dopo l'altro, stanno girando le spalle all'Unione europea, all'immigrazione di massa e alle politiche di austerità imposte da Bruxelles. La vittoria della Lega ci permette di sperare che alle future elezioni europee potremo tornare a difendere di nuovo i nostri popoli e le nostre nazioni contro questa schiacciasassi che è diventata l'Europa. Noi Siamo la bestia nera dell'Unione europea.

La Lega potrebbe formare un governo con il Movimento 5 stelle: cosa ne pensa di questo partito?
Ho fiducia totale in Matteo Salvini perché conosco l'uomo convinto ed onesto che è. Se considera che è utile per l'Italia fare un accordo con i Cinquestelle allora è probabilmente la buona soluzione. Certamente ci sono differenze anche profonde su certi argomenti tra i Cinquestelle e la lega ma credo che condividano questo desiderio di restituire agli italiani la libertà di decidere per loro stessi. Recuperiamo le chiavi delle nostre nazioni poi suo dettagli tra partiti si troverà un accordo.

La Lega, da partito del nord, è diventata un partito nazionale traendo esempio proprio dal Front National. Nel frattempo, voi avete annunciato di voler abbandonare il nome Front National e mutarlo in Rassemblement national. Perché questo cambiamento?
Un partito politico è un organismo vivente, un partito non deve essere statico sennò non risponde alle aspettative nei suoi confronti. Vogliamo diventare un partito di governo, non solo un partito di opposizione, unire tutti i francesi che pensano che le opzioni che difendiamo sono le buone e che domani devono arrivare al potere.

Vuole ancora uscire dall'euro?
I francesi ci hanno detto “abbiamo paura del referendum perché è una sorta di salto nel vuoto. Allora gli proponiamo di recuperare la nostre sovranità un passo dopo l'altro. Bisogna ritrovare la gestione delle frontiere. Ci sono decine di milioni di persone che oggi aspettano di venire in Europa, l'emergenza non è finita come dice qualcuno, è solo iniziata. Poi bisogna rimettere le leggi nazionali sopra le direttive europee. Quando termineremo questo processo torneremo ad affrontare la problematica della moneta unica che, bisogna dirlo, mostra ogni giorno di essere un fallimento totale.

Lei è stata contestata durante una recente marcia contro l'antisemitismo a Parigi. Può chiarire la posizione del suo partito in merito a questo aspetto così di attualità in Francia?
La posizione del Front national è estremamente chiara: noi lottiamo contro l'antisemitismo, siamo stati i primi e per molto tempo i soli a dire ai nostri compatrioti: ebrei attenzione sta montando un’ondata antisemita legata al fondamentalismo islamico. Me lo rimproverano tutte queste organizzazioni di estrema sinistra che hanno contestato la mia presenza perché loro sono il sostegno dei fondamentalisti, trovano delle giustificazioni all'estremismo.

Crede che la Francia stia vivendo una nuova emergenza terrorismo?
Fino a quando si lasceranno dei soggetti schedati come potenziali terroristi camminare sul nostro territorio, fino a quando si lascerà la nazionalità francese a chi è pronto a prendere le armi contro il nostro Paese allora andremo di attentato in attentato, di commemorazione in commemorazione. Ma oggi diciamo stop A Carcassone un colonnello di gendarmeria, un eroe, un Resistente si è alzato e ha detto stop e ha pagato con la sua vita. Penso che la sua morte abbia innescato qualcosa nello spirito di tanti francesi che chiedono ora al governo di agire, di smettere di parlare e basta. Agire ora. Perché non possiamo più aspettare.

Parliamo di Nicolas Sarkozy, sospettato di aver ricevuto finanziamenti illeciti dalla Libia nella campagna elettorale del 2007. Accuse che hanno destato clamore anche tra noi italiani, dato che siamo il Paese che forse sta pagando di più le conseguenze dell'instabilità seguita alla fine di Gheddafi.
Lascio fare alla giustizia il suo lavoro. Se fosse reale è estremamente grave perché non si tratta solo del finanziamento illegale di una campagna elettorale ma dello scatenamento di una guerra, dell'eliminazione di un capo di stato. Si tratta di un affare di stato e come tale va trattato, perché sapevamo che la conseguenza sarebbe stata una destabilizzazione pesante della Libia con effetti collaterali per tanti Paesi e soprattutto il crollo della protezione che rappresentava la Libia dinanzi alla pressione migratoria proveniente da questa regione.

E che giudizio ha di Macron?
Penso che Macron sia il simbolo di questa società senza radici dove si vuole che le persone non abbiano valori, una società che crea precarizzazione, instabilità. E' fondamentalmente un ultraliberale, un globalista della domenica, che si oppone al concetto di nazione e alle protezioni e alle sicurezze che offrono l’appartenenza ad una nazione.

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