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Fico, oggi nuovo incontro con M5s-Pd e poi da Mattarella | Martina vuole trattare ma renziani frenano

Il Partito Democratico vicino a una scissione. Ma anche la base dei 5s mal digerisce il possibile accordo coi Dem. Alle 11 il secondo round di consultazioni

Fico, oggi nuovo incontro con M5s-Pd e poi da Mattarella | Martina vuole trattare ma renziani frenano

Dopo 24 ore di pausa, un secondo giro di colloqui a Montecitorio: è quanto ha deciso Roberto Fico, presidente della Camera, incaricato dal capo dello Stato di esplorare un'eventuale alleanza tra M5S e Partito democratico. In queste ore le due formazioni hanno riflettuto per capire se ci si possa sedere a un tavolo. Ma il Pd di Martina sembra tirarsi fuori.

Alle 11 toccherà al Pd e alle 13 ai 5Stelle. Lo schema è lo stesso del primo giorno, ma i tempi sono ridotti, visto che il mandato affidatogli da Sergio Mattarella scade proprio nella stessa giornata. Fico, che molto probabilmente andrà a riferire al capo dello Stato nel pomeriggio, non vuole lasciare nulla di inesplorato e tenterà di far convergere le due anime politiche su una stretta cerchia di temi. Si parlerà quindi di un programma o punti di programma per verificare se ci sono degli spunti positivi da portare all'esame del presidente della Repubblica.

Il Pd al bivio, i renziani dicono no ad accordo  - "Ci sono non poche possibilità di voto a ottobre, purtroppo. Ma penso che sia una prospettiva da evitare, soprattutto perché pericolosa per il Paese". Lo dice il reggente del Pd Maurizio Martina alla vigilia dell'incontro con Fico. Ma i renziani alzano le barricate e chiedono che ogni decisione del Pd sia presa dalla direzione. Renzi ha sentito telefonicamente Maurizio Martina, con cui da qualche giorno si erano interrotte le comunicazioni. Non ha intenzione, assicura, di ritirare le dimissioni da segretario, come chiede Antonello Giacomelli. Ma sul governo le posizioni tra reggente ed ex leader sembrano ancora distanti. Martina vorrebbe un mandato a trattare, ma i renziani si preparano alla conta.

La convocazione di Roberto Fico viene vissuta dai pasdaran del "no" come un ulteriore tentativo di fare pressione sul Pd, perché apra. Così come viene mal digerito lo spauracchio delle urne e il fatto che Martina. Ma finché Renzi non prende posizione pubblicamente, il fronte "governista" guidato da Martina e Franceschini continua a sperare di ingrossare le proprie fila e ottenere un mandato ad aprire una trattativa. Ma i due "partiti" stanno entrando in rotta di collisione: il rischio vero se si andrà alla conta in direzione, afferma un dirigente "moderato" vicino all'ex leader, è una frattura in due del Pd. E tra i duri c'è chi mette in conto una scissione dei renziani per un nuovo progetto.

La data della direzione non è ancora fissata: dovrebbe essere il 2 maggio ma si deciderà giovedì sera, in base al percorso indicato da Mattarella, al quale i Dem, attraverso Fico, faranno pervenire la richiesta di più tempo.

Di Maio tace, preoccupa la reazione della "base" - L'accordo con il Pd continua a mietere un certo fastidio nella base pentastellata, più benevola nei giorni in cui il capo politico Luigi Di Maio aveva spalancato il forno della Lega. "Meglio al voto, no al Pd!", è ancora oggi - dopo la selva di proteste pubblicate lunedì - il primo commento di un militante sul blog al post in cui Di Maio celebra il 25 aprile. Su una cosa, infatti, il M5S e il Pd sembrano perfettamente comparabili: il problema di far "digerire" alle rispettive basi un simile accordo. E per farlo, a prescindere dalla buona riuscita o meno dell'operazione, "ci vuole un po' di tempo", ammettono dai vertici pentastellati.

L'accordo con il Pd passa anche dalla blindatura della premiership per Di Maio. Fico si dedicherà soprattutto all'ascolto dei partiti e si limiterà a parlare di contenuti e programmi, non di nomi o cariche. E, al momento, l'impressione è che il M5S non abbia alcuna intenzione di fare un passo indietro con un socio numericamente di minoranza. Anche se c'è chi, nel Movimento, comincia a vedere con criticismo la rigidità di Di Maio su Palazzo Chigi. "Finalmente si parla di temi. Il nostro leader è il programma e lo sarà sempre", sottolinea Luigi Gallo sottolineando uno dei concetti chiave del Movimento delle origini.

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