Umberto Bossi, dalle canottiere ai gestacci: gli anni di politica "dura" del fondatore della Lega
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Ha introdotto in politica concetti come il federalismo e la difesa delle identità locali. È stato ministro ed europarlamentare. Nel 2004 è stato colpito da un ictus
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Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord, è morto. Il "senatur", come era conosciuto, si è spento a 84 anni all'ospedale di Circolo di Varese dov'era stato ricoverato mercoledì. Nato nel 1941 a Cassano Magnago, nel Varesotto, ha fondato prima la Lega Lombarda e poi nel 1989 a Bergamo la Lega Nord. È stato ministro per le Riforme fino al 2004. L’11 marzo di quell'anno venne colpito da una crisi cardiaca che gli causò un ictus e una paresi. Umberto Bossi è rimasto un riferimento per il mondo leghista pur non avendo più un ruolo attivo nel partito.
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La Lega Nord è diventata presto un movimento di massa basato su idee come il federalismo, la critica allo Stato centrale e la difesa delle identità locali. Il suo linguaggio diretto e spesso provocatorio lo rende molto popolare tra gli elettori ma anche oggetto di forti polemiche. Negli anni ’90 diventa protagonista della scena politica nazionale, alleandosi con Silvio Berlusconi e contribuendo alla nascita del centrodestra moderno. Ricopre incarichi di governo, tra cui quello di ministro per le Riforme istituzionali. In quegli anni la Lega si afferma come forza capace di influenzare equilibri parlamentari e governi, tra alleanze e rotture che segnarono profondamente la politica italiana.
Bossi è stato il principale promotore dell'idea di "Padania", una macro-regione del Nord per la quale spingeva anche verso forme di autonomia fiscale. La sua retorica, spesso sopra le righe, ha contribuito a costruire un’identità politica forte, fatta di simboli e mobilitazioni come i raduni di Pontida. Nel corso degli anni, però, il suo percorso è stato segnato anche da tensioni interne e cambi di strategia, passando da spinte secessioniste a posizioni più pragmatiche nei confronti del governo. La sua figura è rimasta centrale anche per il carattere e i toni diretti e conflittuali, tali da renderlo uno dei leader più noti della Seconda Repubblica.
Nel 2004 un grave ictus ne limita l’attività politica, pur senza allontanarlo completamente dalla scena. Si dimette da ministro e opta per un posto all'Europarlamento, per poi tornare nell'esecutivo Berlusconi nel 2008. Negli anni successivi emergono scandali finanziari che coinvolgono la Lega, indebolendo la sua leadership. Vittima di quello che definì "un complotto" organizzato dalla "Roma farabutta", il 5 aprile 2012 lascia la guida del partito, aprendo la strada a una nuova fase sotto Matteo Salvini. Nonostante il ridimensionamento, Bossi resta una figura simbolica del movimento leghista.Nonostante il progressivo ridimensionamento, continua a essere una figura simbolica per il movimento, mantenendo un ruolo di riferimento per la base storica.
Con la morte di Umberto Bossi scopare uno dei protagonisti più discussi della politica italiana. La sua eredità politica è ancora oggi oggetto di dibattito: per alcuni è stato il padre del federalismo italiano, per altri un protagonista divisivo della storia recente del Paese. La sua storia politica resta indissolubilmente legata alla trasformazione della Lega e agli equilibri della Seconda Repubblica. Con le sue battaglie identitarie, le partecipazioni al governo, gli slogan iconici come "La Lega ce l'ha duro" urlato a Pontida nel '91, e l'immancabile sigaro il "senatur" ha segnato un'epoca.