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Doppio mandato, Conte smentisce: "Grillo non ha minacciato di lasciare il Movimento"

Mentre imposta la campagna elettorale di un partito che punta a essere "il terzo polo, il campo giusto", l'ex premier è alle prese con i rebus interni

conte m5s
Ansa

Alta tensione nel Movimento 5 Stelle sulle deroghe ai mandati.

Per Beppe Grillo il limite è un muro da non abbattere, è "la luce in fondo alle tenebre", come ha detto nei giorni scorsi, facendo intendere chiaramente di non condividere neanche la manciata di eccezioni al vaglio di Giuseppe Conte, come quelle per il presidente della Camera Roberto Fico, la vicepresidente del M5s Paola Taverna e l'ex capo politico Vito Crimi (meno chance avrebbe l'ex ministro Alfonso Bonafede).

 

La delicatezza del momento si intuisce anche dalle smentite alle voci secondo cui il garante avrebbe detto al leader, nel corso di un colloquio telefonico, di essere pronto a lasciare il Movimento se fossero concesse anche solo poche deroghe. "Tra me e Beppe Grillo - ha chiarito Conte in una nota - non c'è stata alcuna telefonata martedì sera e quindi nessun aut aut. Smentisco categoricamente tutte le indiscrezioni in merito". "Fake news" quelle sull'aut aut è la versione arrivata anche da fonti vicine al comico genovese.

 

Mentre imposta la campagna elettorale di un partito che punta a essere "il terzo polo, il campo giusto", Conte deve quindi risolvere vari rebus interni. Solo poche ore prima aveva spiegato che il limite dei due mandati "non è un diktat", assicurando di "condividere" il principio e aggiungendo però che "è una situazione complicata, una fase in cui alcune esperienze gioverebbero molto al Movimento". La riserva, ha detto ancora l'ex premier, sarà sciolta "a breve".

 

E' il dossier più delicato che lo attende giovedì al rientro a Roma, dopo qualche giorno in Puglia "per ricaricare le batterie". Chi conosce bene Grillo sostiene che stia lavorando a una soluzione, pur ricordando che il garante è comunque legalmente proprietario del simbolo nonché dei domini internet del Movimento. Un elemento non secondario. La dinamica, è una delle interpretazioni avanzate da parlamentari vicini al garante, potrebbe essere quella del "poliziotto buono e poliziotto cattivo": Conte, in sostanza, sotto pressione da un buon numero di veterani che premono per non restare fuori dalle liste, alla fine si gioverebbe della sponda di Grillo davanti a un partito in fibrillazione ormai da tempo.

 

Comunque vada la vicenda dei mandati, ci sarà una sacca di scontento in un partito che, secondo stime che circolano all'interno, rischia di doversi accontentare di una trentina di seggi, un quinto scarso dei 162 attuali. Ad ogni modo, ha sottolineato Lorenzo Borrè, l'avvocato dei ricorsi contro il M5s, poiché il limite dei due mandati è una regola etica "accettata al momento dell'iscrizione al partito", per il via libera alle deroghe "sarà ineludibile la preventiva modifica del codice etico, che è parte integrante dello Statuto".

 

Un altro fronte aperto è quello delle parlamentarie. I tempi sono stretti, servirebbe una consultazione online rapida. Si starebbe lavorando a una soluzione di mediazione, sulla falsa riga delle elezioni europee del 2019, quando si usò la piattaforma Rousseau per selezionare i candidati, dando la possibilità all'allora capo politico Di Maio di scegliere i capilista. Pochi si sorprenderebbero, a questo punto, se fosse anche l'occasione per il ritorno in campo di un ex di peso come Alessandro Di Battista, che nel 2013 fu eletto deputato nel Lazio per il Movimento, da cui è uscito l'anno scorso in dissenso con il sostegno al governo Draghi.

 

Si stanno intensificando i suoi interventi sui social, dove abbondano i commenti dei nostalgici che lo esortano con messaggi del tipo: "Torna a combattere con noi". Conte, ospite della trasmissione tv Filorosso, ha spiegato che si confronterà con lui, "perché è un po' che non ci sentiamo". E ha avvertito che, con il nuovo corso, il Movimento non è quello che Di Battista conosceva da vicino: "Se lui vuole tornare, deve inserirsi in questa struttura. Non c'è più la decisione di alcuni singoli sull'indirizzo politico, tutto passa da un percorso più strutturato e razionale".

 

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