LE CONSEGUENZE

Berlusconi condannato: ora è incandidabile

Così dice la legge Anticorruzione approvata nel 2012. Ora in Senato scatterà la procedura per deliberare la decadenza dal mandato. Ma per lui non si apriranno le porte del carcere

28 Ago 2013 - 14:45
 © Ansa

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Dopo la sentenza della Cassazione, Silvio Berlusconi diventa incandidabile e il Senato viene chiamato a deliberare sulla sua decadenza dalla carica. Questa è la conseguenza non tanto della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, quanto di un decreto legislativo del 2012. Quella norma, più nota come legge Anticorruzione, dice infatti che, in caso di condanna definitiva, la decadenza dalla carica va deliberata dalla Camera di appartenenza.

La legge infatti, passata anche con l'appoggio del Pdl, parla chiaro: se sopravviene una condanna definitiva durante il mandato di parlamentare, la Camera di appartenenza deve deliberare ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione, che disciplina la sopravvenuta ineleggibilità e incompatibilità ("Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità"). Questo significa che la Giunta per le Immunità, in questo caso del Senato, si deve riunire e decidere, dopo aver avviato l'istruttoria del caso e aver ascoltato la proposta del relatore. Toccherà poi all'Aula dire la parola definitiva con il voto segreto, se questo verrà richiesto da almeno 20 senatori.

Stavolta il leader del Pdl non può più contare sull'aiuto della prescrizione, come accadde in altri processi come quello della corruzione giudiziaria di David Mills o del magistrato Vittorio Metta nel lodo Mondadori. Questa volta c'è una condanna definitiva, sulla quale la legge non lascia possibilità di scampo. "A tal fine - dice l'articolo 3 della legge Anticorruzione - le sentenze definitive di condanna emesse nei confronti di deputati o senatori in carica sono immediatamente comunicate, a cura del pubblico ministero presso il giudice indicato nell'articolo 665 del codice di procedura penale, alla Camera di rispettiva appartenenza".

Ma per Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale (reato la cui pena massima è 6 anni) a 4 anni di reclusione per la vicenda Mediaset, è determinante anche l'articolo 1 dell'Anticorruzione. La norma dice che "non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore" coloro che hanno riportato "condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione, per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, determinata ai sensi dell'articolo 278 del codice di procedura penale" (per il caso di Berlusconi è la lettera c dell'articolo 1 che conta).

Quindi non solo Berlusconi è a rischio di decadenza dall'attuale mandato di senatore, ma diventa non più candidabile. A prescindere dalla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici.

Niente carcere
- Certo, Berlusconi non farà neanche un giorno di carcere, beneficio che gli viene assicurato dalla sua età (ha superato i settant'anni): al massimo sarà posto ai domiciliari per un anno. Ma sulla sua incandidabilità non si vede via d'uscita: qualsiasi sia l'esito del ricalcolo effettuato dalla Corte d'appello di Milano.

Il presidente della Giunta per le immunità in Senato: "Non potrà comunque essere candidato" - "Il decreto legislativo che dà attuazione alla legge Anticorruzione è chiaro - dice il presidente della Giunta per elezioni e immunità del Senato, Dario Stefano di Sel -. E' ineleggibile in Parlamento per sei anni chi, come Berlusconi, abbia riportato condanne definitive e pene superiori a due anni di reclusione".

E Stefano conferma anche che "questa incandidabilità è indipendente dalla pena accessoria dell'interdizione ai pubblici uffici". "In applicazione dello stesso decreto legislativo - riprende - la sentenza ha prodotto la sopravvenuta incandidabilità di Berlusconi da senatore". Mentre sulla decadenza da parlamentare del leader Pdl ci sarà comunque bisogno di un voto di Palazzo Madama, dopo una "istruttoria" in Giunta, che potrebbe concludersi non prima di settembre.

"Non appena la Corte di Cassazione ci avrà notificato la sentenza, la Giunta esaminerà il caso, anche ascoltando Berlusconi, se lo richiedesse, e formulerà il suo parere per l'Aula che voterà poi sulla decadenza", ha spiegato Stefano. Sul tavolo della Giunta, convocata per mercoledì prossimo, c'è già il caso Berlusconi, dopo che M5s ne aveva chiesto la decadenza per effetto di una legge del 1957, mai finora applicata , che gli chiuderebbe le porte del Parlamento come titolare di concessioni pubbliche attraverso Mediaset.