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Alla Camera la prima fiducia al governo Gentiloni ma M5S e Lega disertano il voto

Il premier presenta il suo esecutivo "gentile" e cita anche un brano di Luigi Tenco

Alla Camera la prima fiducia al governo Gentiloni ma M5S e Lega disertano il voto

Il governo Gentiloni incassa la fiducia dell'aula di Montecitorio. I sì al nuovo esecutivo, espressi dopo le dichiarazioni programmatiche del premier, sono stati 368, i no 105. Mercoledì in programma il voto di fiducia nell'aula di Palazzo Madama: dopo la discussione generale seguirà la replica del presidente del Consiglio, quindi le dichiarazioni di voto e infine la prima "chiama" dei senatori.

Il discorso con cui il neo premier, Paolo Gentiloni, presenta il suo governo e chie la fiducia all'aula di Montecitorio non ha avuto "intoppi" o contestazioni. A far andare via tutto liscio è stata anche l'assenza in Aula dei partiti che maggiormente contestano questo governo e cioè Lega e Movimento 5 Stelle. L'unica contestazione da segnalare è stata l'esposizione di qualche cartello a discorso finito da parte dei deputati di Fratelli d'Italia ("Al voto subito!") e di uno striscione dei leghisti (con il primo articolo della Costituzione) tolto dai commessi.

Gentiloni si è presentato in modo deciso, con una traccia dei prossimi interventi, non negando quale sia la genesi del suo esecutivo, ma senza calcare la mano. E il perché lo spiega in replica: vuole rasserenare il clima. Anche perché - ha spiegato - "il Parlamento non è un social network". Ma è chiaro perché si presenta alle Camere, è per la sconfitta referendaria del suo partito: "... se stasera sono qui... è perché l'abbiamo riconosciuta" spiega citando la nota canzone di Luigi Tenco.

Il premier traccia a grandi linee le priorità: il lavoro, la ripresa economica che c'è ma è ancora debole, il Mezzogiorno, il dibattito europeo sui migranti (tra i primi impegni del nuovo governo) e gli interventi per il terremoto. L'Aula di Montecitorio segue e accompagna con qualche applauso. Poi Gentiloni, in replica, si fa più "appuntito" e stigmatizza la scelta di non essere in aula dei pentastellati: li definisce "i superpaladini della centralità del Parlamento che nel momento più importante della vita parlamentare non ci sono".

Poi ringrazia: "Concludo ringraziando i colleghi, anche dell'opposizione, che hanno condiviso almeno una necessità: farla finita con questa apparentemente inarrestabile escalation di violenza verbale. Il parlamento - sottolinea - non è un social network e ridando serietà al nostro dibattito contribuiamo a rasserenare il clima nel Paese e nelle famiglie del nostro paese".

Mercoledì la prova al Senato ma senza i verdiniani - Mercoledì ci sarà il voto di fiducia al Senato. I numeri ci sono e, almeno per quanto riguarda questa prima prova con il pienone dei grandi eventi, non ci dovrebbero essere grosse sorprese. L'addio di Denis Verdini alla maggioranza continua a tenere banco in Transatlantico, con i cronisti che ragionano sulle possibili aggiunte o defezioni, per scovare quale sia veramente la forbice tra la soglia minima dei 161 e quanto invece il nuovo governo Gentiloni potrebbe portare a casa. In realtà il problema, fanno notare alcuni parlamentari, non è il voto di mercoledì, ma quelli che ci saranno sui prossimi provvedimenti all'attenzione dell'esecutivo fresco di nomina.

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