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"M5s troppo vicino al Pd": ancora tensione tra Salvini e Di Maio | Ed è lite anche su deficit e Pil

Il leader del Carroccio: "Flat Tax, autonomia, sicurezza: dicono sempre no". Il capo del M5s: "Non è vero, è lui che ha preso troppo sul personale il caso Siri". Marcucci (Pd): "Dʼaccordo con Di Maio, niente alleanze con lui"

Dopo il botta e risposta di lunedì tra Salvini e Di Maio, con il primo che accusava il secondo di essere troppo vicino al Pd, e il secondo che invitava il primo a non prendere sul personale l'epilogo del "caso Siri", non si stempera la tensione nel governo. E il leader della Lega torna ad attaccare, parlando di "troppa sintonia, troppi accoppiamenti tra Pd e Cinquestelle", mentre il leader M5s ribadisce che l'alleato "è troppo irritato".

Il M5s rispedisce però le accuse al mittente: "Finora l'unico no è arrivato dalla Lega, lunedì, in commissione Difesa, sulla nostra legge per i sindacati militari. Avevamo presentato un emendamento per inserire il principio che i contenziosi fossero attribuiti al giudice ordinario, come accade per ogni lavoratore. La Lega ha votato no insieme a Pd e Forza Italia. Quindi l'unica sintonia emersa finora con il Pd si è vista con la Lega".

E anche dal Partito democratico arriva una secca smentita alle ipotesi di alleanza con il Movimento 5 stelle. "Per una volta sono d'accordo con Luigi Di Maio - scrive infatti su Twitter il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci -: non stringeremo mai un'alleanza con il Movimento 5 stelle".

"Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i Cinquetelle", pungola di nuovo il ministro dell'Interno, spiegando che però "inizio a notare troppi accoppiamenti fra Pd e M5s, troppa sintonia". E affonda: "No alla Flat Tax, no all'autonomia, no al nuovo decreto sicurezza, e magari riapriamo i porti: mi spieghi qualcuno se vuole andare d'accordo con il PD o con gli italiani e la Lega rispettando il patto".

Immediata la risposta di Luigi Di Maio, il quale sottolinea che "il Movimento 5 stelle vuole fare la Flat Tax, l'autonomia, un altro dl sulla Sicurezza ma sui rimpatri. I temi ci sono e si devono affrontare, ma da quando c'è stato il caso Siri la Lega l'ha presa sul personale. Sto chiedendo un vertice di governo, ma vedo un po' di irritazione".

Salvini però, durante un comizio, incalza nuovamente: "Il signor Di Maio lo venga a spiegare ai veneti e ai lombardi che si è rimangiato la parola data, perché io di parola ne ho solo una. Mi sembra invece che si siano un po' troppi no. I 'signor no' non costruiscono nulla, in Italia abbiamo bisogno di sì".

E a stretto giro, nuova replica del leader M5s: "Io e Salvini non siamo persone che tirano a campare. Questo momento di distanza non è legato alla campagna elettorale. Su alcuni temi lo marcherò sempre. Dopo il 26 maggio, anche in base ai risultato elettorale, dobbiamo metterci a lavorare alla nuova legge di bilancio, bisogna recuperare molte risorse e fare responsabilmente una serie di cose da giugno a dicembre per gli italiani. Spero che questa cosa dei mitra finisca perché dobbiamo fare cose concrete. Dopo le europee credo che la smetteranno".

E' lite anche su deficit e Pil - Dopo qualche ora, però, i due alleati tornano a stuzzicarsi: Salvini annuncia che, se serve, si può sforare il 3% del rapporto deficit/Pil, ma Di Maio invita ad evitare le sparate che fanno aumentare li spread. "Fino a che non arriveremo al 5% di disoccupazione - ribadisce però il leader leghista - in Italia spenderemo tutto quello che dovremo spendere. Se qualcuno a Bruxelles si lamenta ce ne faremo una ragione". Dichiarazioni che per il ministro del Lavoro sono "irresponsabili. Prima di spararle sul debito-Pil, mettiamoci a tagliare tutto quello che non è stato tagliato in questi anni di spese inutili, di grande evasione e di spending review anche per gli enti locali".

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