Igiene orale e sbiancamento dentale: come avere denti sani e più bianchi senza danneggiarli
Dalla rimozione della placca allo sbiancamento professionale: prendersi cura dei denti significa proteggere gengive e smalto, distinguendo la salute del sorriso dalla semplice ricerca del bianco
di Silvia Trevaini© Istockphoto
Lavarsi i denti per avere un bel sorriso? Certamente, ma è solo una parte della storia. La salute della bocca dipende da un equilibrio molto più complesso che coinvolge denti, gengive, saliva e microrganismi del cavo orale. E un sorriso molto bianco non è necessariamente sinonimo di una bocca più sana. La placca dentale è un biofilm microbico che si forma continuamente sulla superficie dei denti. Se non viene rimossa adeguatamente, può favorire carie e infiammazione gengivale; inoltre, una parte può mineralizzarsi formando tartaro, che non può più essere eliminato con il normale spazzolino e richiede l'intervento professionale. La gengivite rappresenta una forma reversibile di infiammazione gengivale, ma in persone predisposte e in presenza di determinati fattori di rischio la malattia parodontale può evolvere fino a interessare i tessuti che sostengono il dente. Il rapporto tra bocca e resto dell'organismo è inoltre oggetto di grande attenzione: particolarmente consolidata è l'associazione bidirezionale tra diabete e malattia parodontale. Per altre patologie sistemiche, comprese quelle cardiovascolari, è importante distinguere le associazioni epidemiologiche da un rapporto diretto di causa-effetto. L'OMS sottolinea anche che le malattie orali condividono con molte patologie croniche fattori di rischio come fumo, alcol e alimentazione ricca di zuccheri liberi. La vera cura del sorriso comincia quindi dalla salute. Solo dopo ha senso parlare di colore.
Igiene orale quotidiana: spazzolino e pulizia tra i denti fanno la differenza
La base rimane semplice: spazzolare i denti due volte al giorno per circa due minuti con un dentifricio al fluoro e pulire regolarmente gli spazi interdentali. Ed è proprio tra un dente e l'altro che lo spazzolino da solo incontra i propri limiti. Filo interdentale e scovolini permettono di raggiungere superfici difficilmente accessibili alle setole. Lo strumento migliore, però, dipende dalla conformazione degli spazi e dalle condizioni gengivali: lo scovolino, per esempio, può essere particolarmente indicato quando gli spazi interdentali sono più ampi o in presenza di problemi parodontali. Anche la tecnica conta. Spazzolare con forza non significa pulire meglio: una pressione eccessiva e movimenti aggressivi possono traumatizzare i tessuti. La tecnica più adatta può inoltre cambiare in presenza di recessioni gengivali, apparecchi ortodontici, impianti o altre condizioni. E il collutorio? Può essere utile in situazioni specifiche, ma non sostituisce la rimozione meccanica della placca. Alcune formulazioni antimicrobiche o fluorate possono avere indicazioni precise, da valutare in funzione del rischio individuale.
Igiene professionale: non serve soltanto a togliere le macchie
Anche chi mantiene una buona igiene domiciliare può sviluppare depositi di tartaro o avere aree difficili da raggiungere. La seduta professionale permette di rimuovere questi depositi e, quando necessario, pigmentazioni superficiali legate per esempio a caffè, tè o fumo. Ultrasuoni e strumenti manuali possono essere utilizzati in funzione delle necessità cliniche. Sistemi di air polishing con acqua, aria e polveri specifiche rappresentano un'altra possibilità per la gestione del biofilm e di determinate pigmentazioni superficiali. Ma attenzione a un equivoco frequente: pulizia professionale e sbiancamento non sono la stessa cosa. Dopo la rimozione di tartaro e macchie superficiali i denti possono apparire più puliti e luminosi, ma il loro colore naturale non viene necessariamente modificato. Lo sbiancamento, invece, utilizza agenti chimici per intervenire sulle molecole responsabili delle discromie. Anche la frequenza delle sedute di igiene non dovrebbe essere stabilita automaticamente ogni quattro o sei mesi. Dipende dal rischio individuale di carie e malattia parodontale, dalla quantità di tartaro, dalla presenza di impianti, dalle abitudini e dalle condizioni della bocca. Saranno odontoiatra e igienista dentale a stabilire l'intervallo più appropriato.
Sbiancamento dentale: cosa succede davvero al colore dei denti
Lo sbiancamento dentale professionale utilizza principalmente perossido di idrogeno o perossido di carbammide. Queste sostanze penetrano nei tessuti dentali e attraverso processi di ossidazione modificano le molecole responsabili delle discromie, rendendo il dente visivamente più chiaro. Prima del trattamento è fondamentale capire che cosa sta rendendo il dente più scuro. Le pigmentazioni superficiali possono essere rimosse almeno in parte con l'igiene professionale. Le alterazioni interne del colore richiedono invece una valutazione differente. Non tutti i denti, inoltre, rispondono allo stesso modo e soprattutto corone, faccette e otturazioni non si sbiancano come il dente naturale. Questo è importante, per esempio, quando sono presenti restauri sui denti anteriori: schiarire i denti circostanti può rendere più evidente una differenza cromatica precedentemente poco visibile. Prima di iniziare è quindi consigliabile verificare lo stato di denti e gengive. Carie, infiammazioni e problemi di sensibilità devono essere valutati prima di inseguire il colore.
Sbiancamento dal dentista o a casa: qual è la differenza?
Esistono protocolli professionali eseguiti in studio e trattamenti domiciliari prescritti e controllati dall'odontoiatra, per esempio attraverso mascherine personalizzate nelle quali viene inserito il gel sbiancante. Il trattamento domiciliare professionale agisce generalmente in maniera più graduale, mentre quello eseguito in studio utilizza protocolli che permettono di ottenere un cambiamento in tempi più rapidi. Spesso si sente parlare di lampade LED o laser che “attivano” lo sbiancamento. È però più corretto non attribuire alla luce un ruolo indispensabile. L'agente sbiancante è il perossido; i sistemi professionali possono essere utilizzati con o senza sorgenti luminose a seconda del protocollo. L'effetto indesiderato più comune è la sensibilità dentinale temporanea; può comparire anche irritazione gengivale, soprattutto quando il gel entra in contatto con i tessuti molli. Concentrazioni maggiori possono aumentare questi disturbi. C'è poi un'importante particolarità europea. Nell'UE i prodotti sbiancanti che contengono o rilasciano più dello 0,1% e fino al 6% di perossido di idrogeno sono destinati alla vendita ai professionisti dentali e, per ogni ciclo, il primo utilizzo deve avvenire da parte del professionista o sotto la sua diretta supervisione; inoltre non devono essere utilizzati sui minori di 18 anni.
Dentifrici whitening e kit fai-da-te: non tutto ciò che “sbianca” fa la stessa cosa
È qui che il marketing può creare maggiore confusione. Un dentifricio whitening non equivale a uno sbiancamento professionale. Molti dentifrici sbiancanti agiscono soprattutto attraverso sostanze abrasive che aiutano a rimuovere le pigmentazioni superficiali. Possono quindi rendere il sorriso visivamente più pulito, ma questo meccanismo è diverso dallo sbiancamento chimico effettuato con perossidi. Esistono anche strisce e gel sbiancanti contenenti perossidi a concentrazioni compatibili con la vendita al consumatore secondo le normative del Paese. L'efficacia varia in funzione della formulazione e dell'indicazione. Più cautela meritano invece i rimedi diventati popolari online: carbone, limone, bicarbonato utilizzato aggressivamente o altre preparazioni casalinghe. “Naturale” non significa innocuo per lo smalto. L'ADA segnala che per i prodotti a base di carbone, per esempio, non ci sono prove sufficienti di un beneficio sbiancante accompagnato da adeguate garanzie di sicurezza ed efficacia. Il rischio è paradossale: cercare denti più bianchi utilizzando sostanze troppo abrasive o acide e finire per danneggiarne la superficie.
Dopo lo sbiancamento: come mantenere il risultato
Lo sbiancamento non modifica il colore dei denti per sempre. Con il tempo nuove pigmentazioni possono accumularsi e il risultato può progressivamente attenuarsi. Fumo e consumo frequente di bevande fortemente pigmentanti possono contribuire alla formazione di nuove macchie. Molto più importante di inseguire una rigida “white diet” è quindi mantenere nel tempo una buona igiene orale e seguire le indicazioni ricevute dopo il trattamento. Anche il desiderio di mantenere il bianco non dovrebbe portare all'uso continuo di prodotti aggressivi. Un dente sano possiede una propria tonalità naturale e più bianco non significa automaticamente più sano. È probabilmente questo il concetto più importante dell'intero articolo: lo sbiancamento può migliorare l'estetica del sorriso, ma non cura carie, gengivite o parodontite e non sostituisce prevenzione e controlli odontoiatrici.
Prima la salute, poi il colore
Prendersi cura della bocca significa andare oltre l'estetica. Rimuovere regolarmente placca e biofilm, pulire gli spazi interdentali, utilizzare il fluoro e sottoporsi ai controlli indicati aiuta a preservare denti e gengive nel tempo. Lo sbiancamento può essere un trattamento estetico efficace quando viene eseguito con indicazioni corrette e prodotti appropriati. Ma dovrebbe arrivare dopo la salute orale, non al suo posto. Il sorriso ideale, in fondo, non è necessariamente quello più bianco. È quello nel quale estetica e salute riescono a convivere.
