Depurazione condivisa, energie efficienti e supporto a progetti sociali: la produzione del Prosciutto di San Daniele dà forma a un modello in cui ogni risorsa viene valorizzata
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Nel cuore del Friuli-Venezia Giulia, il Prosciutto di San Daniele costruisce da oltre vent’anni un modello produttivo basato su innovazione, responsabilità e valorizzazione delle risorse. Un modello che non considera la sostenibilità come una risposta alle sfide del presente, ma come parte integrante della propria identità produttiva. L’economia circolare è il fulcro di questa visione: ciò che un tempo era uno scarto oggi diventa una nuova risorsa, generando efficienza e valore per l’intero territorio.
Uno degli esempi più avanzati riguarda la gestione delle acque: il Consorzio coordina un sistema collettivo di depurazione dei reflui industriali che tratta ogni anno 285.000 mc di acqua, prima che venga reintrodotta in natura . Nel tempo, la rete è stata ampliata e ottimizzata, introducendo controlli periodici e pretrattamenti negli stabilimenti per ridurre consumi e sprechi. È una gestione condivisa che permette di preservare una risorsa fondamentale per l’ambiente e per il territorio.
Accanto all’acqua, un progetto pionieristico riguarda il recupero di sale e salamoie, scarti inevitabili della lavorazione. È stato realizzato il primo impianto del settore capace di trasformare questi residui in materiali valorizzabili tramite filtrazione, separazione e concentrazione. Grazie al nuovo impianto, inaugurato nel 2025, è possibile recuperare annualmente fino a 4.200 tonnellate di salamoia e 3.800 tonnellate di sale solido, destinatoa usi non alimentari come il disgelo stradale. Una scelta che unisce riduzione dell’impatto ambientale e ottimizzazione delle risorse.
Fondamentale è anche l’impegno sul fronte energetico: gli stabilimenti acquistano ogni anno collettivamente energia elettrica (27 milioni di kWh) e gas metano (2,3 milioni di Smc), investendo in tecnologie ad alta efficienza e in fonti rinnovabili per ridurre consumi ed emissioni. Sempre più aziende aderiscono inoltre a certificazioni ambientali volontarie, segno di un comparto in continua evoluzione.
Infine, il progetto Upcycle aggiunge una dimensione sociale all’economia circolare: ad oggi, già 1.000 mq di materiali promozionali dismessi del Consorzio sono stati trasformati da una sartoria trentina che favorisce l’inclusione lavorativa di persone fragili, creando shopper e accessori. Un esempio tangibile di come ambiente, comunità e impresa possano convergere in un unico percorso virtuoso.