Parmigiano Reggiano
© Parmigiano Reggiano
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Dal primo taglio dei foraggi alla visita in caseificio, il viaggio della filiera DOP racconta come biodiversità, clima e legame con il territorio rendono il Re dei formaggi un prodotto unico al mondo
Migliaia di forme allineate, in silenzio, per anni. È una delle immagini più riconoscibili del Parmigiano Reggiano DOP: i magazzini di stagionatura, dove ogni forma attende i 12 mesi minimi per essere controllata e poter poi diventare il "Re dei formaggi". Ma quel viaggio comincia molto prima di varcare la soglia del caseificio. Inizia nei campi, in un gesto antico e decisivo: il primo taglio.
Il primo taglio è il momento in cui i foraggi destinati alle bovine vengono raccolti per la prima volta nella stagione. Non è un'operazione meccanica, ma una scelta. Bisogna saper cogliere l'attimo giusto: troppo presto, l'erba non ha ancora espresso il suo potenziale nutrizionale; troppo tardi, si perde quella freschezza che è la base di un foraggio di qualità. Una decisione che richiede esperienza, lettura del territorio e capacità di interpretare la natura.
Quel gesto è il punto di partenza di tutta la filiera: dal foraggio nasce il latte, dal latte nasce il formaggio. Una catena che, secondo il Disciplinare DOP, non può essere spezzata né delocalizzata.
© Parmigiano Reggiano
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Tra il primo taglio e la qualità finale del Parmigiano Reggiano si gioca un equilibrio sottile. Il clima incide su quando sfalciare e su come si presenterà l'erba. I tempi – di crescita, di taglio, di essiccazione – determinano il valore nutrizionale del foraggio. La biodiversità dei prati, infine, è la firma più profonda del territorio.
Non a caso, il Disciplinare prescrive che almeno il 50% dei foraggi utilizzati provenga dall'azienda che produce il latte e che almeno il 75% sia di origine locale. Un vincolo che salda l'allevamento al suo territorio e rende impossibile riprodurre il modello altrove.
Uno degli elementi distintivi di questi territori si chiama prato polifita. Non monoculture, ma ecosistemi vegetali complessi: decine di essenze diverse – graminacee e leguminose – che convivono spontaneamente nei terreni della zona di origine, un'area di circa 10.000 km² tra Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova alla destra del Po e Bologna alla sinistra del Reno.
Questa varietà non è un dettaglio agronomico, ma il cuore della denominazione. Le specie vegetali sono strettamente legate alle condizioni pedoclimatiche dell'area e influenzano direttamente la flora microbica del latte crudo, l'ingrediente principale del Parmigiano Reggiano. È quella mediazione batterica – lasciata agire senza additivi né starter selezionati – a rendere il prodotto unico al mondo. Lo stesso latte, fuori da quei confini, darebbe un altro formaggio.
A rafforzare questa unicità c'è il divieto assoluto di alimenti fermentati e insilati nell'alimentazione delle bovine, scelto per non alterare la qualità batterica del latte e per non costringere a interventi correttivi nella stagionatura. Una rigidità che il Consorzio ha sempre difeso come garanzia di naturalità.
C'è un quarto elemento che, oggi più che mai, il Consorzio del Parmigiano Reggiano vuole condividere con il pubblico: l'esperienza diretta. Visitare un caseificio, assistere alla nascita delle forme, camminare lungo i corridoi di un magazzino di stagionatura: sono gesti che restituiscono al consumatore la dimensione reale di un prodotto che, dietro la sua semplicità apparente – solo latte, sale e caglio –, nasconde una filiera che coinvolge 2.103 allevatori, 287 caseifici e oltre 50.000 persone (dati 2025).
Aprire le porte è anche un modo per restituire valore a una storia che dura quasi mille anni e che ogni anno si rinnova. A guidare oggi quel patrimonio collettivo è Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio, ente nato nel 1934 con la missione di tutelare, difendere e promuovere il prodotto. Perché la qualità del Parmigiano Reggiano non è un punto di arrivo, ma una catena di scelte che parte dai prati e arriva al palato del consumatore.
In un'epoca in cui sempre più persone vogliono sapere da dove viene ciò che mangiano, il Parmigiano Reggiano risponde mostrandosi: nelle erbe del primo taglio e nei caseifici che si aprono ai visitatori, come avverrà durante Caseifici Aperti (23-24 maggio), .