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Con Laika Ecovip1 in Normandia e Bretagna

Sparita la frase: “Mamma, quanto manca?”

Più di 3.000 chilometri in camper valgono la pena di essere raccontati. Soprattutto se a bordo di questo sette metri ‒ il nostro Ecovip1 della Laika ‒ ci sono una giornalista, un medico e due bambini, che non hanno mai messo piede prima su un caravan. Perché può accadere che una vacanza in Normandia e Bretagna si trasformi in un’esperienza di vita per tutta la famiglia. Almeno questo è quel che è successo a noi.

Il camper Laika Ecovip1

Percorrere gli oltre 1.000 chilometri che separano Milano da Mont Saint Michel sulla nostra “nuova casa con le ruote” ‒ come l’hanno ribattezzata i bambini – significa guidare per quasi due giorni senza che questi ti chiedano nemmeno una volta: “mamma, quanto manca?”, come invece succede, regolarmente, durante i nostri spostamenti in auto. E già questo, i genitori lo sanno, vale il viaggio! E mentre, da una parte, ci ha permesso di svegliarci a pochi metri da uno dei luoghi più suggestivi del mondo, in prima fila davanti allo spettacolo della marea che avanzava sotto i nostri occhi, dall’altra ci ha fatto scoprire “il fantastico mondo” delle acque bianche, grigie e nere, ma per fortuna sul nostro camper ipertecnologico c’è un display con tanto di allarme per segnalarci quando era ora di svuotare o riempire i serbatoi.

Nei dodici giorni di vacanza ci siamo ritrovati, nella stessa giornata, prima sul molo di Cancale a mangiare una dozzina delle impareggiabili ostriche che hanno fatto la fortuna del paesino bretone, e poche ore dopo a cenare con un piatto di pasta al sugo fatto in casa ‒ anzi in camper ‒ mentre il resto della famiglia giocava a pallone sulla spiaggia di Dinard. È stato come partire per scoprire un nuovo angolo di mondo, senza però dover lasciare a casa il nostro. A dire il vero una carissima amica, figlia di camperisti doc, mi aveva avvisato: “il bello dei viaggi in camper è che la vacanza comincia subito, appena metti piede sulla scaletta per salire a bordo”. Sarà perché la nostra scaletta si apriva e chiudeva elettronicamente (un gioco, dunque), o sarà la fortuna dei principianti, ma aveva proprio ragione.

Nonostante la nostra totale inesperienza ‒ costata almeno due docce fredde a tutta la famiglia, prima di comprendere come accendere la pompa dell’acqua ‒ c’e’ voluto davvero poco per prendere confidenza col veicolo. Sia con la guida, affidabile e perfino scattante nonostante la stazza impegnativa, sia con la zona giorno, super accessoriata e decisamente spaziosa per 4 persone. Tanto che c’è costato tempo e fatica per convincere i bambini a rinunciare al loro letto a castello nell’unica notte in cui non abbiamo dormito in camper ma… in una casa sull’albero con vista oceano, vicino a Pampoil, sulla Costa del granito rosa. Ma questa è un’altra storia e non è il caso di raccontarla ora. La verità, in fondo, è che il segreto di una vacanza riuscita è il fatto di sentirsi come a casa. Se poi è a 4 ruote meglio ancora.

Laura Piva

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