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Usa, si è dimesso il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer

Era in disaccordo con la nomina appena annunciata del finanziere di Wall Street Anthony Scaramucci come capo della comunicazione. Il suo incarico sarà ricoperto da Sarah Sanders

Sean Spicer si è dimesso da portavoce della Casa Bianca. Lo riferiscono media americani. La decisione sarebbe stata presa dopo la rottura con il presidente Trump per la nuova nomina del direttore della comunicazione, Anthony Scaramucci, finanziere di Wall Street. L'incarico era vacante dalle dimissioni di Mike Dubke, presentate a maggio, e il ruolo da allora era stato ricoperto ad interim da Spicer.

Cade quindi un'altra testa nell'amministrazione Trump. Dopo sei mesi in cui è stato il volto della Casa Bianca, Sean Spicer lascia il ruolo di portavoce, secondo i media in disaccordo con la nomina appena annunciata del finanziere di Wall Street Anthony Scaramucci come capo della comunicazione.

Le dimissioni sono un altro impiccio per l'amministrazione del presidente repubblicano Donald Trump, sulla graticola per le indagini sulle presunte interferenze russe nelle elezioni americane e collusioni tra Mosca e lo staff di Trump (il cosiddetto Russiagate). Spicer, che ricoprirà l'incarico sino alla fine di agosto e poi sarà sostituito dalla vice Sarah Sanders, ha twittato: "E' stato un onore e un privilegio servire Trump e questo meraviglioso Paese". E Trump, in una nota, lo ha ringraziato per il suo lavoro.

Spicer non è la prima persona a "saltare" in questi sei mesi di gestione Trump. Tra esse, anche il direttore delle comunicazioni Michael Dubke, che aveva lasciato il team a maggio nel corso di un vociferato (e ora in corso) rimpasto del suo settore. Prima, a gennaio la ministra della Giustizia Sally Yates era stata silurata perché in disaccordo sul "travel ban". Poi era toccato al generale Michael Flynn, dimessosi da consigliere nazionale per la sicurezza a causa dei suoi contatti con i russi. Infine (ma la lista non è esaustiva), il capo dell'Fbi James Comey, silurato mentre indagava sul Russiagate.

La parola d'ordine per spiegare gli addii è stata spesso "disaccordo", e pare sia così anche nel caso di Spicer. Questi si era infatti espresso con forza con Trump contro la nomina dell'impresario newyorkese Scaramucci come direttore della comunicazione, ruolo che Spicer stava ricoprendo "ad interim" in parallelo a quello di portavoce e cui secondo i media aspirava in via definitiva. Ma è stato inascoltato. Il New York Times ha riferito che il presidente ha chiesto a Spicer di restare nel team della comunicazione, ma la risposta è stata chiara: La nomina di Scaramucci "è un grave errore".

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