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Strage di Orlando, Omar Mateen controllava Facebook mentre sparava per accertarsi che il web parlasse di lui

Dalle indagini emerge il profilo del killer del Pulse: aveva problemi mentali ed era diventato dipendente dagli steroidi

Strage di Orlando, Omar Mateen controllava Facebook mentre sparava per accertarsi che il web parlasse di lui

Omar Mateen, l'autore della strage di Orlando, guardava i video dell'Isis, compresi quelli con le decapitazioni, e ne parlava con i colleghi di lavoro. Lo raccontano fonti del governo e del congresso degli Stati Uniti informate dall'Fbi circa le indagini sull'attacco al Pulse, locale frequentato dalla comunità Lgbt in cui è avvenuta la strage. Mateen avrebbe anche confessato ad alcune persone di voler diventare un martire. Intanto la Cia smentisce il "legame diretto" tra l'attentatore e le organizzazioni terroristiche. Come poi riferisce la Cnn, il killer scambiava sms con la moglie durante il suo attacco al club gay di Orlando ma non è chiaro tuttavia se la donna fosse consapevole di quanto stesse accadendo. Mentre sparava agli ospiti presenti del locale, consultava poi i suoi account social per cercare le parole "Pulse" e "shooting" e accertarsi così che in Rete si parlasse già del suo folle gesto. Mateen ha usato Facebook anche per verificare la posizione degli agenti dell’Fbi, temendo che potessero irrompere da un momento all'altro.

Mateen voleva diventare martire - La scoperta che Mateen guardava i video dell'Isis è una delle prove che ha spinto il direttore dell'Fbi, James Comey, a dire che l'assalitore si era "radicalizzato". Fonti a conoscenza delle informazioni condivise da Comey e dal direttore del Centro dell'antiterrorismo nazionale, Nicholas Rasmussen, con i membri della Camera hanno detto che Mateen aveva annunciato ai colleghi di voler diventare "un martire". Secondo due fonti che hanno partecipato all'incontro, Mateen avrebbe detto ai colleghi che "se l'Fbi facesse irruzione in casa e uccidesse mia moglie e mio figlio, sarei libero di diventare martire in un'operazione". 

Le indagini partite nel 2013 - Questi e altri commenti di Mateen (incluso quello di aver ottenuto una macchina da un altro 'martire', riferendosi probabilmente a Moner Mohammad Abusalha, attentatore suicida statunitense) spinsero i colleghi, nel 2013, ad allertare lo sceriffo, che avvisò l'Fbi. Il Federal Bureau lanciò una "indagine preliminare", durata poi dieci mesi, ovvero sei mesi in più delle indagini standard, per la difficoltà degli agenti a comprendere la pericolosità di Mateen.

La dipendenza dagli steroidi - Altre prove emerse dalle indagini raccontano di un uomo con problemi mentali, diventato dipendente dagli steroidi, di cui abusava per migliorare le sue prestazioni nel sollevamento pesi, uno dei suoi hobby. L'Fbi sta inoltre interrogando i testimoni che affermano di aver più volte visto Mateen all'interno del Pulse e verificando la possibilità che l'attentatore cercasse effettivamente di avere rapporti omosessuali o se volesse solo conoscere il locale in vista di un attentato. Gli inquirenti lavorano anche alla pista della radicalizzazione in Arabia Saudita, dove andò apparentemente in pellegrinaggio nel 2011 e 2012. 

La lista dei sospetti - James Comey ha difeso la decisione dell'Fbi di porre fine alle indagini su Mateen nel 2013, dopo che l'uomo ammise con gli agenti di aver detto quelle frasi perché era arrabbiato con i colleghi, che lo tormentavano in quanto musulmano. Si trattava, almeno in parte, di menzogne, visto che, per esempio, la macchina che diceva di aver comprato da un "martire" l'aveva avuta da un parente. Secondo alcuni membri della Camera che hanno partecipato all'incontro, però, l'Fbi aveva indizi sufficienti per continuare a indagare su Mateen e per tenerlo nella lista dei probabili terroristi. Le informazioni sulla sua permanenza nella lista dei sospetti non arrivarono mai alle autorità della Florida, che gli rinnovarono la licenza come guardia giurata lo scorso agosto, come del resto ogni anno, dalla prima domanda consegnata nel 2007 per lavorare con la G4S Secure Solutions.

Il porto d'armi - Mateen aveva due licenze che gli permettevano di portare con sé due armi in qualsiasi momento. Quando è entrato nel locale di Orlando, nella notte tra sabato e domenica, aveva un fucile d'assalto e una pistola Glock, armi che non poteva portare al lavoro, mentre la pistola che usava al lavoro l'aveva lasciata in macchina. Nell'assalto Mateen ha ucciso 49 persone, prima di essere ammazzato nel raid delle forze speciali.

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