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Polonia, le proteste contro lʼabolizione dellʼaborto

Migliaia di donne sfilano per le strade vestite di nero in segno di lutto per i loro diritti riproduttivi

"Black Monday": è stato un lunedì nero questo per le donne polacche che, vestite in total black in segno di lutto, hanno sfilato per le strade di tutta la Polonia contro la proposta di legge che abolirebbe in maniera definitiva l'aborto. Non solo marce, ma anche uno sciopero totale: niente lavoro, niente faccende domestiche, niente università. La "protesta nera" - CzarnyProtestsi - è estesa in tutto il mondo: tante donne hanno dimostrato solidarietà alle polacche con cartelli, manifesti e striscioni. Anche alcuni uomini hanno partecipato alle marce.

Black Monday, la protesta delle donne polacche contro lʼabolizione dellʼaborto

Le organizzatrici della marcia si sono ispirate a quella delle donne islandesi di 41 anni fa, nel 1975: queste ultime avevano lasciato i loro bambini a nonne o papà, avevano deciso di non lavorare e solamente di marciare, causando un totale black-out del Paese. Loro lottavano contro la discriminazione nei luoghi di lavoro e, grazie alla protesta, hanno ottenuto una legge che garantisse uguali diritti per uomini e donne.

Questa è solo una delle proteste delle donne polacche: anche il primo ottobre erano scese in piazza vestite di nero, con striscioni che portavano la scritta: "Stop ai fanatici al potere".

La legge contestata - che potrebbe essere varata dal parlamento di Varsavia con la maggioranza assoluta del partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynsk - abolirebbe del tutto l'aborto in Polonia e equiverrebbe l'embrione a una persona. Già ora il Paese è uno dei più rigidi dell'Unione Europea in merito. Le donne, infatti, possono abortire solo se sono state stuprate - ma anche in questo caso entro la dodicesima settimana ed esclusivamente se il colpevole conferma la violenza - in caso di malformazione del feto, in caso di incesto o quando la gravidanza rischia di mettere in pericolo la vita della madre. Disposizioni dell'attuale legge, che risale al 1993.

Se la legge dovesse essere approvata, le donne che decidono di abortire rischiano 5 anni di prigione. E anche i medici che decidessero di eseguire l'operazione finirebbero dietro le sbarre. La preoccupazione è che anche l'aborto spontaneo possa essere investigato.

La manifestazione si è estesa in tutto il mondo. Ci sono state marce anche a Berlino, Belfast, Dusseldorf. A Bruxelles, invece, circa 200 persone, rigorosamente vestite di nero, hanno protestato di fronte agli uffici del Parlamento Europeo, mostrando striscioni con la scritta: "No all'abolizione dell'aborto".

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