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Lo scontro tra Iran e Occidente passa anche dall'allarme ambientale lanciato dalle autorità della Repubblica islamica per una chiazza di petrolio osservata a largo dell'isola di Kharg, nello Stretto di Hormuz. Lo sversamento, inizialmente stimato con una estensione di circa 50 chilometri quadrati, non ha ancora un'origine chiara, ma ci sono già accuse incrociate tra Teheran ed Europa. Secondo il parlamentare iraniano Jafar Pourkabgani, la chiazza sarebbe stata causata "da residui di petrolio e acque di zavorra provenienti da petroliere europee e che sono stati scaricati in mare, danneggiando l'ambiente marino". Ma per l'ong ambientalista Conflict and Environment Observatory (Ceobs), potrebbero essere le infrastrutture petrolifere iraniane ad aver causato la fuoriuscita di greggio.
In precedenza, la società Orbital Eos che monitora le fuoriuscite di petrolio, ha analizzato alcune immagini satellitari condividendo i risultati con il New York Times. "Sebbene le infrastrutture offshore nell'area potrebbero essere una potenziale fonte, al momento non siamo in grado di identificare un punto di origine definitivo o di attribuire la fuoriuscita a una causa specifica", spiegano dalla società. Moussa Ahmadi, capo della Commissione energia del parlamento iraniano, ha dichiarato all'agenzia di stampa Isna che "finora non vi è stata alcuna segnalazione ufficiale che confermi" perdite dalle infrastrutture petrolifere iraniane dovute a problemi di capacità di stoccaggio. Alcuni media, tra cui Fox News, hanno ipotizzato che le infrastrutture offshore della Repubblica islamica potrebbero essere sotto pressione a causa del blocco navale statunitense, ostacolando la capacità di Teheran di esportare o immagazzinare greggio. Il Ceobs ha sottolineato che le ultime osservazioni dallo spazio mostrano che lo sversamento si è "molto ridotto" rispetto alla sua estensione iniziale.
