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Pakistan, tutto pronto per le elezioni: tre candidati uccisi in pochi giorni

Cittadini chiamati a rinnovare il Parlamento. Tre partiti principali a contendersi i 342 seggi disponibili

Pakistan, tutto pronto per le elezioni: tre candidati uccisi in pochi giorni

Il 25 luglio 2018 ci sono le elezioni politiche in Pakistan. Questa la data in cui i cittadini verranno chiamati alle urne. Sono tre i partiti principali a contendersi i 342 seggi del Parlamento: Lega Musulmana del Pakistan; Partito Popolare Pakistano; Movimento per la Giustizia del Pakistan. Non è stato di certo un avvicinamento facile al voto, data l'uccisione di ben tre candidati nelle ultime due settimane.

Popolo alle urneIl mandato dell'attuale Parlamento e delle Assemblee provinciali è scaduto a fine maggio e, come dice la Costituzione del paese, il voto deve per forza essere fissato entro i 60 giorni successivi. Così si è deciso di far votare i cittadini pakistani proprio il 25 luglio.

La corsa è apertaSi tratta di elezioni molto importanti. Un vero e proprio banco di prova per il partito attualmente al governo, dato che il leader ed ex primo ministro Nawaz Sharif è stato condannato a 10 anni di carcere per corruzione. Inoltre, la Corte Suprema ha anche stabilito che non potrà ricoprire cariche pubbliche per il resto della sua vita. A contendersi i 342 seggi disponibili ci sono principalmente tre partiti: la Lega Musulmana del Pakistan, messa a dura prova proprio dalla condanna dello stesso Sharif; il Partito Popolare Pakistano e il Movimento per la Giustizia del Pakistan.

Lacrime e sangueIl tutto arriva dopo una campagna elettorale non facile, a causa dell'uccisione di ben tre candidati nel giro di pochi giorni. L'ultimo della lista è Ikramullah Gandapur, candidato del Movimento per la Giustizia del Pakistan, morto il 22 luglio in un attacco suicida rivendicato dai pakistani talebani. Precedentemente due uccisioni in 48 ore. Il 13 luglio, Mir Siraj Raisani, candidato deputato provinciale, per un attacco bomba da parte dell'Isis durante un comizio. L'11 luglio, Haroon Bilour, del Partito nazionale Awami, per un altro attentato rivendicato dai pakistani talebani.

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